Il professor Elio Borgonovi, fondatore del Cergas Bocconi e decano degli economisti sanitari, in un lungo editoriale su Mecosan commenta un servizio di Report del giugno 2025 sullo stato di avanzamento delle PNRR per quanto riguarda Case ed Ospedali di Comunità; il titolo è eloquente ed efficace nella messa a nudo delle crticità del Piano elencate dal professore. Ecco una sintesi dei punti chiave.
- "..era facile prevedere che sarebbe stato relativamente facile costruire o ammodernare muri" [..] "mentre sarebbe stato praticamente impossibile trovare i professionisti per popolarli" e risolvere "il problema di come convincere/incentivare i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta a svolgere parte della propria attività nelle nuove strutture".
- E' stata poco sottolineata l’irrazionalità del modello adottato per rispondere a un’esigenza razionale e reale, quella di potenziare le cure primarie e di portare i servizi verso i pazienti (salute di prossimità) [...] Che senso ha promettere strutture aperte 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 senza tener conto anche del problema di sicurezza dei professionisti nelle ore notturne?
- Le funzioni rilevanti delle case di comunità riguardano la prevenzione, la presa in carico di condizioni di cronicità, l’erogazione di prestazioni infermieristiche e mediche programmabili o di complessità relativamente bassa [...] per tutte queste funzioni è sufficiente un’apertura dalle 8 alle 18-20.
- ..le case di comunità come strutture fisiche non sono idonee a risolvere i problemi delle popolazioni che vivono in aree interne o che comunque sono disperse sul territorio. Pensare a finanziare strutture fisiche è stato ed è un errore logico in una società nella quale da decenni ormai si parla di dematerializzazione.
- Bisognava "evitare quella che può essere definita come “illusione della razionalità” e si è tradotta nella definizione di standard strutturali, tecnologici e di personale che rappresentano soluzioni rigide, ma soprattutto non possono e non potranno essere rispettati nei prossimi anni per carenza di professionisti".
- Sarebbe stato possibile definire soluzioni più flessibili" e "più utile rafforzare i collegamenti a rete tra professionisti e strutture già esistenti con moderne tecnologie nelle aree interne e con popolazione dispersa, dare attuazione con opportuni stimoli alle norme relative alle aggregazioni funzionali territoriali o forme associative e cooperative di medici, infermieri e altri professionisti".
- Purtroppo, ha prevalso la cultura, ancora troppo presente anche a livello di comunità europea, della facilità dei controlli [...]mentre era (e indubbiamente è) più difficile valutare la “qualità” nell’uso dei finanziamenti sulla base di indicatori di miglioramento delle cure primarie [...] per potenziare l’assistenza primaria e di prossimità.
- Il servizio di Report mette in evidenza la debolezza di fondo, quella di soluzioni “calate dall’alto” senza la verifica della fattibilità in gran parte del territorio nazionale. In effetti, le case di comunità funzionano in modo soddisfacente nelle regioni e nelle aree nelle quali esistevano esperienze precedenti di servizi diffusi sul territorio.
- “promettere ciò che non si può mantenere” [..] una trappola perché comunque infermieri e medici non potranno essere in numero sufficiente e si presta il fianco a una futura trasmissione nella quale saranno evidenziate ancora una volta le carenze.
Prima del Covid-10 il sociologo Giovanni Bertin, intrevenendo nel dibattito sulla riforma dell'assistenza primaria, paventava una “colonizzazione del territorio con la stessa cultura di governo utilizzata nella gestione dei sistemi ospedalieri". Questo rischio si sta avverando ed è all'origine del probabile flop delle CdC Hub che però, a ben vedere, era già evidente nell'architettura "ontologica" del PNRR/DM77.
La ragione d'essere e i limiti intrinseci di entrambi stanno proprio nel proposito di colonizzare il territorio con le logiche organizzative ospedaliere, che trova nei gettonisti della CdC la sua massima espressione e ambiguità: il gettonista svolge prestazioni su base attività oraria come il dipendente ma da libero professionista con partita IVA e senza vincoli con il SSN, mentre il medico a ciclo di scelta ha una relazione continuativa e personalizzata non prestazionale in regime parasubordinato vincolato e controllato in relazione alle norme dell'ACN.
Insomma si è perseguito uno svuotamento programmatico delle potenzialità di cambiamento delle riforme per l'imprinting dal paradigma ospedalocentrico dominante, incapace di andare oltre l'impostazione "top down" per aprirsi a sperimentazioni dal basso. Le criticità descritte dal professor Borgonovi sono un'evidente bocciatura delle CdC Hub. Solo con il finanziamento delle CdC Spoke, vale a dire le UCCP già previste dalla riforma Balduzzi del 2012 per garantire la continuità H12, si poteva realizzare una rete di prossimità, diversificata e funzionale, con una presenza attiva e non residuale dei medici di MG.
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