Ecco un approfondimento sulle sezioni del rapporto riguardanti la medicina generale e le cure primarie in Italia, che contiene dati significativi sull'efficacia dell'assistenza territoriale, nonostante finanziamenti inadeguati e invecchiamento della forza lavoro; il rapporto Ocse è stato diffuso contemporaneamente al DL Schillaci che vorrebbe riformare il profilo giuridico ed organizzativo del MMG, per evitare che le Case di Comunità restino sguarnite di professionisti sanitari (si veda il post precedente).
1. Carico di lavoro e personale medico
Nonostante l'Italia presenti una densità di medici superiore alla media UE (5,4 ogni 1.000 abitanti, circa il 25% in più), la medicina generale soffre di forti pressioni strutturali:
- Pazienti per medico: oltre il 50% dei medici di medicina generale (MMG) assiste un numero di pazienti superiore al limite massimo contrattuale di 1.500.
- Carenza di personale di supporto: a differenza dei medici, la densità di infermieri è di soli 6,9 ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% al di sotto della media UE, limitando il supporto operativo negli studi medici.
2. Efficacia del sistema di "Filtro" e Ospedalizzazioni Evitabili
Il sistema di assistenza primaria italiano si distingue per la capacità di gestire le malattie croniche sul territorio, evitando ricoveri impropri:
Primato UE: nel 2023, l'Italia ha registrato il tasso combinato di ricoveri ospedalieri per diabete, insufficienza cardiaca, asma e BPCO più basso dell'Unione Europea, pari a meno della metà della media UE.
- Studi associati: questo successo è favorito dall'organizzazione del lavoro: nel 2023, il 70% dei MMG operava in studi associati, migliorando la continuità e la qualità delle cure.
- Gestione del diabete: nonostante un'alta prevalenza della patologia, l'Italia detiene il tasso di ospedalizzazione per diabete più basso dell'UE.
3. Divario nel finanziamento pubblico e tempi di attesa
Un punto critico riguarda la copertura economica dei servizi ambulatoriali, che includono le prestazioni dei MMG e degli specialisti:
Sottofinanziamento: solo il 58% dei costi per i servizi medici ambulatoriali è coperto da fondi pubblici, una percentuale nettamente inferiore al 77% della media UE.
- Accesso al privato: la combinazione tra bassa copertura pubblica e lunghi tempi di attesa per le visite specialistiche spinge molti pazienti a rivolgersi a servizi privati a pagamento (pagamenti "out-of-pocket").
4. Digitalizzazione e Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE)
Il rapporto evidenzia progressi significativi nella digitalizzazione della medicina territoriale grazie ai fondi del PNRR:
Connettività: si stima che entro la fine del 2024 la quasi totalità dei medici di base sarà collegata al sistema.
- Copertura: il nuovo FSE 2.0 punta a coprire il 98% della popolazione, sebbene persistano disparità regionali nella preparazione digitale e nelle competenze dei cittadini.
5. Prescrizioni e appropriatezza: la sfida degli antibiotici
L'attività prescrittiva dei medici di base riflette una sfida persistente per la salute pubblica:
Consumo elevato: il consumo di antibiotici in Italia (23,1 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti) è superiore del 16% rispetto alla media UE.
- Qualità della prescrizione: solo circa la metà degli antibiotici prescritti appartiene al gruppo "Access" dell'OMS (quelli a minor rischio di sviluppare resistenze), un valore lontano dall'obiettivo del 65%.
6. Organizzazione territoriale e ASL
Il sistema si basa su una gestione decentralizzata dove le Aziende Sanitarie Locali (ASL) giocano un ruolo centrale:
Governance: le ASL gestiscono i bilanci e contrattualizzano i MMG per fornire assistenza primaria e preventiva.
- Gatekeeping: i medici di base e i pediatri fungono da filtro obbligatorio per l'accesso a visite specialistiche e cure ospedaliere, garantendo l'appropriatezza dei percorsi di cura.
CONCLUSIONI DEL RAPPORTO
La medicina generale è in declino a causa di disincentivi strutturali e dell’invecchiamento della forza lavoro
Mentre la densità complessiva dei medici in Italia è cresciuta di oltre l’1% all’anno nell’ultimo decennio, la densità dei medici di medicina generale (MMG) è diminuita di circa il 13% nello stesso periodo. Questa contrazione ha portato a un aumento del carico di lavoro: nel 2023, quasi il 52% dei medici di base si occupava di oltre 1.500 pazienti, il carico massimo stabilito dal contratto collettivo nazionale vincolante. Il deficit a livello nazionale è stimato tra i 2.910 e i 5.897 medici di base, corrispondente a un deficit compreso tra l’8% e il 16%, a seconda che il parametro di riferimento utilizzato sia il limite massimo contrattuale o un rapporto più sostenibile di 1.350 pazienti per medico di base.
Le disparità regionali sono marcate, in particolare al Nord: nella sola Lombardia, per rispettare le soglie contrattuali, sarebbe necessario un aumento del 20% del personale medico di base (Figura 11). Per rispondere a questa situazione, diverse regioni hanno introdotto misure temporanee di mitigazione, come l’aumento dell’età pensionabile a 72 anni e l’impiego di medici ospedalieri in contesti comunitari. Il calo di attrattiva della medicina generale riflette i disincentivi di lunga data presenti sia nei percorsi formativi che in quelli occupazionali.
A differenza di altre specializzazioni, la formazione dei medici di base è tradizionalmente erogata attraverso programmi regionali extrauniversitari che offrono condizioni meno favorevoli rispetto alla formazione specialistica universitaria, come borse di studio inferiori di circa il 50% e un elevato carico di lavoro amministrativo che limita il tempo dedicato alla pratica clinica. L’aumento significativo dei posti per la formazione specialistica universitaria ha probabilmente creato un effetto di sostituzione, spingendo i laureati a scegliere sempre più spesso altri settori.
Un altro ostacolo strutturale è rappresentato dalla mancanza di equivalenza formale tra il diploma di MMG e le lauree di specializzazione universitaria. Le riforme legislative attualmente in fase di approvazione in Parlamento mirano a risolvere tale problema, riconoscendo la formazione degli MMG come una scuola di specializzazione formale e allineandola ad altre specializzazioni, attraverso una formazione più strutturata, una retribuzione più adeguata per i tirocinanti e una maggiore integrazione nei servizi sanitari locali.
Il profilo demografico della forza lavoro degli MMG aggrava ulteriormente queste sfide: nel 2023, il 68% degli MMG in attività si era laureato più di 27 anni prima, con una percentuale superiore al 75% nelle regioni meridionali (Ministero della Salute, 2025). Le proiezioni per i prossimi cinque anni, considerando i pensionamenti previsti e l’ingresso di medici di base neolaureati, indicano che la densità degli MMG diminuirà in modo più marcato nel Sud, in particolare in Campania, Puglia e Sicilia.

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