lunedì 31 agosto 2026

Considerazioni metodologiche sul caso di difterite registrato a Palermo: le dinamiche sociali inter-setting (III parte)

I genitori della piccola Anna Rosa, deceduta per difterite a Palermo, hanno presentato alla procura di Palermo una denuncia querela nei confronti dei tre ospedali che hanno avuto in cura la piccola dal 13 al 19 agosto: Cervello, Civico e ospedali dei Bambini per "le condotte poste in essere dal personale sanitario". Secondo il legale "alla piccola Anna Rosa sarebbero state diagnosticate patologie errate da parte dei medici del pronto soccorso dell'ospedale Cervello, in seguito alle quali la bambina avrebbe subito cure mediche inadeguate e interventi chirurgici invasivi, che avrebbero finito per peggiorare le già gravi condizioni di salute della bambina, causando la morte della piccola".

Nel precedente post ho fatto riferimento al processo diagnostico per tentativi ed errori, proposto dal filosofo Karl Popper in analogia al modello dell'evoluzione scientifica, focalizzato sulle prestazioni professionali del singolo medico alle prese con l'incertezza circa la soluzione dei problemi di un paziente. Tuttavia la medicina moderna è sempre più un'impresa collettiva in cui intervengono diversi professionisti, sia a livello individuale sia all'interno di organizzazioni complesse stratificate in base a competenze generaliste e specialistiche, come è il SSN italiano. A causa della dimensione inter-professionale alle distorsioni cognitive individuali, sempre in agguato, si aggiunge quello di bias che si annidano nelle relazioni tra professionisti di setting diversi o dello stessa organizzazione.

I bias cognitivi su base sociale e relazionale emergono dalle interazioni tra medico, paziente, colleghi e organizzazione sanitaria. Diversamente dai bias prettamente euristici individuali (come la rappresentatività o la disponibilità), queste distorsioni nascono dalle dinamiche interpersonali, dalle aspettative reciproche e dalle gerarchie di gruppo, alterando la raccolta delle informazioni, l'interpretazione dei sintomi e le conclusioni diagnostiche. 

Eccone alcuni che possono aver interferito nel processo diagnostico inter-organizzativo

  • Pensiero di Gruppo (Groupthink). In contesti d'équipe o nei reparti ospedalieri, la ricerca del consenso prevale sull'analisi critica. I membri del team tendono ad conformarsi alla diagnosi proposta per non creare conflitti, spinti anche dal bias dello status quo.

  • Bias da Autorità (Authority Bias). Tendenza ad accettare acriticamente l'ipotesi diagnostica avanzata dal medico senior o dallo specialista di riferimento, annullando il dubbio metodologico nei medici in formazione o nei colleghi di pari grado.

  • Bias di Inerzia Diagnostica / Trascinamento (Diagnostic Momentum). Una volta che un'ipotesi diagnostica viene presunta e trascritta in cartella clinica dai primi operatori (es. in Pronto Soccorso), viene accettata passivamente nei passaggi di consegne successivi senza essere ricontrollata alla fonte. Si tratta di una distorione cognitiva alla quale contribuiscono sia il bias di conferma sia quello dello status quo.

  • Sindrome di Cassandra. Svalutazione sistematica della riferita gravità dei sintomi da parte del paziente o dei care-giver, interpretata erroneamente come ipocondria o esagerazione relazionale.

Il Bias di Conferma nel passaggio da un setting all'altro

Il bias di conferma è uno dei meccanismi cognitivi più potenti e pervasivi in clinica: la mente seleziona, interpreta e ricorda le informazioni in modo da confermare ciò che già crede, ad esempio agganciandole a conferma di una diagnosi prematura.

Una volta piantata l'ancora della diagnosi d'invio, il medico del secondo setting è esposto a un bias di conferma, ovvero è guidato da due meccanismi specifici del lavoro inter-setting:

  • Filtro percettivo orientato. Nel secondo setting (es. PS), la valutazione clinica e la scelta degli esami strumentali vengono inconsapevolmente modellate per verificare l'ipotesi del primo setting (MMG), anziché per esplorare l'intero campo probabilistico.

  • Svalutazione del dato difforme per "diversità di contesto". Se nel secondo setting emergono elementi clinici in contrasto con la diagnosi d'invio, il medico tende a giustificarli come sbalzi temporanei o differenze di misurazione tra le strutture (es. "La pressione è normale qui perché il MMG l'ha misurata quando il paziente era agitato"), anziché mettere in discussione l'ipotesi di partenza.

Questi bias sono solo "teorici" e non è detto che siano intervenuti nelle dinamiche organizzative che hanno caratterizzato la vicenda di Anna Rosa. Mancano numerosi dettagli per ipotizzare che questi bias relaionali possano aver interferito nello sviluppo del percorso diagnostio, tra territorio ed ospadele e tra i diversi setting ospedalieri.

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