Sul quotidiano Domani l'ex dirigente di DEA Daniele Coen è intervenuto commentando la proposta di riforma della MG del Ministro Schillaci. Ecco in proposito alcune considerazioni sull'articolo.
1-La riforma Schillaci è un mix tra la propaganda per additare i colpevoli della carente implementazione del PNRR e l'estremo tentativo di evitare il flop annunciato delle mega CdC Hub, progettate e gestite con modalità ospedalocentriche, prossime cattedrali nel deserto che rischiano di restere prive di operatori sanitari dell'AP (ovvero l'obiettivo primario del DM77). A nessuno interessa davvero il rilancio della MG, tant'è che nelle piante delle CdC sono previsti pochissimi locali per i professionisti delle cure primarie; il guaio è che nella realtà sono ancora meno, come in quelle inaugurate a sprone battuto nella mia regione nelle ultime settimane.
Oltre alla carenza di locali di visita per MMG/PLS sono stati completamente ignorati gli spazi per i collaboratori, presenza essenziale per una buona organizzazione del lavoro nelle CdC. Dalle soluzioni architettoniche ideali (metaprogetto AGENAS, con 2 locali di visita per MMG, 2 per PLS e 2 per IFeC) e da quelle realizzate (ancor meno performanti e più carenti di spazi) emerge l'immagine di un MMG isolato nel suo piccolo studio, privo di organizzazione e di personale. Come si potrebbero integraren nelle CdC i MMG privi dei loro storici collaboratori, come quelli che lavorano da decenni nella rete delle medicine di gruppo?
Come è evidente non c'è nessuna volontà organizzativa e mancano gli standard infrastrutturali minimi per integrare la MG nelle CdC. Alla fine si ridurranno ad una via di mezzo tra un poliambulatorio specialistico dx Inam, un consultorio familiare e un distretto amministrativo (tant'è che sono localizzate in queste strutture "riverniciate").
2-La fragilità progettuale della riforma, a parte i tempi di implementazione e i limiti infrastrutturali, sta nelle funzioni che dovrebbero assolvere i MMG con il debito orario minimo di 6 ore da devolvere alla CdC Hub, compresi quelli con 1800-2000 assistiti (sic!). Oltre a mancare i locali per ospitare una quarantina tra MMG e MCA e una decina di PLS a turni diurni H12 nella mega CdC Hub, tale attività si ridurrà alla continuità oraria diurna - estensione di quella notturna e festiva ammesso che si trovino spazi sufficienti - per due compiti prioritari:
- intercettare i cosiddetti bisogni non rinviabili – ovvero i pazienti che non possono avere un appuntamento con il proprio MMG in tempi brevi per pseudo-urgenze – e
- fornire un minimo di assistenza ai poveri cittadini destinati nei prossimi anni a restare senza MMG.
Attività burocratiche, anonime, fungibili e routinarie che hanno ben poco a che fare con la presa in cura personalizzata, olistica, continuativa per la gestione proattiva della cronicità e fragilita'. Per giunta le CdC Hub saranno prevalentemente localizzate in quartieri, cittadine o grossi comuni dove la carenza di MMG è meno sentita mentre i cittadini delle aree interne, dove è in atto la desertificazione delle cure primarie, resteranno ancor più isolati e abbandonati, in quanto lontani dalla più vicina CdC Hub. Sara' un classico effetto cointroiuntuitivo o meglio perverso, dovuto al mancato finanziamento delle CdC Spoke più piccole e diffuse, che nessuno ha messo nel conto. Insomma la MG avra' nelle CdC un ruolo simbolico e marginale, sostanzialmente deprofessionalizzante.
3-Il professionalismo di Freidson, evocato nel pezzo e come immagino ripreso da dichiarazioni sindacali, è un po’ diverso. Il grande sociologo sanitario ha coniato tale categoria per descrivere il tentativo dei professionisti di sfuggire alla morsa che li sta lentamente soffocando, per la snergia tra le logiche del libero mercato sanitario - basato sul prestazionismo induttore autoreferenziale della domanda, da un lato - e quelle burocratico-manageriale del New Public Management dall’altro.
La MG per la sua posizione sociale, di confine e di interfaccia tra il marketing della tecno-medicina specialistica e l’opprimente burocratizzazione della medicina amministrata (la gabbia di ferro di Weber) è il soggetto più più fragile ed esposto a tale stretta, per la sua competenza generalistica ed olistica, non legittimata dal II livello e sconosciuta agli amministratori pubblici, che ne ignorano le pratiche.
Freidson rivendica la discrezionalità del professionista per sottrarsi alla morsa e per la necessità pratica di affrontare e gestire la varietà, complessità e unicità della casistica, che la standardizzazione, la spersonalizzazione e la razionalizzazione burocratico-mercantile non possono concepire e ammettere.
4- Per quanto riguarda infine il ruolo, le esigenze e le opinioni dei pazienti rimando al post dove ho raccolto le indagini sociologiche sulla qualità, il gradimento e la soddisfazione degli utenti verso la MG.
- https://curprim.blogspot.com/2026/05/come-valuta-la-gente-il-medico-di-mg.html
- https://curprim.blogspot.com/2026/05/dipendenza-come-cavallo-di-troia-per-la.html
P.S. Ho approfondito queste problematiche in alcuni post del blog e in modo sintetico in varie lettere al QS nelle ultime settimane
- https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/la-colonizzazione-del-territorio-e-il-destino-della-medicina-di-famiglia/
- https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/pnrr-dm77-dl-schillaci-tentativo-in-extremis-di-rimediare-agli-errori-ma-rischia-di-far-peggio/
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