lunedì 2 marzo 2026

Il rischio di flop delle Case della Comunità e le soluzioni regionali all'ultimo miglio del PNRR

Mancano 6 mesi al traguardo del PNRR territoriale e non è facile prevedere quale sarà il risultato finale della Missione6, anche perchè non sono ancora disponibili i dati dell'ultima tappa intermedia, ovvero lo stato della rete di Case e Ospedali di Comunità (CdC e OdC) al 31 dicembre 2025. A giugno 2025 la situazione non era proprio tranquillizzante, visti gli evidenti ritardi in alcune regioni. Oltre al problema infrastrutturale ciò che più preoccupa è la difficoltà di reperire sul mercato del lavoro i professionisti sanitari necessari al buon funzionamento delle strutture secondo gli standard del DM77, soprattutto per le CdC Hub da 50-60 mila abitanti.

In proposito l'ex ministro Speranza nell'aprile 2022 aveva formulato la seguente previsione di medio periodo: "Per il personale medico avremo difficoltà per i prossimi 2-3 anni, ma poi, grazie agli investimenti messi in campo e alle borse di specializzazione medica finanziate, arrivate a oltre17mila, la situazione cambierà".

Le scelte degli specializzandi ai concorsi indetti nel quadriennio 2022-2025 non hanno corrisposto alle ottimistiche aspettative dell'ex ministro, in particolare per le branche specialistiche cha hanno registrato meno della metà di candidati rispetto alle borse disponibili. Non ha brillato nemmeno il Corso regionale di Formazione Specifica in MG, dove si registra un deficit del 25% circa, tra posti non assegnati o abbandoni durante il triennio formativo.

Chi prenderà servizio nelle CdC dalla seconda metà del 2026 e in che misura verranno soddisfatti gli standard del DM77? Le regioni procedono in ordine sparso e per ora le nuove case somigliano ad un ibrido tra i poliambulatori specialisti ex INAM ed i consultori familiari, con una presenza simbolica dei medici dell'AP a ciclo di scelta e più significativa di quelli a rapporto orario. A cosa si deve questa difficoltà di coinvolgere la MG?

In primo luogo il Ruolo Unico dell'AP, che costituiva una risorsa chiave per la funzionalità delle strutture, non ha mantenuto le promesse: com'era del resto prevedibile hanno aderito solo i convenzionati dal 2025, piuttosto recalcitranti e con vibrate proteste per il surplus di impegno orario richiesto ai neo generalisti, mentre i "vecchi" si sono ben guardati. 

In secondo luogo nelle CdC Hub mancano gli spazi fisici per accogliere un numero significativo di generalisti a ciclo di scelta afferenti alla struttura, ovvero circa 35 tra generalisti dell'AP e pediatri appartenenti a 2 o 3 AFT. Tuttavia anche se fossero disponibili locali di visita sufficienti, rinunciare al proprio studio per confluire in un'anonima mega struttura ambulatoriale, a gestione manageriale ospedaliera, non è una scelta indolore e da prendere a cuor leggero. Soprattutto per due categorie di generalisti: quelli che già operano in medicine di gruppo e/o i single che svolgono la propria attività a distanza dalla CdC.

I vuoti lasciati sul territorio dalle mega CdC Hub potevano essere riempiti proprio dalle medicine di gruppo ben organizzate e da quelle integrate, che non sono altro che le CdC Spoke del DM77. Purtroppo per le improvvide scelte del ministro Speranza la soluzione organizzativa razionale, ovvero una fitta e diversificata rete Hub&Spoke, non è stata presa in considerazione e incentivata, come sarebbe stato ragionevole e logico.

Ecco quindi il motivo di fondo dell'attuale impasse. Per ovviare al rischio di flop della CdC le regioni stanno correndo ai ripari imboccando la strada della fungibilità, con due soluzioni.

Da un lato tentano di trasformare le AFT in una sorta di medicina di gruppo diffusa, spostando il baricentro dalla presa in carico dalla libera scelta del MMG alla fungibilità collettiva dell'aggregazione funzionale "virtuale", che viene ridefinita in chiave fiduciaria collettiva, ad esempio con il coordinamento degli orari di apertura degli studi già sperimentato senza successo in passato. Le basi giuridiche e funzionali di questa sorta di fungibilità organizzativa sovraindividuale - sia dalla parte del medico che degli assistiti rimasti senza medico - sono fragili e richiederebbero il passaggio dei convenzionati a ciclo di scelta dall'attuale parasubordinazione alla dipendenza. In base a quali norme i medici dell’AFT saranno tenuti a prendersi in carico ed assistere anche i cittadini rimasti senza MMG? 

L'altra soluzione ricalca il modello dei gettonisti ospedalieri, esportato sul territorio per popolare le CdC e garantire perlomeno la presenza H12 di un medico. Dal Friuli alla Capitale, per ovviare all'ormai drammatica situazione delle zone cronicamente carenti di assistenza primaria, si ricorre a delibere regionali o bandi aziendali per reclutare generalisti in pensione o specialisti disponibili a svolgere attività oraria libero-professionale nelle CdC, per offrire un punto di riferimento ai cittadini rimasti senza medico.

Per ipotizzare le probabilità di successo di queste operazioni, entrambe gravate da non poche incertezze, bisognerebbe avere perlomeno i dati sullo stato della rete al dicembre 2025, che rischiano di arrivare fuori tempo massimo.

venerdì 6 febbraio 2026

AIR EMILIA-ROMAGNA, LA CONFUSIONE TRA UCCP E AFT

Continua anche con l'AIR dell'Emilia Romagna, recentemente sottoscritto, l'illegittima manipolazione della riforma Balduzzi del 2012, con il tentativo di attribuire alle AFT le funzioni delle UCCP che seconso la legge dovrebbero costituire

"reti di poliambulatoriatori territoriali dotati di strumentazione di base, aperti al pubblico per tutto l’arco della giornata, nonchè nei giorni prefestivi e festivi con idonea turnazione”.

Le UCCP avevano il compito di assicurare la continuità assistenziale H12 dei contatti ambulatoriali con i pazienti ad esse afferenti. In pratica le Case della Comunità Spoke sarebbero la realizzazione del modello UCCP, se fossero state finanziate dal PNRR che invece ha privilegiato le mega CdC Hub da 50-60 mila abitanti.

Nulla a che fare con le AFT, che non sono organizzazioni con una sede fisica aperta al pubblico come le UCCP/CdC Spoke, ma solo

“forme organizzative monoprofessionali che condividono in forma strutturata, obiettivi e percorsi assistenziali, strumenti di valutazione della qualità assistenziale, linee guida, audit e strumenti analoghi”.

Le AFT sono aggregazioni virtuali di tipo comunitario con un semplice coordinatore, senza erogazione di prestazioni assistenziali, senza una gerarchia, un profilo giuridico e fiscale, senza un responsabile fomale che possa firmare contratti o accordi con terzi.

Questa interpretazione delle AFT è un autoiganno contrattuale a due, perchè entrambi gli attori sanno benissimo che non possono garantire la continuità assistenziale H12 e men che meno la riduzione degli accessi in PS, in una regione che tra l'altro ha attivato la rete dei CAU proprio per questo scopo.

Le AFT non possono surrogare l'obiettivo del DM77, vale a dire la presenza medica H12 all'interno delle Case della Comunità. Al momento del varo del DM77 nessuno aveva immaginato la drammatica carenza di MMG sul territorio che è diventata ormai un'emergenza per tutto il sistema. I singoli medici della AFT non possono farsi carico degli assistiti rimasti senza assistenza sul territorio, con il coordinamento degli studi sparsi in un ampio territorio, spesso in zone disagiate.

Solo con la presenza fisica H12 in una sede fisica, come una Casa della Comunità Hub/Spoke o in una UCCP/medicina di gruppo, si potrà tamponare efficacemente questa nuova emergenza nazionale, destinata ad aggravarsi nel biennio 2026-2027 e forse a prolungarsi oltre, dopo il flop del ruolo unico, le zone cronicamente carenti di candidadti, la crisi vocazionale e gli abbandoni del Corso di Formazione regionale.

giovedì 29 gennaio 2026

Tutto il mondo è paese, anche dopo 20 anni: il confronto tra il PNRR e la riforma inglese del 2007

Correva l'anno 2007 e il professor Darzi, eminente chirurgo londinese, veniva nominato ministro della salute nel governo del primo ministro Gordon Brown, con il mandato di realizzare una rete di "policlinici", ognuno rivolto ad una popolazione di circa 50mila cittadini, all'interno della quale i GP e specialisti dovevano  lavorare fianco a fianco per migliorare l'integrazione e l'accessibilità al servizio sanitario delle grandi città come Londra.

lunedì 26 gennaio 2026

Ricetta annuale per farmaci cronici: la distribuzione delle confezioni trorna trimestrale

Nel maggio 2023 il  Ministro della salute aveva commentato l'introduzione della ricetta annuale: "Grazie a questa norma, i pazienti o chi si prende cura di loro in caso di non auto-sufficienza, hanno il doppio vantaggio di non dover andare ripetutamente dal medico per avere la ricetta e in farmacia per ritirare i farmaci". 

mercoledì 21 gennaio 2026

L'anarchia regionale sulle prenotazioni della specialistica ambulatoriale

La querelle Laziale, tra il presidente Rocca e l'ex Assessore Damato, sulla recente introduzione di limiti temporali per la prenotazione delle prestazioni di specialistica ambulatoriale (da non confondere con la validità della ricetta che resta semestrale: si veda il post precedente) ha aperto il classico vaso di pandora delle difformità tra regole nazionali e regionali, soprattutto per i codici U e B (in realtà spesso pseudo urgenze).

martedì 20 gennaio 2026

Le nuove norme sui tempi delle prenotazioni: il caso del Lazio

La regione Lazio ha ridefinito i limiti entro i quali si possono prenotare le prestazioni ambulatoriali - da non confondere con la validità della ricetta che rimane a 180 giorni - con queste tempistiche per i diversi codici di priorità:

– 10 giorni per urgenze (codice U, entro 3 giorni: riservato a casi in cui vi è un rischio per la vita o un grave peggioramento)
– 20 giorni per priorità brevi (codice B, entro 10 giorni: per condizioni che possono aggravarsi rapidamente)
– 40 o 70 giorni per prestazioni differibili (codice D, entro 30-60 giorni)
– 130 giorni per prestazioni programmabili (codice P)

venerdì 16 gennaio 2026

Ricetta annuale per malattie croniche e rare: il testo delle nuove disposizioni

 Schema di decreto-legge recante 

«Ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione»

Il testo all'Articolo 15 introduce misure di semplificazione per i pazienti cronici e le persone affette da patologie rare, con l'obiettivo di facilitare l'accesso ai farmaci e snellire le procedure burocraticheEcco una sintesi dei contenuti principali richiesti.

sabato 3 gennaio 2026

La sostenibilità finanziaria del PNNR: dalla riduzione dei ricoveri e della spesa farmaceutica alla realtà

Con il nuovo anno il PNRR imbocca l'ultimo miglio dopo di che si potrà tracciare un bilancio confrontando previsioni e consuntivo. La sostenibilità del piano è il frutto dei finanziamenti deliberati dalla UE, erogati in tranches semestrali, e dei risparmi previsti per tre capitoli di spesa: riduzione degli accessi in PS, dei ricoveri e della spesa farmaceutica.

domenica 28 dicembre 2025

Case della Comunità e riduzione degli accessi in PS: dalle percentuali "bulgare" alla realtà

L'attivazione delle Case della Comunità (CdC), prevista dalla Missione 6 del PNRR, rappresenta la strategia cardine per decongestionare i Pronto Soccorso (PS) italiani. L'obiettivo non è solo strutturale, ma mira a un cambio di paradigma: spostare l'assistenza per i casi a bassa complessità dall'ospedale al territorio.

martedì 23 dicembre 2025

Giugno 2026: verso il (prevedibile) flop della Case della Comunità Hub?

Con l’anno nuovo il PNRR imbocca l’ultimo miglio per arrivare al capolinea il 30 giugno 2026. Per valutare il potenziale impatto della Misura6 sulla sanità territoriale conviene ripercorrere le tappe della sua tormentata attuazione per quanto riguarda le Case della Comunità (CdC), l’innovazione organizzativa con le maggiori aspettative di cambiamento per l’intero SSN.