venerdì 15 maggio 2026

Come valuta la gente il medico di MG? Ecco le indagini degli ultimi 15 anni

Nel dibattito sulla riforma della medicina territoriale i grandi assenti sono coloro che dovrebbero essere i protagonisti, ovvero degli iscritti al SSN; invece prevalgono le opinioni di esperti o pseudo tali, giornalisti d'assalto, opinion leader medici senza esperienza  diretta dell'assistenza primaria, con opinioni spesso viziate da pregiudizi e bias. 

Ecco riassunti i risultati di una dozzina di ricerche, con un’avvertenza per interpretare correttamente i dati: in queste indagini in genere si raggiungono punteggi mediamente alti per cui conviene considerate soprattutto la scarsa o nulla soddisfazione, le differenze nei punteggi tra le categorie considerate, la variabilità regionale e quella nel corso degli anni, quando lo stesso sondaggio viene riproposto periodicamente..
 
Di seguito si possono consultare gli esiti di una quindicina di indagini condotte negli ultimi 15 anni (al termine il commento) a partire da quella presentata nel mese di marzo 2026 e dal recente rapporto OCSE sulle performances del SSN.

1-Marzo 2026. L'ultima indagine indipendente in ordine di tempo è quella condotta in Emilia Romagna dal professor Federico Toth, finanziata dalla Fondazione Lercaro, che ha coinvolto un campione di 3000 cittadini: "La sanità che cambia. Dentro il sistema emiliano-romagnolo". 

Ecco gli esiti in sintesi:  il MMG ottiene il più elevato indice medio di gradimento (7,3) mentre oltre la metà degli intervistati ha assegnato al proprio medico un voto pari o superiore a 8. Seguono le visite specialistiche (7,0) e gli ospedali (6,4). Il gradimento più basso è stato espresso per i tempi di attesa delle prestazioni ambulatoriali (4,59) e per il coordinamento dei servizi (5,9).

Due sono i bisogni sanitari prioritari espressi dagli intervistati: la presa in carico delle patologie croniche e la risposta rapida alla richiesta di prestazioni non differibili (accesso agli studi senza appuntamento per problemi "impellenti").

 
2-maggio 2025. L'Osservatorio ItaliaInsight di IPSOS. In occasione della giornata mondiale del Medico di Famiglia, che si festeggia il 19 maggio, ha diffuso i primi risultati dell’indagine condotta per FIMMG su un ampio campione di italiani e che rivela un significativo incremento della rinuncia alle cure a causa delle liste di attesa. 

E' accaduto più di una volta di rinunciare a curarsi con il SSN al 53% degli italiani contro il 44% rilevato nel 2024. In questo caso il 76% del campione si è rivolto al privato e il 20% ha rinunciato del tutto alle cure tra la popolazione generale: un valore che sale al 28% tra le persone in difficoltà economica. 

Il 78% dei cittadini afferma di essere soddisfatto del proprio medico per la vicinanza dello studio alla propria abitazione, distante non più di 2 chilometri nel 63% dei casi e raggiungibile a piedi dal 41% del campione, in particolare dal 54% nel Sud Italia, dove ben il 77% della popolazione risiede entro 2 chilometri dallo medico.

3. 2025 III Rapporto FNOMCeO – SSN in peggioramento, medici e cittadini in affanno; tiene il rapporto con il medico di medicina generale

In un contesto di crisi del Servizio sanitario e di erosione del rapporto medico-paziente, il medico di medicina generale mantiene la fiducia degli assistiti. 

Per l’88,9% dei cittadini è importante perché lo aiuta a trovare soluzioni adatte alle sue esigenze (ad esempio percorsi diagnostici, terapeutici, di cura ecc.). Lo pensa in particolare l’88,2% dei residenti al Nord Ovest, il 91,5% al Nord Est, l’85,4% al Centro e il 90% al Sud e Isole. Inoltre, per il 76% è essenziale avere il MMG vicino casa

Opinione condivisa dal 75,6% dei residenti al Nord Ovest, dal 77,3% al Nord Est, dal 76,5% al Centro e dal 75,3% al Sud e Isole. Ed è comunque il 71,8% che non rinuncerebbe mai al proprio MMG di fiducia, opinione nettamente prevalente in modo trasversale ai gruppi sociali e ai territori.

L’importanza del Medico di medicina generale (MMG ) per gli ITALIANI (val.%)

4- 2025. E' stata diffusa una ricerca condotta nel gennaio 2025 da Altroconsumo sulla soddisfazione degli utenti della sanità territoriale, che ha sondato le opinioni di una campione di 6.622 italiani fra i 25 e gli 84 anni d’età.

I partecipanti sono stati intervisti sul grado di soddisfazione verso medici di MG, servizi ASL e di Pronto Soccorso, con questi risultati in negativo:

  • il 48% è insoddisfatto dei servizi dell’Asl, 
  • il 39% del Pronto Soccorso
  • il 15% è insoddisfatto del medico di MG 15% 

I dati sono stati confrontati con quelli delle stesse indagini condotte nel 2019 e nel 2014, considerando un punteggio di 60 come il livello di sufficienza. Rispetto al 2019 la soddisfazione

  • scende dal 78 al 75% per i generalisti
  • sale dal 57 al 59% per il PS
  • scende dal 60 al 55% per i servizi ASL

Circa la soddisfazione per le AS le regioni in cui i pazienti sono più scontenti sono Sardegna (41 punti su 100), Abruzzo (44) e Basilicata (45) a fronte di giudizi positivi per Emilia Romagna (61), Trentino Alto Adige e Friuli (60), Veneto (58) e Toscana (57). Secondo gli autori il fattore umano “conta di più per i pazienti e traina il giudizio buono, a conferma del rapporto di fiducia necessario con il proprio medico. Il tempo dedicato al paziente, l’interesse mostrato ai suoi problemi, la possibilità e la facilità nell’esporli sono tra gli aspetti più rilevanti su questo fronte. Altro elemento che incide molto sulla soddisfazione è la competenza percepita del proprio dottore: il 60% se ne dice contenta”.

                                                                    Insomma, alla razionalità tecno-specialistica si affianca la dimensione comunicativa e interpersonale che è all’origine del gradimento sociale.

Nel valutare i dati bisogna tener conto che in genere da queste indagini difficilmente emergono opinioni molto negative.

Tuttavia per quanto riguarda la MG non è stato un esito sorprendente: giusto a metà gennaio un’indagine dell’istituto Piepoli aveva rilevato come l’81% dei rispondenti manifestava fiducia nel proprio medico di famiglia, dato che sale all’88% tra gli over 55, seguiti dalla fascia 35-54 (79%) e dai 18-34enni (73%). Non si tratta insomma di dati inattesi comw dimostrano le altre indagini condotte dall’inizio del secolo, di seguito riportate, che hanno invariabilmente posto il MMG ai vertici del gradimento degli intervistati.

5. Rapporto CENSIS 2022. Gli italiani e la sanità del futuro

Confermata la fiducia ai medici. Dal Rapporto emerge con chiarezza che cittadini che, dopo due anni di pandemia, hanno riconfermato la loro fiducia alla scienza. Infatti, per il 93,9% degli intervistati i medici devono essere messi al centro della sanità del futuro e il 92,1 % degli intervistati (Figura 1) dichiara di aver fiducia in loro.

Il rapporto con il medico di famiglia. Nel giudizio dei cittadini, molto conta il rapporto quotidiano con il proprio medico di medicina generale: 

  • il 67,7% dei cittadini afferma che il proprio medico di medicina generale valuta sempre con attenzione i sintomi, 
  • il 50,4% lo reputa attento agli aspetti psicologici e relazionali, 
  • il 50,6% rileva che si informa e lo segue anche se si rivolge ad uno specialista o è ricoverato in ospedale.

 E anche nel salto nella digital health persiste la buona relazionalità, visto che al 64,2% degli italiani capita di contattare un medico tramite WhatsApp o altro programma di messaggistica ed al 18,7% di fare online visite mediche, consulti e assistenza, incontri con il proprio Mmg. In sintesi, per i cittadini il medico è figura decisiva della sanità, anche perché garanzia che il digital non sostituirà mai lo human factor: oltre 8 italiani su 10 ne sono convinti.



Comunicazioni sempre più digitali. 
Il Rapporto restituisce inoltre, un’istantanea di italiani  (Figura 3) che hanno dimestichezza con il digitale in Sanità: 7 cittadini su 10 prenotano online o tramite smartphone visite o accertamenti diagnostici; il 64,2 degli intervistati contatta il medico tramite wathsapp o programmi di messaggistica on line o altro; 1 cittadino su 3 usa App sullo smartphone per misurare valori relativi al suo stato fisico; il 18,7% usa fare visite e consulti on line come visita dal proprio medico, elettrocardiogramma, Holter, EGC con monitoraggio ritmo cardiaco 24 H.

Liberare i medici dalla burocrazia

Inoltre, per garantire un servizio pienamente dedicato alla tutela della salute il 94,7% dei cittadini chiede che i medici siano liberati dagli attuali eccessivi carichi burocratico-amministrativi restituendogli il tempo dedicato alla cura dei pazienti e che sia favorito e supportato il loro passaggio al digitale.

Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, commenta: “La figura del medico di medicina generale emerge come una figura di rinnovata centralità e di garante; in una prospettiva futura dove, il messaggio forte che il Rapporto evidenzia è la sfida che abbiamo di fronte dovuta agli scenari demografici. La popolazione anziana sarà sempre più consistente, con un maggior numero di persone non autosufficienti, con malattie croniche e che hanno bisogno di un monitoraggio costante. Per queste ragioni, dobbiamo immaginare una sanità diversa da quella del passato, la dobbiamo immaginare come un ecosistema di soggetti, di cui ognuno dà il suo contributo per le diverse responsabilità e con le diverse competenze”.

 6 - Euromedia research luglio 2021- Medici di famiglia sempre più 'amati' dagli italiani, anche durante la pandemia. Il 77,5% dei connazionali ha fiducia nel proprio medico di famiglia. Un dato lievemente più alto rispetto alla fiducia espressa nei confronti del Ssn (77,4%). Oltre la metà (il 55,8%) considera il proprio medico 'speciale'. Una percentuale che sale al 62,3% tra gli over 65. E' quanto emerge da un'indagine, realizzata da Euromedia research, e illustrata durante un evento organizzato oggi a Roma da FIMMG, condotta tra il 24 maggio e il 7 giugno su un campione di 2mila cittadini, rappresentativo della popolazione italiana over18. Obiettivo dello studio è stato comprendere le percezioni e le opinioni degli italiani nei confronti della medicina generale anche alla luce dell'emergenza Covid.



Il 73,6% si dice soddisfatto del rapporto con il proprio medico durante la pandemia e il 55,5% è riuscito ad avere con lui/lei un rapporto concreto e la possibilità di farsi visitare - prosegue l'indagine - Per oltre 7 su 10 il medico di famiglia ha un ruolo importante (il 75,5%). Il 22,6% ha un rapporto con l'attuale medico di famiglia che dura da più di 20 anni. Più della metà degli intervistati non ha cambiato medico negli ultimi 5 anni e tra quelli che lo hanno fatto per il 20,5% è stata una scelta legata al fatto che il professionista ha cessato l'attività. Mentre il 9,4% perché si è trasferito. Per circa la metà degli intervistati negli anni non è mutato il rapporto con il proprio medico (per il 52,2%) mentre per il 22,2% è cambiato in meglio e per il 16,8% è cambiato in peggio.


E ancora: il 75,1% degli intervistati è soddisfatto di come riesce a contattare il suo medico (oltre la metà afferma di riuscire a raggiungerlo rapidamente e facilmente) e il 77,4% si rivolge prioritariamente a lui/lei se ha bisogno di un consulto. Otto su dieci sono soddisfatti della disponibilità.

7 - EURISPES febbraio 2021. Quando le percezioni individuali vengono confrontate con i dati di fatto rilevati in modo scientifico lo scenario cambia radicalmente di segno e restituisce la realtà fattuale. Ad inizio 2021 è stato diffuso dall'EURISPES l'annuale report sulla gestione della Pandemia sul territorio, con questi esiti: la maggioranza degli italiani (60,8%) si è rivolto al MMG per avere informazioni e consigli sul Covid-19 .  I medici di base: un punto di riferimento per 6 italiani su 10. La maggior parte degli italiani (60,8%) si è rivolto a loro per avere informazioni e consigli sul Covid-19 e tra questi, il 39,9% afferma che il proprio medico di base si è dimostrato disponibile, mentre circa un intervistato su cinque (20,9%) risponde che il proprio medico non è stato disponibile. 

In molti però (39,2%) hanno scelto di non chiedere informazioni e consigli al medico di base. A ricorrere più spesso al medico di base sono state le fasce d’età più mature e considerate più a rischio (il 69,5% degli ultrasessantacinquenni). Tra quanti si sono rivolti al medico di base, hanno riscontrato più disponibilità gli abitanti del Sud (42,5%), mentre i medici del Nord-Est si sono dimostrati meno disponibili degli altri (il 27,1% non è stato disponibile).

8 - Indagine INAPP 2020.Il sistema sanitario di fronte all’emergenza: risorse, opinioni e livelli essenziali. Dai dati emerge che 6 cittadini su 10 giudicano positivamente la sanità di base e quella di emergenza. Tuttavia questo è il valore medio; rimangono profonde le differenze tra i territori: in Trentino alto Adige e Emilia-Romagna la valutazione positiva è di oltre 8 persone su 10, mentre in Calabria e Molise si scende a 3 persone su 10.

L’epidemia del virus Covid-19 ha fatto emergere le differenti capacità dei modelli regionali in termini d’infrastrutture territoriali e di personale qualificato disponibile. In ciò hanno giocato soprattutto il mancato inserimento negli anni del personale infermieristico e il sottodimensionamento nell’offerta di posti letto, drasticamente diminuita a partire dal 2004. Si arriva, nel complesso ad una riduzione netta del 20% di posti letto ordinari, con particolare concentrazione nel Centro Italia (-30%) e nel Meridione (-24%).


9- Indagine CENSIS 2018. Un rapporto basato sulla fiducia. L’87,1% degli italiani dichiarare di fidarsi del medico di medicina generale (la quota raggiunge il 90% tra gli over 65 anni), l’84,7% si fida dell’infermiere, mentre è molto più ridotta, sebbene ancora maggioritaria (68,8%), la quota di chi esprime fiducia nel Servizio sanitario nazionale. Lo stesso vale per gli odontoiatri. L’85,3% degli italiani ha un dentista di riferimento. Ed è proprio la fiducia l’elemento cardine che ne guida la scelta (per il 63,1%), prima ancora delle tariffe delle prestazioni (26,3%), la qualità dei materiali e delle tecnologie utilizzate (21%), la comodità nel raggiungere lo studio (17,1%) o le facilitazioni nei pagamenti (l’11,4%).

Il medico prima fonte di informazione sulla salute. Non è un caso che, anche in un momento in cui le fonti informative si moltiplicano a dismisura, i cittadini continuino ad assegnare al medico la funzione di fonte informativa principale sui temi della salute. Il medico di medicina generale è la fonte numero uno (per il 72,3% degli italiani, in crescita rispetto al 66,3% rilevato nel 2008), seguono familiari e amici (31,9%), poi la tv (25,7%) e internet (il 23%, ma era solo l’8,7% nel 2008).

10 - 2016. Federconsumatori sui tempi di attesa e soddisfazione. Rispetto ai tempi di attesa per le più importanti prestazioni sanitarie (visite specialistiche, interventi chirurgici, riabilitazione), è stato osservato che il tempo di attesa tra la prenotazione dell’esame e lo svolgimento della prestazione è mediamente di tre mesi, mentre tempi più brevi riguardano solo le visite generiche e i prelievi. Nel caso degli interventi chirurgici, i molto soddisfatti sono il 47,3%. Un elevato livello di soddisfazione è dichiarato anche per gli esami radiologici ecografici o endoscopici, le visite oculistiche, neurologiche cardiologiche, il day surgery, e le visite generiche.

Per queste prestazioni se si accorpano i due livelli di soddisfazione (abbastanza e molto soddisfatto) si supera in tutti i casi il 75% con punte di oltre l’81% per le visite generiche (Mmg e pediatra) e il valore più basso per gli esami ecografici che si fermano al 75,2 per cento. Nel 74,6% dei casi tempo di attesa per una visita dal MMG inferiore ad 1 settimana a fronte di percentuali inferiori al 20% per tutte le altre specialità con valori inferiori al 10% per oculistica, neurologia, ORL, gastroenterologia e psichiatria.


In alcune prestazioni, come le visite ortopediche, odontoiatriche, psicologiche e dermatologiche, ci sono i livelli di insoddisfazione maggiori, che si aggirano intorno al 20% e se si somma la componente dei poco soddisfatti, si sfiora il 40% e le visite ortopediche raggiungono il 44%. A questa tipologia di prestazioni vanno aggiunte le pediatriche (ma non il pediatra di base) e le dietologiche. La prestazione che registra la maggiore insoddisfazione è quella delle visite geriatriche, che sommando chi si dichiara per nulla soddisfatto e poco soddisfatto, raggiunge una quota del 50% del totale degli intervistati. La MG ha il più basso livello di insoddisfazione (3,3%) e il più elevato di soddisfazione (47,9+33,4) a fronte di percentuali di "per nulla soddisfatti" tra il 10 e il 30% per odontoiatria, ortopedia, dermatologia, urologia, psichiatria, geriatria, ginecologia, gastroenterologia e pediatria.

 
11- 2014 CENSIS: I BISOGNI INFORMATIVI DEI CITTADINILa fonte da cui gli appartenenti al gruppo hanno acquisito le informazioni di cui dispongono è principalmente il medico di medicina generale (80,0%), e in seconda istanza il medico specialista citato dal 45,0% del campione, una quota che si presenta visibilmente più ampia rispetto alla media del campione (22,7%) e nel confronto con gli altri tre gruppi.


Guardando alle fonti di informazione sulla salute, il 68,5% ha tratto le informazioni di cui dispone dal medico di medicina generale, il 38,3% da familiari, parenti, amici, vicini ed in maniera più ampia rispetto al campione generale (31,9%). Tra le altri fonti più citate il 20,4% indica il medico specialista e il 19,2% internet, anche se in entrambi i casi in misura lievemente meno frequente rispetto alla media. 

Il bagaglio di informazioni sulla salute di cui i cittadini sono in possesso trova la sua fonte principale nel medico di medicina generale, indicato dal 72,3% dei cittadini. Al crescere dell’età aumenta l’indicazione del medico di medicina generale come fonte da cui i rispondenti hanno appreso le informazioni di cui dispongono sulla salute, passando dal 57,0% dei più giovani all’80,6% dei 65enni e oltre. Considerando le fonti da cui, potendo scegliere, i cittadini vorrebbero ricevere le informazioni sulla salute, ad indicare il medico di medicina generale è di nuovo la quota più elevata, il 73,4%, una percentuale che poco si discosta da quella di chi ha tratto le informazioni di cui dispone da questa figura.


12- Indagine del Censis 2012. Mediamente a livello nazionale il 92% degli intervistati giudica positivamente la qualità delle prestazioni del Mmg (buona nel 43.4% e sufficiente nel 48.6%) e solo l’8% la ritiene mediocre o scarsa. La qualità complessiva percepita supera il 95% di gradimento nelle Regioni di Nordovest (buona per oltre il 55%) e scende poco sotto il 90% al Sud e nelle Isole (buona solo per il 26.2%). 


Gli assistiti apprezzano in particolare le capacità professionali e relazionali, il modo di intendere la professione e la sistemazione dell’ambulatorio del generalista
(oltre 90% di gradimento) e un po’ meno l’organizzazione del servizio, gli orari di apertura e la reperibilità e la disponibilità alle visite domiciliari, con percentuali di scontenti tra il 12.6 e il 19.6. In linea generale il livello di soddisfazione degli assistiti decresce lungo due direttrici: nello spostamento dal Nord verso le Regioni meridionali e nel passaggio dalle località con meno di 30.000 abitanti ai comuni più densamente popolati, dove notoriamente la MG è in affanno per via di una maggiore concorrenza.

Nella graduatoria generale dei servizi sanitari pubblici e privati disponibili sul territorio la qualità percepita del generalista è inferiore solo a quella delle farmacie (98.2%) e degli studi medici privati (92.7%) mentre ad una certa distanza troviamo cliniche private (88%), laboratori di analisi (84.2%), ambulatori e consultori pubblici (84.2%), strutture di riabilitazione private (81.1%), ospedali e pronto soccorso (80.3%), strutture di riabilitazione e assistenza domiciliare pubbliche (73.5 e 71.8%).


13 - CITTADINI E SALUTE. La soddisfazione degli italiani per la sanità. (Quaderni Ministero della Salute. n. 5, settembre-ottobre 2010).

Le opinioni sul sistema delle cure primarie, Il medico di medicina generale
Anche nella solida fiducia che tradizionalmente viene riposta nei MMG esistano delle zone d’ombra, che sembrano riguardare soprattutto alcuni contesti territoriali. Nel complesso, infatti, la maggior parte degli intervistati si esprime in termini di sostanziale soddisfazione per i vari aspetti del servizio garantito dal proprio MMG: le capacità professionali, quelle relazionali e il modo di intendere la sua professione (aspetti a proposito dei quali circa la metà del campione si considera molto soddisfatto e oltre il 40% abbastanza soddisfatto) costituiscono elementi per i quali la soddisfazione è ampiamente maggioritaria..


Anche per gli altri aspetti considerati (la sistemazione dell’ambulatorio, l’organizzazione del servizio, gli orari di apertura, la reperibilità fuori orario e la disponibilità a effettuare visite domiciliari) le percentuali di intervistati che si ritengono soddisfatti rimangono maggioritarie, per quanto sulle indicazioni di massima soddisfazione (che oscillano per questi aspetti intorno a valori compresi tra il 33% e il 36% circa) prevalgano in modo più consistente le indicazioni intermedie (i rispondenti sono abbastanza soddisfatti nella metà circa dei casi, con valori che variano dal 54,4% relativo alla sistemazione dell’ambulatorio al 46,9% rilevato per la disponibilità alle visite domiciliari), tendenza che anche in questo caso sottolinea il permanere di margini importanti di miglioramento nella strutturazione e organizzazione dei servizi e anche nelle garanzie di copertura offerte dal servizio. Le indicazioni di poca o nulla soddisfazione raggiungono i valori più significativi, infatti, a proposito dell’organizzazione (12,6%), degli orari e della reperibilità (16,4%) e delle visite domiciliari (19,6%).
Di nuovo a pesare in modo più vistoso sui dati è la variabile territoriale, anche se in questo caso le criticità più evidenti si rilevano maggiormente percentuali di insoddisfazione più alte a proposito dell’apertura degli studi e della reperibilità (circa il 30%) e dell’organizzazione del servizio (circa il 20%), mentre la disponibilità a effettuare visite domiciliari rappresenta un motivo di insoddisfazione soprattutto nelle grandi città, dove le indicazioni di poca o nulla soddisfazione raggiungono il 36,8% contro il 19,6% medio.
Solo a proposito dell’allestimento dell’ambulatorio, dell’adeguatezza dello studio e della sala d’attesa che al Sud e Isole le percentuali di insoddisfazione risultano sensibilmente più alte rispetto alla media nazionale (poco o per nulla soddisfatti nel 12,2% dei casi contro il 9,4% medio), mentre al Centro risultano generalmente più alti i valori in questo senso soprattutto a proposito della reperibilità dei medici e dell’apertura degli studi (oltre il 20% di poco o per nulla soddisfatti) e delle visite domiciliari (23,6% contro il 19,6% medio). 

Alla luce dei dati incrociati per l’ampiezza del comune di residenza dei rispondenti appare in effetti probabile che le problematiche più evidenti siano legate alla dimensione urbana e metropolitana dei servizi di assistenza primaria. Di nuovo la dimensione territoriale mostra di giocare un ruolo decisivo nella qualità percepita del sistema delle cure primarie, sia lungo l’asse Nord-Sud che, soprattutto, in funzione della dimensione del comune di residenza dei rispondenti; considerando in particolare le due criticità emerse in modo più significativo, infatti, si osserva che:
  • il ricorso al medico privato come conseguenza dell’inadeguatezza del MMG viene indicato soprattutto dai residenti del Centro (18,2%) e dei comuni con più di 250.000 abitanti (18,5%);
  • la mancata diagnosi di una patologia emersa invece a controlli più approfonditi è un problema che ha riguardato con maggiore frequenza gli intervistati residenti al Centro e al Mezzogiorno (circa il 15%), ed evidentemente si riscontra un tasso di indicazioni maggiore in questo senso tra i rispondenti con condizioni alcune specifiche difficoltà nel rapporto con il MMG, in particolare 
  • solo al 2,4% dei rispondenti è capitato che il MMG si sia rifiutato di trascrivere su ricetta rossa una prescrizione ricevuta da un medico privato, mentre è pari al 5,4% la percentuale relativa a quanti vorrebbero poter cambiare il proprio medico, ma non possono per la scarsa disponibilità di professionisti convenzionati della loro zona di residenza;
  • al 10,5% del campione è capitato che il suo MMG non abbia diagnosticato una condizione patologica emersa invece a controlli più approfonditi e il 13,6% è dovuto ricorrere a medici privati per l’inadeguatezza del suo MMG.
Si tratta di dati che offrono diversi spunti di riflessione; da un lato, infatti, emerge in modo evidente come il rapporto con il MMG, e in generale con il sistema delle cure primarie, sia complessivamente positivo e soddisfacente per una larga maggioranza di cittadini, dall’altra le quote, seppur minoritarie, di quanti indicano alcune specifiche criticità sottolineano la necessità di mantenere alta l’attenzione da parte dell’amministrazione sanitaria sulla qualità e sull’organizzazione dei servizi emersi a proposito del MMG, infatti:

14 - Rapporto CENSIS 2009. Roma, 4 dicembre – La sanità nell’anno della crisi. Nell’anno della crisi si segnala una crescita delle spese per la salute degli italiani (molto per l’11,5%, abbastanza per il 27,5%, poco per l’8,3%), in misura maggiore tra i soggetti nelle fasce di reddito più basso. Poco meno di un terzo degli italiani spende di più anche per le prestazioni a carico del Ssn per le quali è previsto il ticket, mentre il 27,8% indica un aumento di spesa per analisi e radiografie a pagamento intero, il 29,4% per il dentista, il 31% per i farmaci senza ricetta, il 35,6% per le visite specialistiche a pagamento intero. L’impatto della crisi sembra dunque concretizzarsi in un peggioramento delle possibilità di accesso ai servizi sanitari, anche pubblici, che pesa di più proprio sui meno abbienti. Quasi il 40% dei soggetti di livello socio-economico basso è stato costretto a rinunciare per motivi economici a prestazioni sanitarie e il 37,8% ha ridotto l’acquisto di farmaci a pagamento.

Le cure primarie per ripartire dal territorio. L’ospedale mantiene il ruolo di catalizzatore della risposta sanitaria. Sono circa 55.000 al giorno gli accessi al Pronto soccorso. Solo nel Lazio nel 2008 gli accessi al Pronto soccorso hanno toccato quota 2.125.823, in gran parte ascrivibili a codici verdi (72,9%) e bianchi (9,7%). La strutturazione della primary care risulta invece in difficoltà, ancora troppo caratterizzata da accessibilità limitata e da isolamento professionale. Ma i medici di medicina generale godono di un ampio favore tra gli italiani: il 75,9% esprime soddisfazione circa l’adeguatezza del servizio.

COMMENTO.

Come si può constatare da questo sommario tutte le ricerche condotte dell'inizio secolo hanno invariabilmente posto il MMG ai vertici del gradimento degli intervistati. Nonostante questi positivi risultati da anni persiste la campagna di squalifica della MG da parte di osservatori, giornalisti e decisori pubblici, come il Governatore del Lazio che ha accusato il generalista in quanto libero-professionista privilegiato, lautamente retribuito e inefficiente.

Difficile pensare che gli opinion leader non siano a conoscenza di queste ricerche, mentre sicuramente gli scienziati sociali hanno il polso della situazione nel loro ambito, al pari dei politici avveduti. Eppure si è radicata un’immagine così negativa della MG, a dispetto dalle opinioni dei pazienti, da motivare una sorta di crociata "punitiva" per la dipendenza. Come è stato possibile? L'interrogativo non è banale e meriterebbe una ricerca sociologica ad hoc per comprendere l’insolito fenomeno.

La realtà, come insegnano da secoli sociologi e filosofi, è una costruzione sociale e culturale mediata dalla comunicazione, che lungi dal fornire un resoconto passivo ed oggettivo su quanto accade la fuori, contribuisce ad una percezione di “normalità” quanto più è condivisa dai media, tanto da divenire uno scontato pre-giudizio. Inutile stupirsi e stracciarsi le vesti, questo è il gioco della comunicazione che crea la realtà, anche se talvolta attraverso l’indagine scientifica può emergere una configurazione inattesa disallineata dalla vulgata prevalente. 

Perché la percezione e la rappresentazione dei fatti è frutto anche di interazioni simboliche, pratiche sociali situate e relazioni vis a vis, dalle quali possono emergere le opinioni “tacite” degli attori, sottovalutate dai decision making con effetti distorsivi sulle decisioni di policy per l'assistenza primaria che sembrano destinati a perdurare nei prossimi anni.

DL SCHILLACI, i prevedibili effetti perversi del debito orario: dalla padella alla brace

L'ultimo incontro tra parte pubblica e sindacati medici sul DL Schillaci di riforma dell'AP si è concluso con un nulla di fatto per la ferma opposizione della FIMMG all'ipotesi di introdurre la dipendenza per i medici che prenderanno servizio nelle Case dalla Comunità Hub (CdC).

E' difficile comprendere questa rigida contrarietà verso la dipendenza che dovrebbe essere selettiva, ovvero limitata per le scarse risorse finanziarie regionali; di conseguenza cambierà poco o nulla nel resto del territorio che non afferisce alle poche CdC, anche perché negli Hub non ci sarà fisicamente posto per l'attività oraria dei convenzionati e dei futuri MMG dipendenti. 

Basta valutare gli spazi messi a disposizione dei professionisti dell' AP (per la turnazione dei medici di MG, di CA e dei servizi, pediatri e infermieri di comunità, a cui si aggiungeranno i MMG dipendenti in servizio continuativo) nella pianta della CdC Hub per l'area della cure primarie, secondo il metaprogetto ministeriale elaborato da AGENAS (supplemento a Monitor del 2022). 

L’immagine sintetizza in maniera schematica le macro-aree che compongono
la CdC Hub, alcune obbligatorie ed altre definite facoltative dal DM77.

 
Layout delle aree funzionali all’interno della Macro-area Cure Primarie
(scenario corrispondente alla CdC Hub)

I locali a disposizione saranno appena sufficienti per garantire il turn-over dei convenzionati con debito orario e per ospitare stabilmente i futuri dipendenti. Bisogna considerare che su una CdC Hub insistono 2 AFT con una quarantina di operatori sanitari dell'AP, che avrebbero a disposizione solo 6 locali di visita per la continuità assistenziale diurna e per gli altri compiti da svolgere durante il debito orario. In pratica fin dall'inizio l'attività a ciclo di scelta era di fatto esclusa dagli Hub per una scelta organizzativa a favore del rapporto orario. Infine bisogna tenere conto che la proposta di AGENAS è un progetto ideale non sempre replicabile nei territori.

L'attività oraria dei medici convenzionati e dei dipendenti sarà probabilmente utilizzata per due scopi

  • rispondere ai cosiddetti bisogni non differibili dei cittadini che non riescono ad ottenere in tempi brevi un accesso allo studio del proprio MMG; 
  • fornire l'assistenza minima a tutti gli assistiti rimasti senza medico nelle zone in cui gli ambiti restano carenti, per i pensionamenti previsti fino al 2027, e per un insufficiente ricambio generazionale. 

Si tratta di prestazioni occasionali, anonime, ripetitive, burocratizzate e deprofessionalizzanti che nulla hanno a che fare con la tradizionale attività a ciclo di scelta fiduciaria e con la relazione di cura stabile e personalizzata della cronicità e fragilità. Insomma una deriva da "impiegato esecutivo" di basso profilo che assieme alla nuova retribuzione per obiettivi, come paventa lucidamente Ettore Iorio sul QS,  può "spingere verso una managerializzazione estrema della medicina territoriale, dove il tempo clinico viene progressivamente colonizzato dal tempo organizzativo e amministrativo. Il rischio è che il medico di famiglia perda la propria funzione storica di “mediatore umano” del sistema sanitario, diventando soprattutto un gestore di percorsi, flussi informativi e adempimenti programmatori".

In aggiunta i futuri MMG dipendenti saranno adibiti a compiti organizzativi (le funzioni territoriali strutturate) di coordinamento delle equipe multiprofessionali e delle attività delle CdC rivolte alla popolazione generale - come vaccinazioni, screening, iniziative di prevenzione ed educazione sanitaria etc. -  a cui contribuiranno anche i convenzionati con una parte del loro debito orario.

Nella fase iniziale è probabile che i futuri dipendenti, entrati in servizio con l'equipollenza, faranno da "tappabuchi" delle crescenti carenze di Mmg sul territorio, in particolare nelle aree interne delle regioni del Nord dove è in atto una vera desertificazione dell'AP. 

L'atro motivo del contendere è il debito di 6 ore dovuto da tutti i convenzionati al momento dell'entrata in vigore del DL, a prescindere dal numero di pazienti in carico, che in alcune regioni arriva in media quasi a 1500, con punte di 1800 e addirittura 2000. Questa rigidità è la spada di Damocle che potrebbe calare sulla MG come un colpo di grazia in molti territori già in grave sofferenza, con alcuni prevedibili effetti collaterali o perversi. 

Prima di tutto l'obbligo generalizzato delle 6 ore di debito, nel momento in cui entrerà in vigore, sarà un incentivo per la defezione pensionistica anticipata degli ultra 65enni che superano il massimale, per non parlare di quelli che hanno accettato l'incremento a 1800 assistiti per tamponare situazioni critiche; inoltre i convenzionati entrati da poco in attività potrebbero rinunciare per intraprendere altre strade professionali. 

Infine la confusione normativa e le inevitabili incertezze della fase di transizione potrebbero ridurre la motivazione dei neolaureati verso il corso di Formazione Regionale residuale o la futura specializzazione, ancora indefinita. Insomma il combinato disposto di queste scelte individuali intenzionali potrebbe tradursi in una tracollo sistemico inintenzionale, per la classica soluzione  peggiore del problema.

Una via d'uscita ragionevole per evitare il peggio sarebbe uno scambio negoziale tra l'OK alla dipendenza, da parte del sindacato, e la modulazione del debito orario, in funzione del numero di assistiti, ad esempio il dimezzamento per gli ultra massimalisti e l'esonero per chi accetta l'innalzamento a 1800 scelte.

mercoledì 13 maggio 2026

Decreto Schllaci, la posta in gioco: da agenti autonomi ad esecutori anonimi

Una riforma efficace dipende dalla coerenza tra le fasi del processo e la capacità di adattarle alla realtà, al contesto socio-sanitario, ai bisogni dei destinatari e ai portatori di interessi coinvolti; per avviare un vero cambiamento serve l'incontro tra norme top-down e risorse umane e professionali bottom-up senza le quali il successo è in dubbio. 

Nel caso della riforma Schillaci il cambiamento dovrebbe essere innescato dal combinato disposto tra il debito orario di 6 ore da svolgere in Casa della Comunità (CdC) - a prescindere dal numero di assistiti in carico, ad esempio ben oltre il massimale - e dipendenza selettiva nel contesto delle CdC Hub, come macchina organizzativa per l'erogazione di prestazioni collettive rivolte alla popolazione.

Come si possono raggiungere questi obiettivi concentrando gli interventi nelle sole mega CdC Hub da 50-60 mila abitanti, gestite come poliambulatori ospedalieri, senza coinvolgere il resto della rete territoriale, composta da Uccp e medicine di gruppo grandi e piccole?

Il disegno implicito della riforma esula dai bisogni reali degli assistiti, che si manifestano nelle consultazioni on-demand con gli operatori sanitari dell'AP, per piccoli e grandi problemi quotidiani: non è un caso che il processo diagnostico sia assente nella bozza di DL. Nella visione manageriale non c'è spazio per la tradizionale relazione di cura, continuativa e personalizzata, che passa in secondo piano rispetto agli interventi sulla popolazione da svolgere nelle 6 ore di lavoro nelle CdC, ovvero prestazioni routinare, anonime, standardizzate, decise a tavolino, senza una rapporto stabile con gli "utenti" e sostanzialmente deprofessionalizzanti per il medico.

Il medico diventa un "esecutore" del mansionario perdendo l'attitudine ad agire per far accadere le cose (agency), ad analizzare e valutare la situazione nell'interazione con il paziente, a pianificare la soluzione dei problemi definendo priorità, ad avviare indagini e processi diagnostici condivisi, ispirati al giudizio clinico e alla saggezza pratica situata nel contesto (la phronesis aristotelica). Tratti professionali che si sono dimostrati efficaci sia nella gestione delle situazioni acute sia nella cura della cronicità, come ha documentato il recente rapporto OCSE.

Su La Lettura del Corriere del 3 maggio il sociologo tedesco Rosa ha descritto la frustrazione sociale diffusa in questa fase storica, derivante dal fatto che a tutti i livelli siamo chiamati ad eseguire invece di agire, tendenza che coinvolge anche la medicina: 

"una volta essere medico voleva dire essere un guaritore; oggi la salute appare come una moltitudine di parametri. Per giunta, i medici sono obbligati a tener conto di tutte le regole della burocrazia. Ovunque c'è stato uno spostamento dall'agire - dove contano il giudizio, il senso della misura, la sensibilità, il tatto - all'esecuzione".

In sostanza senza la possibilità di agire in autonomia nella relazione d'aiuto e di cura, anche esercitando un'appropriata discrezionalità, la MG rischia di tradire la sua mission, di smarrire la sua ragione relazionale e antropologica e di essere "stritolata" dalle due grandi forze che dominano la scena sanitaria: l'apparato burocratico-manageriale, da un lato, e le logiche del libero mercato dall'altro.

Uno dei modelli teorici di riferimento per l'implementazione e la valutazione delle politiche pubbliche è l'impostazione realistica proposta dai sociologi britannici di Pawson e Tilley. L’idea centrale è che una politica “funziona” non in assoluto, ma perché attiva certi meccanismi in determinati contesti. I cardini della valutazione realistica sono (per i dettagli si veda il PS):

  1. il contesto (Context): comprende condizioni istituzionali, sociali, economiche, culturali e organizzative che influenzano la realizzazione della politica;
  2. i meccanismi (Mechanisms): attengono ai processi causali che spiegano perché attuatori e destinatari dovrebbero reagire all'implementazione con il cambiamento previsto dai decisosi pubblici;
  3. gli esiti (Outcomes): sono gli effetti pratici prodotti dalla combinazione tra contesto e meccanismi. Possono essere attesi o inattesi, positivi o negativi, diretti o collaterali, di breve o lungo periodo

Per queste motivazioni, le fasi di una riforma sono intrecciate e interdipendenti, tanto da condizionarne in positivo o in negativo i risultati finali: 

  • un'analisi del problema  inappropriata o una diagnosi parziale delle criticità possono portare a strategie fragili o inefficaci; 
  • meccanismi di cambiamento semplificati e lineari possono trascurare la complessità del contesto, ad esempio le dinamiche sociorelazionali tra  portatori di interessi, attuatori e destinatari delle policy; 
  • l’implementazione è una sorta di sperimentazione sul campo, che mette alla prova l'efficacia dell'interazione tra l'analisi del problema e la teoria del cambiamento, con esiti parziali o inattesi rispetto agli obiettivi prefissati. 

Con queste premesse non è difficile immaginare quali saranno i risultati di una riforma che tradisce l'ispirazione e la mission dell'assistenza primaria. Ad esempio la demotivazione dei potenziali generalisti e/o l'esodo pensionistico in massa degli ultra 65enni, dopo l'entrata in vigore del debito orario, mettendo in crisi l'equilibrio del sistema.

Quasi rottura tra parte pubblica e sindacati medici sulla riforma Schillaci dell'assistenza primaria

Ieri si è svolta una importante riunione tra la parte pubblica al completo (ministro, vice ministro, governatori ed assessori regionali ed esponenti di primo piano della maggioranza) e rappresentanti di tutto il fronte sindacale della MG e della Pediatria convenzionata. 

L'incontro è stato interlocutorio e senza esiti pratici, vista la distanza tre le parti soprattutto sulla questione della dipendenza selettiva fortemente voluta dalle regioni. Al termine sono state rilasciate le dichiarazioni di rito, sotto riportate, riprese dalla cronaca del Quotidiano Sanità

SCHILLACI. “Dobbiamo dare ai cittadini una sanità più moderna e più vicina. Vogliamo garantire più servizi ed evitare che vi siano ancora cittadini di serie A e cittadini di serie B con territori scoperti dai servizi sanitari. Spero in un rapido e sereno confronto su una riforma attesa da tempo e che guarda ai diritti dei cittadini”.
 
ROCCA. “Siamo partiti quattro anni fa con un’ipotesi di dipendenza totale, poi si è passati a un canale duale e oggi si parla di dipendenza residuale. Il punto è che, dove non arriva il medico di medicina generale, dobbiamo poter procedere all’assunzione di personale a tempo indeterminato”.
 
COMMENTO. Le mega CdC da 50-60 mila abitanti possono funzionare per i cittadini di seria A residenti nelle grandi città, ma sono IL PROBELEMA nelle aree interne in via di spopolamento, dove i cittadini rischiano di restare senza assistenza primaria perchè la rete delle sole CdC Hub - senza CdC spoke, UCCP, medicine di gruppo grandi e piccole - non è in grado di coprire adeguatamente un territorio a bassa densità di polazione sparsa in piccoli comuni. Per cui i residenti nonostante gli HUB saranno abbandonati e continueranno ad essere trattati come cittadini di serie B.

Comuni Italiani: Numero, Tipologia e Grafico

Anche nell'ipotesi di introdurre la dipendenza, per garantire l'assistenza nelle aree in cui mancano MMG, difficilmente il futuro personale assunto a tempo indeterminato riuscirà a coprire tutte le zone scoperte  prestando servizio a rapporto orario nelle sole CdC hub, proprio per la loro disomogenea distribuzione geo-demografica, tutt'altro che capillare di cui sopra. Saranno CdC Hub di "lontananza", altro che prossimità, con turn-over continuo di dipendenti ex-specialisti ospedalieri senza formzione specifica, anonimi e demotivati per il declassamento a "generici".
 
Possibile che anche gli assessori regionali non riescano a realizzare che una rete Hub&Spoke, ipotizzata dal PNRR per un territorio assai diversificato come quello Italiano, sarà inefficace senza strutture intermedie tra gli Hub e i medici single? 
 

 
 
P.S.  Strittura amministrativa italiana
In Italia, la struttura amministrativa è caratterizzata da una grande frammentazione, con un elevato numero di comuni, la maggior parte dei quali di piccole dimensioni. Al 1° gennaio 2026, il numero totale dei comuni italiani è di 7.896 (dato che può variare leggermente nel tempo a causa di processi di fusione). Ecco un'analisi dettagliata della loro tipologia e distribuzione, seguita da un grafico che ho generato appositamente per la tua presentazione.

1. Tipologia per Dimensione Demografica. La distinzione più significativa in Italia è quella basata sulla popolazione. I "piccoli comuni" (sotto i 5.000 abitanti) rappresentano la spina dorsale del Paese.

  • Piccoli Comuni (fino a 5.000 abitanti): Sono circa 5.500, ovvero quasi il 70% del totale. Spesso gestiscono la maggior parte del territorio rurale e montano.
  • Comuni Medi (5.000 - 50.000 abitanti): Rappresentano la fascia intermedia, circa il 27%.
  • Grandi Comuni (oltre 50.000 abitanti): Sono una minoranza (circa il 3%), ma ospitano una quota altissima della popolazione totale. Di questi, solo 44 superano i 100.000 abitanti.

2. Tipologia Amministrativa e Funzionale. Oltre alla dimensione, i comuni si distinguono per il loro ruolo amministrativo:

  • Comuni Capoluogo: Sono i centri amministrativi delle province o delle città metropolitane (circa 110).
  • Città Metropolitane: Esistono 14 enti di area vasta (come Roma, Milano, Napoli) che includono il comune centrale e quelli della cintura urbana, con funzioni di coordinamento speciale. 
  • Comuni in Unione/Fusione: Molti piccoli comuni si aggregano in "Unioni di Comuni" per gestire servizi insieme o procedono alla "Fusione" (diventando un unico nuovo ente) per ottenere maggiore efficienza e contributi statali.

 Punti chiave dell'assetto amministrativo colunale. 

  • Prevalenza dei Piccoli Comuni: Come vedi dal grafico, la prima barra domina la scena. Oltre il 69% dei comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti.
  • Frammentazione Geografica: Il Nord Italia (specialmente Lombardia e Piemonte) ospita il maggior numero di comuni a causa di una suddivisione storica del territorio molto capillare.
  • Popolazione vs Enti: Sebbene i comuni sopra i 100.000 abitanti siano pochissimi (meno dell'1%), in essi risiede circa il 15-20% della popolazione nazionale, evidenziando una forte polarizzazione urbana.

martedì 12 maggio 2026

State of Health in the EU. Italia, lo stato dell'assistenza primaria e della MG

Ecco un approfondimento sulle sezioni del rapporto riguardanti la medicina generale e le cure primarie in Italia, che contiene dati significativi sull'efficacia dell'assistenza territoriale, nonostante finanziamenti inadeguati e invecchiamento della forza lavoro; il rapporto Ocse è stato diffuso contemporaneamente al DL Schillaci che vorrebbe riformare il profilo giuridico ed organizzativo del MMG, per evitare che le Case di Comunità restino sguarnite di professionisti sanitari (si veda il post precedente).

1. Carico di lavoro e personale medico

Nonostante l'Italia presenti una densità di medici superiore alla media UE (5,4 ogni 1.000 abitanti, circa il 25% in più), la medicina generale soffre di forti pressioni strutturali:

  • Pazienti per medico: oltre il 50% dei medici di medicina generale (MMG) assiste un numero di pazienti superiore al limite massimo contrattuale di 1.500.
  • Carenza di personale di supporto: a differenza dei medici, la densità di infermieri è di soli 6,9 ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% al di sotto della media UE, limitando il supporto operativo negli studi medici.

Nota: la mappa illustra la carenza regionale stimata di medici di base,
calcolata come aumento percentuale della forza lavoro necessaria per
raggiungere un rapporto target di 1 350 pazienti per medico di base. Questo
obiettivo rappresenta il 90 % del carico di lavoro massimo contrattuale di
1 500 pazienti per medico di base fissato dal contratto collettivo nazionale. I
calcoli si basano sulla popolazione regionale totale e non sono ponderati in
base all’età. Il grigio indica che non è stata calcolata alcuna carenza.
Fonte: calcoli basati sui dati del Ministero della Salute (2025). I dati si
riferiscono al 2023.

2. Efficacia del sistema di "Filtro" e Ospedalizzazioni Evitabili

Il sistema di assistenza primaria italiano si distingue per la capacità di gestire le malattie croniche sul territorio, evitando ricoveri impropri:

  • Primato UE: nel 2023, l'Italia ha registrato il tasso combinato di ricoveri ospedalieri per diabete, insufficienza cardiaca, asma e BPCO più basso dell'Unione Europea, pari a meno della metà della media UE.

  • Studi associati: questo successo è favorito dall'organizzazione del lavoro: nel 2023, il 70% dei MMG operava in studi associati, migliorando la continuità e la qualità delle cure.
  • Gestione del diabete: nonostante un'alta prevalenza della patologia, l'Italia detiene il tasso di ospedalizzazione per diabete più basso dell'UE.

3. Divario nel finanziamento pubblico e tempi di attesa

Un punto critico riguarda la copertura economica dei servizi ambulatoriali, che includono le prestazioni dei MMG e degli specialisti:

  • Sottofinanziamento: solo il 58% dei costi per i servizi medici ambulatoriali è coperto da fondi pubblici, una percentuale nettamente inferiore al 77% della media UE.

  • Accesso al privato: la combinazione tra bassa copertura pubblica e lunghi tempi di attesa per le visite specialistiche spinge molti pazienti a rivolgersi a servizi privati a pagamento (pagamenti "out-of-pocket").

4. Digitalizzazione e Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE)

Il rapporto evidenzia progressi significativi nella digitalizzazione della medicina territoriale grazie ai fondi del PNRR:

  • Connettività: si stima che entro la fine del 2024 la quasi totalità dei medici di base sarà collegata al sistema.

  • Copertura: il nuovo FSE 2.0 punta a coprire il 98% della popolazione, sebbene persistano disparità regionali nella preparazione digitale e nelle competenze dei cittadini.

5. Prescrizioni e appropriatezza: la sfida degli antibiotici

L'attività prescrittiva dei medici di base riflette una sfida persistente per la salute pubblica:

  • Consumo elevato: il consumo di antibiotici in Italia (23,1 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti) è superiore del 16% rispetto alla media UE.

  • Qualità della prescrizione: solo circa la metà degli antibiotici prescritti appartiene al gruppo "Access" dell'OMS (quelli a minor rischio di sviluppare resistenze), un valore lontano dall'obiettivo del 65%.

6. Organizzazione territoriale e ASL

Il sistema si basa su una gestione decentralizzata dove le Aziende Sanitarie Locali (ASL) giocano un ruolo centrale:

  • Governance: le ASL gestiscono i bilanci e contrattualizzano i MMG per fornire assistenza primaria e preventiva.

  • Gatekeeping: i medici di base e i pediatri fungono da filtro obbligatorio per l'accesso a visite specialistiche e cure ospedaliere, garantendo l'appropriatezza dei percorsi di cura.

CONCLUSIONI DEL RAPPORTO

La medicina generale è in declino a causa di disincentivi strutturali e dell’invecchiamento della forza lavoro

Mentre la densità complessiva dei medici in Italia è cresciuta di oltre l’1% all’anno nell’ultimo decennio, la densità dei medici di medicina generale (MMG) è diminuita di circa il 13% nello stesso periodo. Questa contrazione ha portato a un aumento del carico di lavoro: nel 2023, quasi il 52% dei medici di base si occupava di oltre 1.500 pazienti, il carico massimo stabilito dal contratto collettivo nazionale vincolante. Il deficit a livello nazionale è stimato tra i 2.910 e i 5.897 medici di base, corrispondente a un deficit compreso tra l’8% e il 16%, a seconda che il parametro di riferimento utilizzato sia il limite massimo contrattuale o un rapporto più sostenibile di 1.350 pazienti per medico di base. 

Le disparità regionali sono marcate, in particolare al Nord: nella sola Lombardia, per rispettare le soglie contrattuali, sarebbe necessario un aumento del 20% del personale medico di base (Figura 11). Per rispondere a questa situazione, diverse regioni hanno introdotto misure temporanee di mitigazione, come l’aumento dell’età pensionabile a 72 anni e l’impiego di medici ospedalieri in contesti comunitari. Il calo di attrattiva della medicina generale riflette i disincentivi di lunga data presenti sia nei percorsi formativi che in quelli occupazionali. 

A differenza di altre specializzazioni, la formazione dei medici di base è tradizionalmente erogata attraverso programmi regionali extrauniversitari che offrono condizioni meno
favorevoli rispetto alla formazione specialistica universitaria, come borse di studio inferiori di circa il 50% e un elevato carico di lavoro amministrativo che limita il tempo dedicato
alla pratica clinica. L’aumento significativo dei posti per la formazione specialistica universitaria ha probabilmente creato un effetto di sostituzione, spingendo i laureati a scegliere sempre più spesso altri settori. 

Un altro ostacolo strutturale è rappresentato dalla mancanza di equivalenza formale tra il diploma di MMG e le lauree di specializzazione universitaria. Le riforme legislative
attualmente in fase di approvazione in Parlamento mirano a risolvere tale problema, riconoscendo la formazione degli MMG come una scuola di specializzazione formale
e allineandola ad altre specializzazioni, attraverso una formazione più strutturata, una retribuzione più adeguata per i tirocinanti e una maggiore integrazione nei servizi
sanitari locali. 

Il profilo demografico della forza lavoro degli MMG aggrava ulteriormente queste sfide: nel 2023, il 68% degli MMG in attività si era laureato più di 27 anni
prima, con una percentuale superiore al 75% nelle regioni meridionali (Ministero della Salute, 2025). Le proiezioni per i prossimi cinque anni, considerando i pensionamenti previsti e l’ingresso di medici di base neolaureati, indicano che la densità degli MMG diminuirà in modo più marcato nel Sud, in particolare in Campania, Puglia e Sicilia.