sabato 1 agosto 2026

A proposito di melanomi, abbronzature e creme protettive: occhio agli abbagli cognitivi da "colpo di sole"!

Negli ultimi giorni sulle reti sociali, in particolare FaceBook, si è scatenata una sorta di piccola tempesta "infodemica" di provincia, a proposito delle "scandalose" affermazioni della dermatologa ed oncologa dottoressa Rasio circa i risultati di una ricerca che ha documentato la correlazione statistica tra insorgenza melanomi e utilizzo delle creme solari. Il messaggio lanciato via web della dottoressa è così semplificabile: "le creme solari sono tossiche e aumentano il rischio di melanomi mentre il sole ha un ruolo protettivo".

Il proverbiale uomo della strada ha obiettive difficoltà ad interpretare i dati della ricerca, per il carattere ostico dei concetti statistici, per cui si affida al parere di esperti di fiducia che diventano anche influencer "scientifici". Meno giustificabile è l'analfabetismo probabilistico degli influencer che diffondono acriticamente opinioni viziate da bias cognitivi, probabilmente senza esserne consapevoli, prendendo cosi' lucciole per lanterne.

La vicenda è sintomatica di quanto possa essere radicato il bias cognitivo delle correlazioni spurie (o spurious correlation bias) perfino tra i professionisti della salute che ne dovrebbero essere immuni; si tratta dell'errore in cui si incorre quando si interpreta una correlazione statistica come dimostrazione di una relazione causa-effetto oggettiva, mentre in realtà la connessione tra i dati può essere fittizia, apparente o fuorviante, nascondendo altri fattori di rischio "occulti".

Cade in questo bias interpretativo chi sottovaluta i limiti della statistica frequentistica e della probabilità aleatoria, che inducono a interpretare erroneamente le correlazioni in chiave deterministica, ovvero come cause necessarie e sufficienti tra due variabili, in modo generalizzato come indica il proverbiale aforisma "post hoc ergo propter hoc"; in realtà ogni fattore di rischio è riferito alle medie di popolazione e non può essere automaticamente applicato in modo induttivo a tutti i possibili casi; in questo modo si rischia anche di cadere nel bias della singola causa (si veda il PS) che semplifica un fenomeno multifattoriale inserito in una "rete causale", come quella oncologica, spesso abbinato al bias ecologico, che trasferisce automaticamente le evidenze emerse dagli studi di popolazione (validità interna) ai singoli individui (validità esterna).

L'associazione di questi bias cognitivi si presta ad una interpretazione deterministica, trasformando la correlazione in un nesso causale necessario e sufficiente, mentre si tratta di un legame probabilistico, mediato dal concetto di rischio.

Il frequentismo, inserito in questa cornice esplicativa culturale, può indurre equivoci interpretativi e distorsioni valutative nel segno del riduzionismo ad un unico fattore, rispetto alla complessita' e varieta' delle reti causali. Il problema non è tanto nella falsità delle affermazioni della professoressa, ma nella sua personale interpretazione dei dati, viziata da semplificazioni di facile diffusione e comprensione per chi è privo di adeguate basi cognitive. 

IL METODO. E' interessante considerare il metodo utilizzato per leggere il dato inatteso e probabilmente spurio emerso dalla ricerca, dando naturalmente per scontata la buona fede: la dermatologa ha applicato senza esitazione la generalizzazione induttiva che, abbinata al bias della causa singola, ha portato alla conclusione che le creme solari "tossiche" aumentano i casi di melanoma - come se non esistesse una ampia gamma di filtri solari - con il corollario che l'esposizione al sole invece è un fattore protettivo. In alternativa poteva proporre l'interpretazione "fallibilista" più soft e realistica, ovvero che forse alcune creme non offrono una sufficiente protezione dai raggi solari per i fototipi più sensibili/suscettibili e/o per scorrette modalità di applicazione o di esposizione ai raggi solari.

Insomma non ha preso in considerazione la probabile natura spuria dell'inattesa correlazione, avanzando ipotesi alternative in linea con le prove cliniche, fisiopatologiche ed epidemiologiche che dimostrano il nesso tra melanoma ed esposizione solare, ottemperando ai criteri di Bradfor-Hill per la dimostrazione delle relazioni causali nelle malattie non trasmissibili.

Per scegliere questa strada doveva adottare il modello bayesiano, alternativo al frequentismo, che consiste nel rivedere l'iniziale probabilita' a priori della teoria esplicativa proposta, sulla base delle informazioni già disponibili e delle acquisizioni che via via possono emergere dalla ricerca, nel segno della conferma o del ridimensionamento della stima dell'ipotesi di lavoro. Con l'approccio bayesiano poteva interpretare la ricerca in due modi.

Il risultato sorprendente toglieva in apparenza un mattoncino al muro probatorio della teoria esplicativa sui danni dei raggi solari, senza tuttavia far crollare l'edificio tirato su nei decenni accumulando dati epidemiologici e fisiopatologici convergenti nel rafforzare l'ipotesi sui diversi rischi per il melanoma. Insomma una piccola crema "fallibilista" da analizzare e tentare di spiegare, al di là della dubbia correlazione statistica, con ricerche specifiche, ad esempio sul tipo di filtri solari utilizzati e/o sulle modalità e tempi di esposizione ai raggi UV dei pazienti più o meno suscettibili.

Invece ha preso per buona la correlazione spuria, come prova provata del rischio oncologico delle creme, e di rifesso ha scagionato il sole dal ruolo di principale fattore per l'insorgenza del melanoma, proponendo in sostanza una rivoluzione paradigmatica alla Kuhn, simile a quella copernicana; in pratica ha letto la ricerca come uno terremoto che si abbatte sulle fondamenta dell'intero castello probatorio edificato dai ricercatori, aggiungendo via via mattoni fisiopatologici, epidemiologici e clinici, per supportare il ruolo patogeno dei raggi solari.

IL PRECEDENTE. C'è uno storico caso di "rivoluzione" paradigmatica in medicina che vale la pena di citare per un confronto metodologico con l'attualità, ovvero la scoperta del ruolo eziologico del batterio helicobacter pylorii nella malattia ulcerosa gastro-duodenale.

I ricercatori Barry Marshall e John Robin Warrenautori della scoperta, adottarono a suo tempo il processo bayesiano di revisione della stima iniziale, grazie alla prove empiriche raccolte a favore della loro intuizione, inizialmente squalificata dai sostenitori della spiegazione allora prevalente; con metodo e accumulando via via solidi dati empirici confutarono le precedenti spiegazioni fisiopatologiche ed eziologiche che escludevano a priori la presenza di un batterio nell'ambiente acido gastrico. 

Ai due ricercatori australiani è servito oltre un decennio di duro lavoro di ricerca per vincere le resistenze verso la loro ipotesi, meritandosi alla fine pure il premio Nobel della medicina nel 2005, grazie a una scoperta che ha rivoluzionato l'approccio terapeutico alle ulcere gastro-duodenali.

Nella nostra vicenda invece l'opinione dei follower ha fatto la differenza e i like hanno approvato a furor di popolo web la nuova "verità" scientifica, decretando il trionfo mediatico dei bias cognitivi a supporto del negazionismo solare. 

Il mismatch tra dimensione di coorte e il livello individuale è limite dell'impostazione frequentistica, che genera semplificazione e distorsioni cognitive che spiegano l'impatto mediatico sui follower, per il bisogno di trovare conferme al complotto ai loro danni, ordito dall'establishment professionale che facendo leva sulla paura dei raggi solari persegue i propri interessi. 

LE REAZIONI. Oltre ai video di medici e dermatologi, che contestano le affermazioni della dermatologa, sono state inviate all'Ordine dei medici di Roma svariate denunce con la richiesta di provvedimenti disciplinari per violazione del Codice Deontologico.

A mio parere è controproducente evocare la repressione disciplinare ordinistica, facendo della protagonista una perseguitata, quando sarebbe necessario e più utile un corso di formazione sulle basi epistemologiche del pensiero probabilistico. E' un errore mediatico invocare una sorta di rieducazione "scientifica" o la censura ordinistica dell'interessata per lesa maestà mainstream, come propone qualcuno, dimenticando che nell'impostazione frequentistica si possono annidare simili qui pro quo interpretativi, come ben illustrato dall'ironico sito che raccoglie le più buffe e improbabili correlazioni statistiche https://www.tylervigen.com/spurious-correlations

Di fatti stanno fioccando i post a sostegno della paladina dell'anticonformismo scientifico e a difesa dei bias interpretativi proclamati coram populo con grande sicurezza. Personalmente mi guardo bene dall'invocare la repressione ordinistica ad personam per lesa maestà mainstream, come propongongono coloro che dimenticano quanto possano essere insidiosi i bias interpretativi in oggetto. 

Il mio è il tentativo, probabilmente velleitario, di riportare il dibattito su un piano meta-cognitivo rispetto all'oggetto specifico, per favorire la riflessione critica sul metodo probabilistico più gettonato, che purtroppo induce questi effetti mediatici. Insomma servirebbe una formazione al pensiero e alla lettura critica degli studi e iniziative di alfabetizzazione sulle basi epistemologiche del probabilismo. 

E' inappropriato reclamare provvedimenti disciplinari, facendo della protagonista una perseguitata del libero pensiero anti sistema. Di fatti stanno fioccando i post in difesa dei bias cognitivi della dermatologa, vittima dell'intolleranza dogmatica della casta mainstream. 

BIBLIOGRAFIA

Alla complessa vicenda scientifica e sociale della teoria batterica delle ulcere peptiche il filosofo della scienza Paul Thagard ha dedicato la II parte del suo volume sulla "spiegazione scientifica della malattia" (ed Mc Graw-Hill, 2000).

P.S. Il bias della singola causa è la tendenza a pensare che un fenomeno complesso abbia una sola causa. Porta a semplificare eccessivamente la realtà, riducendo l'attenzione a un unico fattore e trascurando la natura multifattoriale di eventi come le malattie croncihe non trasmissibili ma anche quelle infettive contagiose.

Sinonimi e termini correlati: è anche conosciuto come fallacia della causa singola (fallacy of the single cause), semplificazione causale eccessiva (causal oversimplification), o riduzionismo causale (causal reductionism).

Questo bias riflette una preferenza per spiegazioni semplici e lineari (“A ha causato B”), che sono più facili da elaborare rispetto a storie causali più complesse che richiedono di tenere traccia di molteplici linee di causalità.

domenica 26 luglio 2026

I nodi organizzativi del debito orario nelle CdC (II parte): i bisogni non differibili e la continuità assistenziale diurna

Nel precedente post ho indicato alcuni nodi problematici della gestione delle Case della Comunità, in relazione al debito orario 6 ore dei Medici di AP negli Hub. Quello più concreto riguarda la mancanza di spazi fisici adeguati per i medici a ciclo di scelta, spesso assenti nella pianta della struttura al pari di un sistema informativo adatto, per non parlare dell'organizzazione delle medicine di gruppo nemmeno prese in considerazione. Al MMG è riservato al massimo uno studio per le visite, come una sorta di raro esemplare zoologico da proteggere e preservare dall'autoestinzione. 


LA CdC MINI-PS
. La continuità assistenziale 8-20 (7 giorni su 7 nelle CdC Hub e 6 giorni su 7 negli Spoke) come estensione diurna di quella notturna, ha l'obiettivo di intercettare i cosiddetti bisogni non differibili (si veda il PS), vale a dire le urgenze soggettive che spingono una fetta di pazienti in PS affollandolo in modo improprio di codici bianchi e verdi

A parte il carattere poco realistico della copertura H12 8-20 6 su 7 nelle CdC Spoke, resta il problema della modalità di accesso: se fossero in autopresentazione senza filtro  potrebbero crearsi le stesse condizioni che provocano l'"intasamento" del PS, perchè gli accessi impropri in PS sono una massa non indifferente, che arriva ad 1/4 del totale mentre la somma dei bianchi e verdi arriva ai 2/3. Bisogna inoltre tener conto che la valutazione cromatica avviene con la visita medica al termine dell'iter in PS, dopo che i 2/3 dei codici bianchi e  3/4 dei verdi vengono sottoposti ad accertamenti e visite specialistiche, procedure improponibili nella CdC Hub e ancor meno negli Spoke. Difficilmente quindi il generalista isolato potrebbe portare a termine questa sorta di triage extra ospedaliero senza l'apporto degli accertamenti necessari per inquadrare il problema e senza le consulenze specialistiche disponibili nei PS, onde prevenire rischi medico-legali (medicina difensiva). 

Gli esami eseguiti in PS tentano di compensare il deficit di informazioni sui soggetti giunti in PS senza alcuna documentazione che, al contrario, è sempre disponibile nelle medicina di gruppo dove i medici condividono e possono consultare/aggiornare in tempo reale la stessa "cartella clinica" elettronica.  Quanti generalisti accettaranno gli stessi rischi dimettendo dalla CdC pazienti con sintomi aspecifici senza poter eseguire un set minimo di esami?

Se invece dovesse prevalere l'accesso tramite il filtro del n. 116117, come avviene con la Continuità Assistenziale notturna e festiva, allora la CdC verrebbe percepita come una struttura protetta da barriere "burocratiche", vanificando l'obiettivo della facile accessibilità, alternativa a quella del PS, per intercettare i codici "minori". E' probabile che si recheranno nelle CdC prevalentemente i cittadini rimasti senza medico, nelle aree interne e lontane dai grandi centri abitati, o pazienti per bisogni burocratici occasionali, che hanno difficoltà a trovare il proprio Mmg, ammesso che la CdC sia a poca distanza dal comune di residenza e non comporti impegnativi trasferimenti. 

Le mega CdC Hub sono state collocate nei comuni medi e grandi dove saranno quindi abbastanza accessibili, ma assai meno per i cittadini più bisognosi che abitano in quelli piccoli e nelle aree interne in via di spopolamento. E' questo il paradosso del DM77 che ha distribuito i 1038 Hub finanziati con un astratto calcolo "ragionieristico", senza tener conto delle condizioni geografiche, demografiche e orografiche dei territori. Insomma la CdC Hub saranno presenti nelle zone dove sono meno utili e necessarie. Non a caso le regioni hanno integrato con i propri fondi l'insufficiente numero di strutture che, secondo il monitoraggio di fine 2025, sono arrivate a 1715.

Insomma le CdC Hub potrebbero rivelarsi un contesto deprofessionalizzate, dove prevalgono funzioni ripetitive, frammentate e di basso profilo clinico-assistenziale, ammesso che la gente frequenti le CdC,  perlomeno nei territori in cui molti assistiti sono senza MMG, per zone cronicamente carenti, anche se bisognerà attendere l'autunno per avere riscontri statistici significativi sull'afflusso delle gente. Peraltro già si segnalano CdC deserte o con medici che durante il loro turno leggono libri e portano avanti iil lavoro post office. 

Le CdC così pensate saranno un ibrido tra i vecchi poliambulatori ex Inam e i consultori familiari, prive di una identità e riconoscibilità sociale, nelle quali la MG non ha cittadinanza e dignità professionale, se non nel ruolo di tappa buchi e "discarica" burocratica. Tra l'altro mancano garanzie sui fondi regionali per i compensi orari stabiliti dall'integrazione dell'ACN; quando i dirigenti regionali si accorgeranno che pochi utenti frequentano le CdC, ammesso che si riescano a coprire con i turni di 3-6 ore anche quelli scoperti per malattia, gravidanza, vacanze, permessi etc., si porrà il problema della loro sostenibilità economico-finanziaria.

CONCLUSIONE. Questi problemi sono l'esito avvelenato del continuo rinvio degli Acn per mancanza di un progetto organizzativo credibile, fino a partorire soluzioni contraddittorie in zona Cesarini per far funzionare mega strutture da 50-60 mila abitanti, avulse dai bisogni dei territori e dalla rete territoriale diversificata di prossimità. 

L'innesto del debito orario stride con il progetto originario di CdC Hub del DM77, come una sorta di corpo estraneo fino al rischio di una reazione di rigetto. In buona sostanza la gestione del mini-PS è incompatibile con quella della cronicità, sia per le modalità di accesso sia per l'organizzazione clinico-assistenziale, generalista e specialistica. E' paradossale che al MMG di cui si dice tutto il male possibile dal Covid-19 in avanti, cumulando pregiudizi e radicati bias cognitivi, vengano affidate funzioni che in ambiente ospedaliero restano nettamente distinte. Le principali criticità limitanti restano il sistema informativo, il capitale professionale (MMG, infermieri, specialisti, personale amministrativo) e il modello di apertura/integrazione con il resto del sistema e verso l'ambiente.

La soluzione escogitata all'ultimo minuto si sovrappone agli AIR già attivi e a quelli da poco varati, con l'unico obiettivo di evitare la restituzione dei fondi del Pnnr, che ne avrebbe certificato i fallimento, peraltro prevedibile per l'incompetenza culturale dei decisori pubblici circa le dinamiche sociorelazionali ed organizzative dell AP, testimoniata dal ripetuto cambiamento dei numeri delle CdC finanziate e dai ritardi nella realizzazione.

Tuttavia gli esiti a breve potrebbero essere addirittura peggiori per un doppio effetto boomerang sul territorio: l'introduzione del debito orario potrebbe incentivare il pensionamento anticipato degli ultra 65enni e disincentivare la partecipazione al Corso di Formazione regionale, con ulteriore blocco del ricambio generazionale e altri milioni di cittadini privati di assistenza primaria.

P.S. Integrazione della continuità assistenziale nella CdC (settembre 2025: linee di indirizzo regionali sull'attivita' oraria dei medici RUAP).

Si rappresenta quindi la necessità di avviare una rivisitazione della continuità assistenziale...al fine di espletare attività per bisogni non differibili, garantendo l’assistenza h 24 come prevista dal DM n. 77/2022....ad integrazione dell’assistenza fiduciaria con la presenza dei medici del ruolo unico h 24, 7 giorni su 7. L’orario di attività articolato nell’arco delle 24/12 ore giornaliere permette alla CdC hub e spoke di svolgere funzioni di primo livello disponendo di competenze cliniche e strumentali adeguate a fornire risposte a situazioni di minore criticità e bassa complessità e a garantire una prima risposta sanitaria sul territorio. Nelle CdC viene espletata attività per bisogni non differibili che comprende:

  • erogazione di prestazioni assistenziali non differibili, a tutta la popolazione, di ogni fascia di età, secondo i modelli organizzativi regionali, con particolare riferimento alla funzionalità del Numero Unico Europeo 116117;
  • effettuazione di visite mediche anche mediante l’utilizzo di strumentazione di diagnostica di primo livello e rilascio di prescrizioni mediche;
  • gestione e supporto della presa in carico di pazienti in condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità, sulla base di protocolli aziendali;
  • effettuazione di visite occasionali, erogazione dell’assistenza ai turisti ed agli studenti fuori sede, ai cittadini non residenti ed altre categorie di utenti.

L’accesso del cittadino avviene mediante invio del 116117, da parte dei Medici del Ruolo unico di assistenza primaria e PLS, fermo restando l’accesso in autopresentazione. I criteri di esclusione dall’accesso sono definiti a livello regionale per fattispecie particolari quali ad esempio:

  • Dolore toracico
  • Dispnea acuta
  • Deficit neurologico acuto
  • Cefalea intensa e inusuale
  • (Poli)Trauma
  • Sincope/perdita di conoscenza

 

martedì 21 luglio 2026

I nodi organizzativi del debito orario nelle CdC (I parte): soluzioni architettoniche e gestione della cronicità

Che effetti avrà l'introduzione del debito orario di 6 ore in CdC per i medici dell'AP, con la modifica ad hoc dell'ACN attualmente vigente? Il rischio è che l'accordo venga applicato a livello regionale in modo disomogenee e contraddittorio riguardo alle funzioni indicate nei documenti ministeriali dal DM77 fino alle linee di indirizzo del settembre 2025 per l'attività oraria dei medici del Ruolo Unico di Assistenza Primartia (RUAP). 

venerdì 3 luglio 2026

Problemi e criticità organizzative per l'implementazione del debito orario di 6 ore nelle Case della Comunità

 Fabbisogno orario del personale medico per la copertura oraria h12

Fabbisogno orario complessivo su tutto il territorio nazionale

  • Fabbisogno settimanale standard (66 ore per 1715 CdC): 113.190 ore/settimana
  • Fabbisogno settimanale con sostituzioni (+10%): ~124.509 ore (arrotondato a 125.000)
  • Volume orario totale annuo nazionale: 6.474.468 ore

giovedì 2 luglio 2026

Quante ore e quanti medici serviranno per garantire la presenza settimanale H12 nelle Case della Comunutà?

Problema: quale è il fabbisogno di ore/medici per garantire almeno la presenza diurna di un medico dell'AP nelle CdC, con il debito di 6 ore settimanali/medico, per 48 settimane/anno a turni di 3 ore, introdotto della recente integrazione dell'ACN per l'AP? 

venerdì 26 giugno 2026

Chi lucra sui bisogni della gente per i tempi di attesa?

Sul supplemento Salute de La Repubblica del 25 giugno la direttrice Minerva nel suo editoriale si lancia in insistenti giudizi/accuse sulla natura libero professionale e corporativa della MG, oltre ad espressioni poco eleganti, come tacciare i generalisti di essere "operatori che se ne possono fregare" delle priorità del SSN. L'argomento è quello preferito da un certo giornalismo e stupisce che pure Repubblica si accodi passivamente alle colleghe del Data Room del Corriere, che lo cavalcano da un lustro come premessa denigratoria e pregiudiziale verso l'intera categoria.

La presunta corporazione è così potente che i nuovi ingressi al corso regionale da anni sono inferiori del 30% circa rispetto ai posti disponibili. Possibile che i medici italiani siano così ingenui, per non dire di peggio, da non approfittare dei consistenti privilegi corporativi?  Perchè i giovani medici non accettano centinaia di incarichi in zone carenti, come quelle milanesi documentate negli stessi giorni da Repubblica, laddove in poche settimane potrebbero arrivare al massimale, a cui si possono aggiungere sostanziosi incentivi economici come in Sardegna?  Evidentemente si tratta di una corporazione composta da masochisti e autolesionisti, a tal punto che per i rifiuti dei posti vacanti vasti territori sono abbandonati e in via di desertificazione sanitaria. 

mercoledì 24 giugno 2026

I nodi del debito orario dei medici di MG nelle Case di Comunità

Nell'ultimo quarto di secolo non s'era mai visto un pre-accoro sull'ACN per la MG dopo trattative febbrili come quelle concluse ieri. A cosa si deve questa gran fretta di chiudere una pre-intesa, che nei precedenti decenni è avveunta regolarmente oltre la data di validità triennale, con le più varie coalizioni di governo nessuna esclusa? Finalmente la parte pubblica è stata travolta da una ondata di correttezza, lealtà sindacale, rispetto istituzionale delle normative dalla stessa definite, invece della consueta tattica della dilazione e del rinvio sine die delle trattive per mettere alla corda la controparte? 

Il miracolo di queste settimene ha radici meno nobili ed elevate: si tratta solo di evitare la tirata d'orecchi comunitaria per non aver rispettato gli impegni sottosrcritti con l'accettazione dei generosi miliardi del PNNR. A Bruxelles non fanno sconti e non accettano la furbesca tattica del rinvio delle scadenze e del mancato rispetto dei patti: insomma c'era il rischio di restituire i miliardi non spesi o già incassati per non aver rispettato il processo di implementazione del Piano, ad esempio con Case della Comunità prive degli operatori sanitari delle cure primarie, ai quali erano specificatamente destinate. 

Peraltro in alcune realtà nella CdC da 50-60mila abitanti non sono nemmeno previsti locali di visita per i MMG, mentre per l'applicazione sul campo dell'ACN 2025-2027 serviranno mesi e forse l'intero secondo semestre dell'anno.

Il flop delle mega CdC, ampiamente annunciato, si avvicina con il conto alla rovescia in vista del fatidico 30 giugno, dopo di che si scatenera' la ridda delle verifiche giornalistiche sulle strutture attive e sui servizi offerti, in parallelo alla raccolta dati della task force ministeriale e alle ispezioni dei funzionari comunitari sul rispetto dei parametri funzionali pattutiti. Si spera che i dati sulla implementazione del Piano quinquennale per le cure primarie arrivino prima della pausa estiva e non a settembre. 

 

 Al link del Quotidiano Sanità si può scaricare il testo completo

Le trattative dell'ultima settiman si sono focalizzate sul debito orario di 6 ore necessario per garantire la presenza di almeno un generalista nelle 12 ore dal lunerdì al venerdì; la pre-intesa ha risvolti sia normativi che economici. Il documento sottoscritto da 2 sindacati è una sorta di dichiarazione di intenti che modifica l'ACN vigente e anticipa i contenuti dell'ACN 2025-2027, di cui peraltro non è stato ancora deliberato l'atto di indirizzo, propedeutico alle trattative e alle tappe dell'iter, fino alla pubblicazione in GU.

L'accordo del 23 giugno contiene le norme di riferimento per le 6 ore di debito orario dei medici a ciclo di scelta, che modificano alcuni articoli dell'ACN vigente e saranno la base del prossimo ACN, negoziato in autunno e che verosimilmente entrerà in vigore dal 2027. 

L'obiettivo primario dell'intesa del 23 giugno è quello di garantire la presenza di almeno un medico del RU di AP nella fascia oraria 8-20. Una volta ripartiti i turni tra i medici del RU le eventuali carenze residue verranno coperte dai medici a ciclo di scelta che operano nel territorio della CdC; i MMG potranno anche concordare tra loro una diversa distribuzione dei turni, sentito il referente di AFT laddove presente, che si incaricherà di ripartire il fabbisogno residuo tra tutti gli aderenti. I medici a ciclo di scelta saranno comunque tenuti ad assicurare una presenza continuativa di almeno 3 ore.

Il protocollo del 23 giugno stabilisce un compenso unico nazionale di 38,7 €/ora, per le attività nelle CdC - inferiore ai 60 € dell'Air veneto da poco firmato - salvo "le eventuali integrazioni regionali correlate a ulteriori funzioni specifiche"

Il futuro ACN 2025-2027 dovrà scegliere alcuni aspetti ancora indefiniti come: quali saranno i compiti professionali e le modalità di consultazione delegate ai medici a ciclo di scelta nelle ore svolte in CdC? Saranno le stesse o diverse da quelle definite dal documento delle regioni del settembre 2025 per i medici del RU a ciclo orario (si veda il PS)?

Serviranno alcuni mesi perchè le modifiche all'ACN vigente diventino operative e si possa verificare il loro impattpo sulla funzionalità delle CdC finanziate dal  PNRR territoriale. 

Nel frattempo si apriranno spiragli per i ricorsi contro le nuove norme, vista l'opposizione dei due sindacati che non hanno sottoscritto l'intesa e le reazioni negative dei medici del Ruolo Unico.

P.S. LINEE DI INDIRIZZO PER L’ATTIVITÀ ORARIA DEI MEDICI DEL RU NELLE CdC (sett. 2025)

Attività assistenziale a prestazione oraria presso le CdC

Tra le attività della CdC, assume particolare rilievo la figura del medico del ruolo unico di assistenza primaria nel contribuire all’erogazione dell’assistenza primaria e della continuità assistenziale che prevede la presenza di personale medico h24 sette giorni su sette, nelle hub e, h12 sei su sette, nelle spoke.

Ad ogni CdC hub afferiscono quindi funzionalmente i Medici del ruolo unico di assistenza primaria nei modi definiti dall’ACN. Tali medici, appartenenti alle rispettive AFT, devono essere collegati tra loro e con la CdC hub, anche attraverso la condivisione di strumenti e sistemi applicativi informatici, che permettano interscambio di informazioni allo scopo di diagnosi e cura.

I Medici del ruolo unico di assistenza primaria a ciclo di scelta operano all’interno delle CdC hub e spoke secondo la programmazione regionale e aziendale e nei rispettivi studi professionali al fine di garantire la capillarità del servizio erogato, in particolare nelle aree interne e rurali.

In applicazione dell’ACN vigente, i medici del ruolo unico da impegnare nello svolgimento dell’attività oraria presso le CdC sono:

  •       i medici con incarico a ciclo di scelta attribuito fino al 31.12.2024 non massimalisti che optano volontariamente per il nuovo ruolo unico secondo le procedure previste dall’ACN 2024;
  • i medici con incarico temporaneo che si diplomano a partire dall’anno 2025;
  • i medici convenzionati a partire dall’anno 2025 a seguito delle procedure per l’attribuzione di incarichi a tempo indeterminato, determinato e temporaneo;
  • i medici già titolari di incarico a tempo determinato e indeterminato o temporaneo ad attività oraria.

Con riferimento specifico all’attività oraria da svolgersi presso le CdC, il medico del ruolo unico di assistenza primaria fornisce prestazioni ambulatoriali, al fine di contribuire alla continuità dell’assistenza per l'intero arco della giornata ed allo svolgimento di ulteriori attività in favore dei cittadini.

L‘attività oraria svolta dai medici del ruolo unico presso le CdC è coordinata funzionalmente ed organizzativamente a livello distrettuale ed è rivolta alla popolazione di riferimento nei modi definiti dall’ACN per garantire l’integrazione organizzativa e professionale e agevolare l’accesso dei cittadini alle cure.

L’Azienda assegna ai medici del ruolo unico le sedi di attività a prestazione oraria e predispone, su base distrettuale, i turni di servizio, in collaborazione con i referenti di AFT, sentiti i medici interessati. I turni di servizio sono assegnati sulla base del principio della equità distributiva fra tutti i medici incaricati.

Organizzazione della continuità dell’assistenza e CdC

L’ACN vigente supera il concetto di servizio di continuità dell’assistenza (SCA) articolato in turni notturni e diurni festivi che assicurava le prestazioni sanitarie non differibili ai cittadini residenti negli ambiti territoriali afferenti alle sedi di servizio assegnate dalle Aziende per passare ad una concezione più ampia di continuità assistenziale anche in orario diurno e feriale che favorisce l’integrazione dei servizi territoriali attraverso il coordinamento dell’attività oraria dei medici del ruolo unico da svolgersi presso le sedi delle AFT, UCCP, Case della Comunità hub e spoke, Ospedali di Comunità nonché presso ambulatori diurni di medicina generale ad integrazione dell’assistenza fiduciaria concorrendo in questo modo all’incremento della capacità e della qualità di tutto il sistema.

La continuità dell’assistenza nei confronti di tutta la popolazione di riferimento nei modi definiti dall’ACN, inclusa quella in età pediatrica per le prestazioni richieste nelle fasce orarie notturne, il sabato ed i festivi, è organizzata dalla Azienda sanitaria secondo quanto disposto dall’art. 44 ACN dei MMG tenendo conto del coordinamento dell'orario di apertura degli studi dei medici a ciclo di scelta e dei pediatri di libera scelta nonché dell'offerta assistenziale in relazione alle caratteristiche demografiche, alle peculiarità geografiche e di densità abitativa del territorio.

Integrazione della continuità assistenziale nella CdC

Si rappresenta quindi la necessità di avviare una rivisitazione della continuità assistenziale come attualmente intesa utilizzando tutti gli strumenti previsti dall’art. 44 dell’ACN e prevedendo in via prioritaria che le attuali sedi di Continuità Assistenziale siano collocate all’interno delle Case della Comunità al fine di espletare attività per bisogni non differibili, garantendo l’assistenza h 24 come prevista dal DM n. 77/2022, fatta salva la possibilità di definire sedi ulteriori per aree interne distanti dai presidi territoriali.

Allo scopo di rinforzare la rete di offerta delle cure primarie, nella CdC hub è garantita l’assistenza medica ad integrazione dell’assistenza fiduciaria con la presenza dei medici del ruolo unico h 24, 7 giorni su 7. L’orario di attività articolato nell’arco delle 24/12 ore giornaliere permette alla CdC hub e spoke di svolgere funzioni di primo livello disponendo di competenze cliniche e strumentali adeguate a fornire risposte a situazioni di minore criticità e bassa complessità e a garantire una prima risposta sanitaria sul territorio. 

Nelle CdC viene espletata attività per bisogni non differibili che comprende:

  •           erogazione di prestazioni assistenziali non differibili, a tutta la popolazione, di ogni fascia di età, secondo i modelli organizzativi regionali, con particolare riferimento alla funzionalità del Numero Unico Europeo 116117;
  • effettuazione di visite mediche anche mediante l’utilizzo di strumentazione di diagnostica di primo livello e rilascio di prescrizioni mediche;
  • gestione e supporto della presa in carico di pazienti in condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità, sulla base di protocolli aziendali;
  • effettuazione di visite occasionali;
  • erogazione dell’assistenza ai turisti ed agli studenti fuori sede, ai cittadini non residenti ed altre categorie di utenti.

L’accesso del cittadino avviene mediante invio del 116117, da parte dei Medici del Ruolo unico di assistenza primaria e PLS, fermo restando l’accesso in autopresentazione. I criteri di esclusione dall’accesso sono definiti a livello regionale per fattispecie particolari quali ad esempio:

-          Dolore toracico

-          Dispnea acuta

-          Deficit neurologico acuto

-          Cefalea intensa e inusuale

-          (Poli)Trauma

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martedì 16 giugno 2026

Pro-memoria normativo: UCCP, Ruolo Unico, Case della Comunità Spoke, Debito Orario del RU

1-Legge Balduzzi N. 189/2012  

Art. 1 - (Riordino dell'assistenza territoriale e mobilità del personale delle aziende sanitarie)

1.     Le regioni definiscono l'organizzazione dei servizi territoriali di assistenza primaria promuovendo l'integrazione con il sociale, anche con riferimento all'assistenza domiciliare, e i servizi ospedalieri, al fine di migliorare il livello di efficienza e di capacità di presa in carico dei cittadini, secondo modalità operative che prevedono forme organizzative monoprofessionali, denominate aggregazioni funzionali territoriali, che condividono, in forma strutturata, obiettivi e percorsi assistenziali, strumenti di valutazione della qualità assistenziale, linee guida, audit e strumenti analoghi,

2.     nonchè forme organizzative multiprofessionali, denominate unità complesse di cure primarie, che erogano, in coerenza con la programmazione regionale, prestazioni assistenziali tramite il coordinamento e l'integrazione dei medici, delle altre professionalità convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, degli infermieri, delle professionalità ostetrica, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e del sociale a rilevanza sanitaria. In particolare, le regioni disciplinano le unità complesse di cure primarie privilegiando la costituzione di reti di poliambulatori territoriali dotati di strumentazione di base, aperti al pubblico per tutto l'arco della giornata, nonchè nei giorni prefestivi e festivi con idonea turnazione, che operano in coordinamento e in collegamento telematico con le strutture ospedaliere.

3.     Le regioni, avvalendosi di idonei sistemi informatici, assicurano l'adesione obbligatoria dei medici all'assetto organizzativo e al sistema informativo nazionale, compresi gli aspetti relativi al sistema della tessera sanitaria, secondo quanto stabilito dall'articolo 50 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, nonchè la partecipazione attiva all'applicazione delle procedure di trasmissione telematica delle ricette mediche.

4.     Le aggregazioni funzionali territoriali e le unità complesse di cure primarie erogano l'assistenza primaria attraverso personale convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Le regioni possono, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, prevedere la presenza, presso le medesime strutture, sulla base della convenzione nazionale, di personale dipendente del Servizio sanitario nazionale, in posizione di comando ove il soggetto pubblico incaricato dell'assistenza territoriale sia diverso dalla struttura di appartenenza. Il personale convenzionato è costituito dai medici di medicina generale, dai pediatri di libera scelta e dagli specialisti ambulatoriali.

5.     Per i medici di medicina generale è istituito il ruolo unico, disciplinato dalla convenzione nazionale, fermi restando i livelli retributivi specifici delle diverse figure professionali.

 2 - DM 77/2022 - Case della Comunità Spoke

La CdC spoke garantisce, nell’ambito delle professionalità disponibili a legislazione vigente anche attraverso interventi di riorganizzazione aziendale, l’erogazione dei seguenti servizi, anche mediante modalità di telemedicina:

·      Équipe multiprofessionali (MMG, PLS, Specialisti Ambulatoriali Interni (SAI) e dipendenti, Infermieri e altre figure sanitarie e sociosanitarie);

·       Presenza medica e infermieristica almeno h12 - 6 giorni su 7 (lunedì-sabato);

·       Punto Unico di Accesso (PUA) sanitario;

·    Alcuni servizi ambulatoriali per patologie ad elevata prevalenza (cardiologo, pneumologo, diabetologo);

·      Servizi infermieristici sia in termini di prevenzione collettiva e promozione della salute pubblica, inclusa l’attività dell’Infermiere di Famiglia o Comunità (IFoC), sia di continuità di assistenza  sanitaria, per la gestione integrata delle patologie croniche;

·       Programmi di screening;

·       Collegamento con la Casa della Comunità hub di riferimento;

·       Sistema integrato di prenotazione collegato al CUP aziendale;

·       Partecipazione della Comunità e valorizzazione co-produzione, attraverso le associazioni di cittadini, volontariato.

3- LINEE DI INDIRIZZO PER L’ATTIVITÀ ORARIA DA RENDERE DA PARTE DEI MEDICI DEL RUOLO UNICO DI ASSISTENZA PRIMARIA NELLE CASE DELLA COMUNITÀ (sett. 2025)

Case della Comunità e forme organizzative della medicina convenzionata. 

 La CdC, intesa come struttura dell’assistenza territoriale e presidio sanitario di un territorio, costituisce il riferimento naturale dell’Unità Complessa delle Cure Primarie (UCCP) prevista dagli Accordi collettivi nazionali della medicina convenzionata, alla quale sono funzionalmente collegate le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) dei medici del ruolo unico di assistenza primaria, dei pediatri di libera scelta e degli specialisti aa bulatoriali, dei veterinari eventualmente integrati (art. 6, co. 3 dell’ACN SAI 2024) e dei professionisti.
Il carattere multiprofessionale dell’UCCP viene garantito attraverso il coordinamento e l’integrazione principalmente dei medici, convenzionati e dipendenti, delle altre professionalità convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, degli odontoiatri, degli infermieri, delle ostetriche, delle professioni tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e del sociale a rilevanza sanitaria.
Viene pertanto naturale prevedere che le UCCP trovino collocazione fisica prioritariamente nelle Case di Comunità hub che verranno realizzate secondo il cronoprogramma compreso nei Piani operativi regionali in attuazione del PNRR e secondo gli standard del DM n. 77/2022.
Le AFT dei Medici del ruolo unico di assistenza primaria, dei pediatri di libera scelta e degli specialisti ambulatoriali, dei veterinari eventualmente integrati e dei professionisti sono collegate funzionalmente con la CdC/UCCP di riferimento, anche attraverso la condivisione di strumenti e sistemi applicativi informatici, che permettono interscambio di informazioni allo scopo di diagnosi e cura. 

I medici del ruolo unico di assistenza primaria e i pediatri di libera scelta si raccordano tramite le proprie AFT alla UCCP di riferimento, con particolare attenzione alle fasi di transizione dall’età evolutiva all’età adulta, favorendo in collaborazione con gli altri servizi territoriali e ospedalieri, l’individuazione precoce del disagio giovanile e alla presa in carico della cronicità secondo modelli proattivi e di iniziativa, anche finalizzati all’intervento precoce e/o di tipo preventivo finalizzato al mantenimento delle capacità e dell’autonomia funzionale della persona. 

Le UCCP realizzano i propri compiti attraverso:
a. l’attività di equipe multidisciplinare così come inquadrata dal DM n. 77/22;
b. la programmazione delle proprie attività in coerenza con quella del Distretto di riferimento;
c. la partecipazione a programmi di aggiornamento/formazione e a progetti di ricerca concordati con il Distretto e coerenti con la programmazione regionale e aziendale e con le finalità di cui al precedente capoverso;
d. la programmazione di audit clinici e organizzativi, coinvolgendo i referenti di AFT dei medici del ruolo unico di assistenza primaria, dei pediatri di libera scelta e della specialistica ambulatoriale.

 Attività assistenziale a prestazione oraria presso le CdC

Tra le attività della CdC, assume particolare rilievo la figura del medico del ruolo unico di assistenza primaria nel contribuire all’erogazione dell’assistenza primaria e della continuità assistenziale che prevede la presenza di personale medico h24 sette giorni su sette, nelle hub e, h12 sei su sette, nelle spoke.

Ad ogni CdC hub afferiscono quindi funzionalmente i Medici del ruolo unico di assistenza primaria nei modi definiti dall’ACN. Tali medici, appartenenti alle rispettive AFT, devono essere collegati tra loro e con la CdC hub, anche attraverso la condivisione di strumenti e sistemi applicativi informatici, che permettano interscambio di informazioni allo scopo di diagnosi e cura.

I Medici del ruolo unico di assistenza primaria a ciclo di scelta operano all’interno delle CdC hub e spoke secondo la programmazione regionale e aziendale e nei rispettivi studi professionali al fine di garantire la capillarità del servizio erogato, in particolare nelle aree interne e rurali.

In applicazione dell’ACN vigente, i medici del ruolo unico da impegnare nello svolgimento dell’attività oraria presso le CdC sono:

  •       i medici con incarico a ciclo di scelta attribuito fino al 31.12.2024 non massimalisti che optano volontariamente per il nuovo ruolo unico secondo le procedure previste dall’ACN 2024;
  • i medici con incarico temporaneo che si diplomano a partire dall’anno 2025;
  • i medici convenzionati a partire dall’anno 2025 a seguito delle procedure per l’attribuzione di incarichi a tempo indeterminato, determinato e temporaneo;
  • i medici già titolari di incarico a tempo determinato e indeterminato o temporaneo ad attività oraria.

Con riferimento specifico all’attività oraria da svolgersi presso le CdC, il medico del ruolo unico di assistenza primaria fornisce prestazioni ambulatoriali, al fine di contribuire alla continuità dell’assistenza per l'intero arco della giornata ed allo svolgimento di ulteriori attività in favore dei cittadini.

L‘attività oraria svolta dai medici del ruolo unico presso le CdC è coordinata funzionalmente ed organizzativamente a livello distrettuale ed è rivolta alla popolazione di riferimento nei modi definiti dall’ACN per garantire l’integrazione organizzativa e professionale e agevolare l’accesso dei cittadini alle cure.

L’Azienda assegna ai medici del ruolo unico le sedi di attività a prestazione oraria e predispone, su base distrettuale, i turni di servizio, in collaborazione con i referenti di AFT, sentiti i medici interessati. I turni di servizio sono assegnati sulla base del principio della equità distributiva fra tutti i medici incaricati.

Organizzazione della continuità dell’assistenza e CdC

L’ACN vigente supera il concetto di servizio di continuità dell’assistenza (SCA) articolato in turni notturni e diurni festivi che assicurava le prestazioni sanitarie non differibili ai cittadini residenti negli ambiti territoriali afferenti alle sedi di servizio assegnate dalle Aziende per passare ad una concezione più ampia di continuità assistenziale anche in orario diurno e feriale che favorisce l’integrazione dei servizi territoriali attraverso il coordinamento dell’attività oraria dei medici del ruolo unico da svolgersi presso le sedi delle AFT, UCCP, Case della Comunità hub e spoke, Ospedali di Comunità nonché presso ambulatori diurni di medicina generale ad integrazione dell’assistenza fiduciaria concorrendo in questo modo all’incremento della capacità e della qualità di tutto il sistema.

La continuità dell’assistenza nei confronti di tutta la popolazione di riferimento nei modi definiti dall’ACN, inclusa quella in età pediatrica per le prestazioni richieste nelle fasce orarie notturne, il sabato ed i festivi, è organizzata dalla Azienda sanitaria secondo quanto disposto dall’art. 44 ACN dei MMG tenendo conto del coordinamento dell'orario di apertura degli studi dei medici a ciclo di scelta e dei pediatri di libera scelta nonché dell'offerta assistenziale in relazione alle caratteristiche demografiche, alle peculiarità geografiche e di densità abitativa del territorio.

Integrazione della continuità assistenziale nella CdC

Si rappresenta quindi la necessità di avviare una rivisitazione della continuità assistenziale come attualmente intesa utilizzando tutti gli strumenti previsti dall’art. 44 dell’ACN e prevedendo in via prioritaria che le attuali sedi di Continuità Assistenziale siano collocate all’interno delle Case della Comunità al fine di espletare attività per bisogni non differibili, garantendo l’assistenza h 24 come prevista dal DM n. 77/2022, fatta salva la possibilità di definire sedi ulteriori per aree interne distanti dai presidi territoriali.

Allo scopo di rinforzare la rete di offerta delle cure primarie, nella CdC hub è garantita l’assistenza medica ad integrazione dell’assistenza fiduciaria con la presenza dei medici del ruolo unico h 24, 7 giorni su 7. L’orario di attività articolato nell’arco delle 24/12 ore giornaliere permette alla CdC hub e spoke di svolgere funzioni di primo livello disponendo di competenze cliniche e strumentali adeguate a fornire risposte a situazioni di minore criticità e bassa complessità e a garantire una prima risposta sanitaria sul territorio. Nelle CdC viene espletata attività per bisogni non differibili che comprende:

  •           erogazione di prestazioni assistenziali non differibili, a tutta la popolazione, di ogni fascia di età, secondo i modelli organizzativi regionali, con particolare riferimento alla funzionalità del Numero Unico Europeo 116117;
  • effettuazione di visite mediche anche mediante l’utilizzo di strumentazione di diagnostica di primo livello e rilascio di prescrizioni mediche;
  • gestione e supporto della presa in carico di pazienti in condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità, sulla base di protocolli aziendali;
  • effettuazione di visite occasionali;
  • erogazione dell’assistenza ai turisti ed agli studenti fuori sede, ai cittadini non residenti ed altre categorie di utenti.

L’accesso del cittadino avviene mediante invio del 116117, da parte dei Medici del Ruolo unico di assistenza primaria e PLS, fermo restando l’accesso in autopresentazione. I criteri di esclusione dall’accesso sono definiti a livello regionale per fattispecie particolari quali ad esempio:

-          Dolore toracico

-          Dispnea acuta

-          Deficit neurologico acuto

-          Cefalea intensa e inusuale

-          (Poli)Trauma

-          Sincope/perdita di conoscenza

domenica 14 giugno 2026

Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa 2026: specialistica ambulatoriale

La Sezione Specialistica Ambulatoriale del Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa 2026-2028 introduce un cambio di approccio: non si concentra solo sull’aumento dell’offerta di prestazioni, ma soprattutto sul governo della domanda, sull’appropriatezza delle prescrizioni e sulla presa in carico del paziente.

mercoledì 10 giugno 2026

Documento OCSE sul gatekeeping e il cost-sharing nelle politiche sanitarie territoriali

 Incentivising patient pathways in outpatient care: a review of gatekeeping and cost-sharing policies across the OECD

Abstract (traduzione italiana)

Migliorare l’uso efficiente delle risorse scarse è una priorità chiave in molti Paesi OCSE per garantire la sostenibilità a lungo termine della spesa sanitaria. Una delle opzioni è intervenire sul lato della domanda, incentivando il comportamento dei pazienti nella ricerca di cure. In questo contesto, il gatekeeping - uno strumento di policy attraverso il quale i medici di medicina generale (GP) o altri medici di cure primarie controllano l’accesso alle cure specialistiche - e il cost-sharing - meccanismi che richiedono ai pazienti di contribuire finanziariamente al costo delle cure - sono due strumenti frequentemente discussi. Entrambi sono ampiamente applicati nei Paesi OCSE e possono perseguire obiettivi che vanno oltre il miglioramento dell’efficienza.