venerdì 14 agosto 2026

Case della Comunità e forme organizzative della medicina convenzionata: quale integrazione?

In tutta Europa le practice grandi e piccole sono il perno organizzativo flessibile dell'AP, che riempie gli spazi intermedi tra gli hub cittadini e i single, aggregando i professionisti per garantirne la cooperazione, la continuità assistenziale e la distribuzione omogenea e capillare sul territorio, con gli opportuni incentivi per le zone disagiate, come tra l'altro prevede una legge dello stato inapplicata per oltre un decennio, ovvero la riforma Balduzzi che nel 2012 ha introdotto le UCCP.

In Veneto invece le medicine di gruppo integrate vengono disgregate, tagliando i collaboratori e tornando all'era mutualista pre Balduzzi del medico solitario, per privilegiare mega strutture rigide, impersonali, burocratizzate, senza storia e radicamento sociale, lontane dalla gente dove la UCCP non hanno spazi fisici adeguati e ruolo e i MMG solo quello di anonimi tappa buchi burocratici a ore per bisogni futili e occasionali, senza un progetto organizzativo e professionale credibile.

Anni di impegno personale e sociale, come quello descritto dal collega nel PS, per migliorare la qualità e la continuità dell'assistenza buttati la vento per deviare le risorse su compensi orari di 60€ in CdC a perder tempo. Un geniale suicidio sindacale per assecondare le mire politiche sul territorio di decisori politici che non hanno idea di come funziona l'AP.

Ecco sul tema le indicazioni delle Linee di Indirizzo regionale del settembre 2025, a proposito dell'integrazione delle Uccp nelle CdC.


LINEE DI INDIRIZZO PER L’ATTIVITÀ ORARIA DA RENDERE DA PARTE DEI MEDICI DEL RUOLO UNICO DI ASSISTENZA PRIMARIA NELLE CASE DELLA COMUNITÀ

2. Case della Comunità e forme organizzative della medicina convenzionata.

La CdC, intesa come struttura dell’assistenza territoriale e presidio sanitario di un territorio, costituisce il riferimento naturale dell’Unità Complessa delle Cure Primarie (UCCP) prevista dagli Accordi collettivi nazionali della medicina convenzionata, alla quale sono funzionalmente collegate le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) dei medici del ruolo unico di assistenza primaria, dei pediatri di libera scelta e degli specialisti ambulatoriali, dei veterinari eventualmente integrati (art. 6, co. 3 dell’ACN SAI 2024) e dei professionisti.

Il carattere multiprofessionale dell’UCCP viene garantito attraverso il coordinamento e l’integrazione principalmente dei medici, convenzionati e dipendenti, delle altre professionalità convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, degli odontoiatri, degli infermieri, delle ostetriche, delle professioni tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e del sociale a rilevanza sanitaria.

Viene pertanto naturale prevedere che le UCCP trovino collocazione fisica prioritariamente nelle Case di Comunità hub che verranno realizzate secondo il cronoprogramma compreso nei Piani operativi regionali in attuazione del PNRR e secondo gli standard del DM n. 77/2022.

Le AFT dei Medici del ruolo unico di assistenza primaria, dei pediatri di libera scelta e degli specialisti ambulatoriali, dei veterinari eventualmente integrati e dei professionisti sono collegate funzionalmente con la CdC/UCCP di riferimento, anche attraverso la condivisione di strumenti e sistemi applicativi informatici, che permettono interscambio di informazioni allo scopo di diagnosi e cura. 

I medici del ruolo unico di assistenza primaria e i pediatri di libera scelta si raccordano tramite le proprie AFT alla UCCP di riferimento, con particolare attenzione alle fasi di transizione dall’età evolutiva all’età adulta, favorendo in collaborazione con gli altri servizi territoriali e ospedalieri, l’individuazione precoce del disagio giovanile e alla presa in carico della cronicità secondo modelli proattivi e di iniziativa, anche finalizzati all’intervento precoce e/o di tipo preventivo finalizzato al mantenimento delle capacità e dell’autonomia funzionale della persona.

Le UCCP realizzano i propri compiti attraverso:

a. l’attività di equipe multidisciplinare così come inquadrata dal DM n. 77/22;

b. la programmazione delle proprie attività in coerenza con quella del Distretto di riferimento;

c. la partecipazione a programmi di aggiornamento/formazione e a progetti di ricerca concordati con il Distretto e coerenti con la programmazione regionale e aziendale e con le finalità di cui al precedente capoverso;

d. la programmazione di audit clinici e organizzativi, coinvolgendo i referenti di AFT dei medici del ruolo unico di assistenza primaria, dei pediatri di libera scelta e della specialistica ambulatoriale.


P.S. STOP alle MEDICINE di GRUPPO. 
Regione Veneto in cortocircuito sanitario (Dal il mattino di Padova) di Silvia Bergamin

Il caso

Medicine di gruppo, un modello che la Regione considera «superato» e che cesserà alla fine di quest'anno: a Padova e provincia sospenderanno il loro percorso 54 realtà. Il problema – in attesa di nuovi modelli – è il destino dei 310 collaboratori dei medici di famiglia: che farà il personale di segreteria? E gli infermieri? Il tema viene sollevato dai sindacati dei medici di base, che allargano le braccia: «Siamo nell'incertezza». E c'è chi incalza: «Ma – visto che funzionano – perché non confermiamo le medicine di gruppo? ».

I numeri

Il segretario della Fimmg di Padova, Andrea Dini, parte dai dati: «Tra città e provincia ci sono 520 medici di base e 210 di loro operano nelle medicine di gruppo semplice, mentre un altro centinaio è impegnato nelle medicine di gruppo integrato. Nel complesso, sono 40 le medicine di gruppo semplice, mentre le integrate sono 14, per un totale di 54». L'occupazione: «In tutto le medicine di gruppo semplici e integrate occupano circa 310 collaboratori di studio, circa l'80% impegnati nel lavoro di segreteria».

Il problema del personale

Giorgio Brogliati, medico di famiglia da 38 anni con studio nella medicina di gruppo integrata di Carmignano di Brenta – rete che assiste 17.000 pazienti fra Carmignano, Grantorto, San Pietro in Gu e Gazzo – è anche presidente regionale del sindacato medici italiani (Smi). Parte dalla sua esperienza diretta: «Abbiamo 17 persone a Carmignano e al 31 dicembre non sappiamo ancora cosa faranno, perché se le medicine di gruppo non vengono rinnovate perdono il posto. Mi chiedono di continuo se ci sono novità, sono giustamente preoccupati per il loro futuro». Che prospettive ci sono? «C'è grande incertezza, stiamo aspettando cosa deciderà la Regione con l'accordo integrativo regionale. Ma entro il 30 settembre dovremo dare la disdetta alle cooperative, cioè al personale, dicendo che dal primo gennaio non lavoreranno più». Con Venezia c'è un braccio di ferro continuo: «È stata approvata la legge regionale di bilancio: l'articolo 7 dice che ci daranno i soldi che stiamo mettendo noi dal 2024, circa 14.000 euro, per lo più necessari per gli aumenti contrattuali del personale. È giusto che i salari aumentino con il costo della vita, ma quell'aumento la Regione ha deciso di non pagarlo, e lo stiamo saldando noi».

Un modello da preservare

Brogliati rivendica il valore del modello nato in Veneto e chiede non venga superato neppure dalle case di comunità: «Nel 2015 la Regione ha inventato questo meccanismo, unico in Italia. Con la medicina di gruppo integrata noi garantiamo 12 ore al giorno, dalle 8 alle 20, più il sabato mattina, con infermieri e collaboratori. Di notte, dalle 20 alle 8, c'è la guardia medica, quindi nella sostanza copriamo 24 ore su 24. A Carmignano abbiamo il call center, il cardiologo, l'ortopedico, diamo servizi di qualità, non solo di medicina generale». Da qui la richiesta del sindacato alla Regione: «Insistiamo perché vengano riconfermate le medicine di gruppo integrate, e che il personale continui a esserci e venga pagato dalla Regione. Nonostante la delibera di bilancio – nei fatti – siamo rimasti da soli a pagarci gli aumenti previsti dal rinnovo del Ccnl delle cooperative sociali». Se l'accordo non arrivasse, avverte Brogliati, l'effetto sarebbe doppio: «Da un lato subiamo i servizi tagliati, perché adesso sono efficienti. Dall'altro c'è l'aspetto etico e morale: persone che si trovano improvvisamente senza lavoro, dopo essere state formate per anni. Tutta quella esperienza dove va a finire?». Restano cinquanta giorni per decidere: «Siamo a metà agosto e il 30 settembre dobbiamo già dare la disdetta»

sabato 8 agosto 2026

La confusione tra fattore di rischio e causa nella comunicazione pubblica: un "rischio" inevitabile?

E' il secondo caso in pochi giorni - dopo la crociata della dermatologa contro le creme solari "tossiche" che provocano il melanoma - di comunicazione mediatica che trasforma un fattore di rischio in una causa diretta e lineare. L'ha segnalato Maria Cristina Valsecchi su Scienza In Rete, a proposito del minimo rischio di meningioma nelle donne che fanno uso di contraccettivi ormonali, documentato da una recente ricerca.
 
Un aggiornamento di farmacovigilanza su due progestinici, desogestrel ed etonogestrel, associati a un piccolo aumento del rischio di meningioma, è diventato sui giornali un titolo allarmante sul «rischio di tumore al cervello». Il caso mostra quanto la sintesi giornalistica possa distorcere un dato di per sé rassicurante (la farmacovigilanza funziona) e perché comunicare bene il rischio conti quanto misurarlo correttamente.

martedì 4 agosto 2026

Setting organizzativi nelle Case della Comunità: vincoli e criticità gestionali

Le funzioni attribuite alle CdC dal DM77 e dalle linee di indirizzo per i medici RUAP del settembre 2025 presuppongono setting organizzativi con orari, gestione del tempo, modalità di accesso, locali dedicati, sistemi informativi e di rendicontazione differenziati. 

Il debito orario di 6 ore settimanali dei medici di AP dovrà essere pianificato, programmato e distribuito in relazione alle specifiche attività e ai bisogni del territorio. 

Di seguito propongo una sommaria analisi dei tre setting organizzativi, in ordine decrescente per fabbisogno orario necessario e crescente per impegno e complessità gestionale.

  • Setting per bisogni non differibili, nell’ambito della continuità assistenziale diurna clinico-amministrativa
  • Setting per la presa in carico e gestione e della cronicità complessa
  • Setting per attività di prevenzione e promozione collettiva della salute

Continua sul Quotidiano Sanità: https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/case-di-comunita-il-difficile-equilibrio-tra-funzioni-e-debito-orario/

CONCLUSIONI

In teoria gli Hub dovrebbero farsi carico di tutte le tre funzioni ma è probabile che su concentrino sul primo e sul terzo setting, a causa della complessità della gestione della cronicità nelle CdC. Non sarà semplice trovare il giusto mix e un buon equilibrio per svolgere simultaneamente le tre funzioni, che necessitano almeno di tre locali e personale dedicato, di una formazione specifica e una attenta programmazione del turn-over dei professionisti; in certi periodi dell'anno le tre funzioni potrebbero essere incompatibili, come nei mesi estivi, tenendo conto che il setting n.1 è comunque prioritario e deve essere garantito 7 giorni su 7 per tutto l'anno nelle CdC hub.

Per coordinare l'apporto dei medici dell'AP alle tre funzioni si dovrà utilizzare la leva organizzativa della AFT, in costante collaborazione con la dirigenza della CdC per la copertura dei turni in periodi di vacanza, stagionalità epidemica o assenze per malattia, maternità, permessi vari e tenendo conto della disponibilità dei locali di visita per condurre i tre setting.

I fattori critici sono il sistema informativo, il capitale professionale (MMG, infermieri, specialisti, personale amministrativo) i limiti infrastrutturali, la definizione delle priorità, l'integrazione e la formazione per il lavoro d'equippe, le modalità di accesso e le relazioni funzionali con il sistema sanitario e la rete territoriale.

sabato 1 agosto 2026

A proposito di melanomi, abbronzature e creme protettive: occhio agli abbagli da "colpo di sole"!

Negli ultimi giorni sulle reti sociali, in particolare FaceBook, si è scatenata una sorta di piccola tempesta "infodemica" di provincia, a proposito delle "scandalose" affermazioni della dermatologa ed oncologa dottoressa Rasio circa i risultati di una ricerca che ha documentato la correlazione statistica tra insorgenza melanomi e utilizzo delle creme solari. Il messaggio lanciato via web della dottoressa è così semplificabile: "le creme solari sono tossiche e aumentano il rischio di melanomi mentre il sole ha un ruolo protettivo".

domenica 26 luglio 2026

I nodi organizzativi del debito orario nelle CdC (II parte): i bisogni non differibili e la continuità assistenziale diurna

Nel precedente post ho indicato alcuni nodi problematici della gestione delle Case della Comunità, in relazione al debito orario 6 ore dei Medici di AP negli Hub. Quello più concreto riguarda la mancanza di spazi fisici adeguati per i medici a ciclo di scelta, spesso assenti nella pianta della struttura al pari di un sistema informativo adatto, per non parlare dell'organizzazione delle medicine di gruppo nemmeno prese in considerazione. Al MMG è riservato al massimo uno studio per le visite, come una sorta di raro esemplare zoologico da proteggere e preservare dall'autoestinzione. 

martedì 21 luglio 2026

I nodi organizzativi del debito orario nelle CdC (I parte): soluzioni architettoniche e gestione della cronicità

Che effetti avrà l'introduzione del debito orario di 6 ore in CdC per i medici dell'AP, con la modifica ad hoc dell'ACN attualmente vigente? Il rischio è che l'accordo venga applicato a livello regionale in modo disomogenee e contraddittorio riguardo alle funzioni indicate nei documenti ministeriali dal DM77 fino alle linee di indirizzo del settembre 2025 per l'attività oraria dei medici del Ruolo Unico di Assistenza Primartia (RUAP). 

venerdì 3 luglio 2026

Problemi e criticità organizzative per l'implementazione del debito orario di 6 ore nelle Case della Comunità

 Fabbisogno orario del personale medico per la copertura oraria h12

Fabbisogno orario complessivo su tutto il territorio nazionale

  • Fabbisogno settimanale standard (66 ore per 1715 CdC): 113.190 ore/settimana
  • Fabbisogno settimanale con sostituzioni (+10%): ~124.509 ore (arrotondato a 125.000)
  • Volume orario totale annuo nazionale: 6.474.468 ore

giovedì 2 luglio 2026

Quante ore e quanti medici serviranno per garantire la presenza settimanale H12 nelle Case della Comunutà?

Problema: quale è il fabbisogno di ore/medici per garantire almeno la presenza diurna di un medico dell'AP nelle CdC, con il debito di 6 ore settimanali/medico, per 48 settimane/anno a turni di 3 ore, introdotto della recente integrazione dell'ACN per l'AP? 

venerdì 26 giugno 2026

Chi lucra sui bisogni della gente per i tempi di attesa?

Sul supplemento Salute de La Repubblica del 25 giugno la direttrice Minerva nel suo editoriale si lancia in insistenti giudizi/accuse sulla natura libero professionale e corporativa della MG, oltre ad espressioni poco eleganti, come tacciare i generalisti di essere "operatori che se ne possono fregare" delle priorità del SSN. L'argomento è quello preferito da un certo giornalismo e stupisce che pure Repubblica si accodi passivamente alle colleghe del Data Room del Corriere, che lo cavalcano da un lustro come premessa denigratoria e pregiudiziale verso l'intera categoria.

La presunta corporazione è così potente che i nuovi ingressi al corso regionale da anni sono inferiori del 30% circa rispetto ai posti disponibili. Possibile che i medici italiani siano così ingenui, per non dire di peggio, da non approfittare dei consistenti privilegi corporativi?  Perchè i giovani medici non accettano centinaia di incarichi in zone carenti, come quelle milanesi documentate negli stessi giorni da Repubblica, laddove in poche settimane potrebbero arrivare al massimale, a cui si possono aggiungere sostanziosi incentivi economici come in Sardegna?  Evidentemente si tratta di una corporazione composta da masochisti e autolesionisti, a tal punto che per i rifiuti dei posti vacanti vasti territori sono abbandonati e in via di desertificazione sanitaria. 

mercoledì 24 giugno 2026

I nodi del debito orario dei medici di MG nelle Case di Comunità

Nell'ultimo quarto di secolo non s'era mai visto un pre-accoro sull'ACN per la MG dopo trattative febbrili come quelle concluse ieri. A cosa si deve questa gran fretta di chiudere una pre-intesa, che nei precedenti decenni è avveunta regolarmente oltre la data di validità triennale, con le più varie coalizioni di governo nessuna esclusa? Finalmente la parte pubblica è stata travolta da una ondata di correttezza, lealtà sindacale, rispetto istituzionale delle normative dalla stessa definite, invece della consueta tattica della dilazione e del rinvio sine die delle trattive per mettere alla corda la controparte? 

Il miracolo di queste settimene ha radici meno nobili ed elevate: si tratta solo di evitare la tirata d'orecchi comunitaria per non aver rispettato gli impegni sottosrcritti con l'accettazione dei generosi miliardi del PNNR. A Bruxelles non fanno sconti e non accettano la furbesca tattica del rinvio delle scadenze e del mancato rispetto dei patti: insomma c'era il rischio di restituire i miliardi non spesi o già incassati per non aver rispettato il processo di implementazione del Piano, ad esempio con Case della Comunità prive degli operatori sanitari delle cure primarie, ai quali erano specificatamente destinate. 

Peraltro in alcune realtà nella CdC da 50-60mila abitanti non sono nemmeno previsti locali di visita per i MMG, mentre per l'applicazione sul campo dell'ACN 2025-2027 serviranno mesi e forse l'intero secondo semestre dell'anno.

Il flop delle mega CdC, ampiamente annunciato, si avvicina con il conto alla rovescia in vista del fatidico 30 giugno, dopo di che si scatenera' la ridda delle verifiche giornalistiche sulle strutture attive e sui servizi offerti, in parallelo alla raccolta dati della task force ministeriale e alle ispezioni dei funzionari comunitari sul rispetto dei parametri funzionali pattutiti. Si spera che i dati sulla implementazione del Piano quinquennale per le cure primarie arrivino prima della pausa estiva e non a settembre. 

 

 Al link del Quotidiano Sanità si può scaricare il testo completo

Le trattative dell'ultima settiman si sono focalizzate sul debito orario di 6 ore necessario per garantire la presenza di almeno un generalista nelle 12 ore dal lunerdì al venerdì; la pre-intesa ha risvolti sia normativi che economici. Il documento sottoscritto da 2 sindacati è una sorta di dichiarazione di intenti che modifica l'ACN vigente e anticipa i contenuti dell'ACN 2025-2027, di cui peraltro non è stato ancora deliberato l'atto di indirizzo, propedeutico alle trattative e alle tappe dell'iter, fino alla pubblicazione in GU.

L'accordo del 23 giugno contiene le norme di riferimento per le 6 ore di debito orario dei medici a ciclo di scelta, che modificano alcuni articoli dell'ACN vigente e saranno la base del prossimo ACN, negoziato in autunno e che verosimilmente entrerà in vigore dal 2027. 

L'obiettivo primario dell'intesa del 23 giugno è quello di garantire la presenza di almeno un medico del RU di AP nella fascia oraria 8-20. Una volta ripartiti i turni tra i medici del RU le eventuali carenze residue verranno coperte dai medici a ciclo di scelta che operano nel territorio della CdC; i MMG potranno anche concordare tra loro una diversa distribuzione dei turni, sentito il referente di AFT laddove presente, che si incaricherà di ripartire il fabbisogno residuo tra tutti gli aderenti. I medici a ciclo di scelta saranno comunque tenuti ad assicurare una presenza continuativa di almeno 3 ore.

Il protocollo del 23 giugno stabilisce un compenso unico nazionale di 38,7 €/ora, per le attività nelle CdC - inferiore ai 60 € dell'Air veneto da poco firmato - salvo "le eventuali integrazioni regionali correlate a ulteriori funzioni specifiche"

Il futuro ACN 2025-2027 dovrà scegliere alcuni aspetti ancora indefiniti come: quali saranno i compiti professionali e le modalità di consultazione delegate ai medici a ciclo di scelta nelle ore svolte in CdC? Saranno le stesse o diverse da quelle definite dal documento delle regioni del settembre 2025 per i medici del RU a ciclo orario (si veda il PS)?

Serviranno alcuni mesi perchè le modifiche all'ACN vigente diventino operative e si possa verificare il loro impattpo sulla funzionalità delle CdC finanziate dal  PNRR territoriale. 

Nel frattempo si apriranno spiragli per i ricorsi contro le nuove norme, vista l'opposizione dei due sindacati che non hanno sottoscritto l'intesa e le reazioni negative dei medici del Ruolo Unico.

P.S. LINEE DI INDIRIZZO PER L’ATTIVITÀ ORARIA DEI MEDICI DEL RU NELLE CdC (sett. 2025)

Attività assistenziale a prestazione oraria presso le CdC

Tra le attività della CdC, assume particolare rilievo la figura del medico del ruolo unico di assistenza primaria nel contribuire all’erogazione dell’assistenza primaria e della continuità assistenziale che prevede la presenza di personale medico h24 sette giorni su sette, nelle hub e, h12 sei su sette, nelle spoke.

Ad ogni CdC hub afferiscono quindi funzionalmente i Medici del ruolo unico di assistenza primaria nei modi definiti dall’ACN. Tali medici, appartenenti alle rispettive AFT, devono essere collegati tra loro e con la CdC hub, anche attraverso la condivisione di strumenti e sistemi applicativi informatici, che permettano interscambio di informazioni allo scopo di diagnosi e cura.

I Medici del ruolo unico di assistenza primaria a ciclo di scelta operano all’interno delle CdC hub e spoke secondo la programmazione regionale e aziendale e nei rispettivi studi professionali al fine di garantire la capillarità del servizio erogato, in particolare nelle aree interne e rurali.

In applicazione dell’ACN vigente, i medici del ruolo unico da impegnare nello svolgimento dell’attività oraria presso le CdC sono:

  •       i medici con incarico a ciclo di scelta attribuito fino al 31.12.2024 non massimalisti che optano volontariamente per il nuovo ruolo unico secondo le procedure previste dall’ACN 2024;
  • i medici con incarico temporaneo che si diplomano a partire dall’anno 2025;
  • i medici convenzionati a partire dall’anno 2025 a seguito delle procedure per l’attribuzione di incarichi a tempo indeterminato, determinato e temporaneo;
  • i medici già titolari di incarico a tempo determinato e indeterminato o temporaneo ad attività oraria.

Con riferimento specifico all’attività oraria da svolgersi presso le CdC, il medico del ruolo unico di assistenza primaria fornisce prestazioni ambulatoriali, al fine di contribuire alla continuità dell’assistenza per l'intero arco della giornata ed allo svolgimento di ulteriori attività in favore dei cittadini.

L‘attività oraria svolta dai medici del ruolo unico presso le CdC è coordinata funzionalmente ed organizzativamente a livello distrettuale ed è rivolta alla popolazione di riferimento nei modi definiti dall’ACN per garantire l’integrazione organizzativa e professionale e agevolare l’accesso dei cittadini alle cure.

L’Azienda assegna ai medici del ruolo unico le sedi di attività a prestazione oraria e predispone, su base distrettuale, i turni di servizio, in collaborazione con i referenti di AFT, sentiti i medici interessati. I turni di servizio sono assegnati sulla base del principio della equità distributiva fra tutti i medici incaricati.

Organizzazione della continuità dell’assistenza e CdC

L’ACN vigente supera il concetto di servizio di continuità dell’assistenza (SCA) articolato in turni notturni e diurni festivi che assicurava le prestazioni sanitarie non differibili ai cittadini residenti negli ambiti territoriali afferenti alle sedi di servizio assegnate dalle Aziende per passare ad una concezione più ampia di continuità assistenziale anche in orario diurno e feriale che favorisce l’integrazione dei servizi territoriali attraverso il coordinamento dell’attività oraria dei medici del ruolo unico da svolgersi presso le sedi delle AFT, UCCP, Case della Comunità hub e spoke, Ospedali di Comunità nonché presso ambulatori diurni di medicina generale ad integrazione dell’assistenza fiduciaria concorrendo in questo modo all’incremento della capacità e della qualità di tutto il sistema.

La continuità dell’assistenza nei confronti di tutta la popolazione di riferimento nei modi definiti dall’ACN, inclusa quella in età pediatrica per le prestazioni richieste nelle fasce orarie notturne, il sabato ed i festivi, è organizzata dalla Azienda sanitaria secondo quanto disposto dall’art. 44 ACN dei MMG tenendo conto del coordinamento dell'orario di apertura degli studi dei medici a ciclo di scelta e dei pediatri di libera scelta nonché dell'offerta assistenziale in relazione alle caratteristiche demografiche, alle peculiarità geografiche e di densità abitativa del territorio.

Integrazione della continuità assistenziale nella CdC

Si rappresenta quindi la necessità di avviare una rivisitazione della continuità assistenziale come attualmente intesa utilizzando tutti gli strumenti previsti dall’art. 44 dell’ACN e prevedendo in via prioritaria che le attuali sedi di Continuità Assistenziale siano collocate all’interno delle Case della Comunità al fine di espletare attività per bisogni non differibili, garantendo l’assistenza h 24 come prevista dal DM n. 77/2022, fatta salva la possibilità di definire sedi ulteriori per aree interne distanti dai presidi territoriali.

Allo scopo di rinforzare la rete di offerta delle cure primarie, nella CdC hub è garantita l’assistenza medica ad integrazione dell’assistenza fiduciaria con la presenza dei medici del ruolo unico h 24, 7 giorni su 7. L’orario di attività articolato nell’arco delle 24/12 ore giornaliere permette alla CdC hub e spoke di svolgere funzioni di primo livello disponendo di competenze cliniche e strumentali adeguate a fornire risposte a situazioni di minore criticità e bassa complessità e a garantire una prima risposta sanitaria sul territorio. 

Nelle CdC viene espletata attività per bisogni non differibili che comprende:

  •           erogazione di prestazioni assistenziali non differibili, a tutta la popolazione, di ogni fascia di età, secondo i modelli organizzativi regionali, con particolare riferimento alla funzionalità del Numero Unico Europeo 116117;
  • effettuazione di visite mediche anche mediante l’utilizzo di strumentazione di diagnostica di primo livello e rilascio di prescrizioni mediche;
  • gestione e supporto della presa in carico di pazienti in condizioni clinico-assistenziali di particolare complessità, sulla base di protocolli aziendali;
  • effettuazione di visite occasionali;
  • erogazione dell’assistenza ai turisti ed agli studenti fuori sede, ai cittadini non residenti ed altre categorie di utenti.

L’accesso del cittadino avviene mediante invio del 116117, da parte dei Medici del Ruolo unico di assistenza primaria e PLS, fermo restando l’accesso in autopresentazione. I criteri di esclusione dall’accesso sono definiti a livello regionale per fattispecie particolari quali ad esempio:

-          Dolore toracico

-          Dispnea acuta

-          Deficit neurologico acuto

-          Cefalea intensa e inusuale

-          (Poli)Trauma

-          Sincope/perdita di conoscenza