giovedì 4 marzo 2021

Il caso della provincia di Brescia: record nazionale della variante inglese

Fin dalla seconda metà di gennaio l'ATS di Brescia si è segnalata nelle statistiche sulla pandemia da Covid-per un anomalo incremento dell'incidenza di nuovi casi. Giornalmente le nuove diagnosi erano sovrapponibili a quelli dell'ATS di Milano, che però ha un numero abitanti triplo rispetto alla provincia bresciana.  


La svolta si è manifestata chiaramente nella prima metà di febbraio, quando a fronte di un incremento del 50% dei nuovi casi a Brescia (da 2276 a 3510) in regione si è avuto un aumento di meno del 20% (da 11516 a 13629). 

Era un evidente indicatore dell'espansione della variante inglese, peraltro già segnalata al 20% a fine gennaio. Il confronto tra i due periodi di 4 settimane mostra un incremento relativo in provincia di Brescia prossimo al 100%, sia in media che in valore assoluto.


Nella settimana precedente il 14 febbraio l’incidenza era arrivata a 258 casi ogni 100 mila abitanti, quasi il doppio rispetto alla media regionale di 136, e tale aumento si rifletteva sull'RT provinciale che toccava l'1.20, sulla base dei dati elaborati dell’Università degli Studi di Brescia, riportati dal quotidiano locale (il 5 febbraio la provincia di Perugia con un RT di 1,18 veniva dichiarata zona rossa);  tant'è che sia il Giornale di Brescia sia i siti locali segnalavano l'espansione della pandemia, ormai evidente in tutta la provincia dall'inizio di febbraio:

Peraltro pochi giorni prima, sempre sul quotidiano locale, erano arrivate le rassicurazioni dell'ATS provinciale, circa l'impennata di nuovi casi di febbraio:

https://www.giornaledibrescia.it/brescia-e-hinterland/impennata-di-contagi-nel-bresciano-sileo-referti-accumulati-1.3551161

Ciononostante in pochi giorni la variate Inglese è dilagata in tutta la Lombardia orientale, espandendosi anche verso Bergamo e convertendo a zona arancione rafforzata prima tutta la provincia, dal 23 febbraio, e poi tutta la regione dal 4 marzo, con il rischio evolvere a breve verso il rosso (oggi oltre 5 mila nuovi casi, con Brescia a 1114 poco meno di Milano).

Il caso di Brescia pone questioni simile a quelle sollevate per Ancona, in questa recente lettera al QS : http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=93165


P.S. Secondo l’ultimo Dpcm viene dichiarata la zona arancione con Rt sopra l’1 nel suo valore minimo, mentre si entra in fascia rossa con un Rt sopra 1.25 (sempre considerando il valore inferiore della “forchetta”). Per passare da arancione a giallo servono due settimane con Rt inferiore a 1.  Oltre alle nuove soglie RT per l’ingresso nelle fasce, bisogna guardare al tasso di incidenza.

Con il uovo Dpcm di Draghi dal 6 marzo nelle zone arancioni e gialle i presidenti delle regioni potranno disporre la sospensione dell'attività scolastica per via delle varianti e nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100mila abitanti nell'arco di 7 giorni.


Potrebbe interessarti: https://www.pisatoday.it/cronaca/nuovo-dpcm-misure-6-marzo-2021.html

COVID-19: evoluzione settimanale al 3 marzo e mensile

 Evoluzione settimanale della pandemia da Covid-19

Nell'ultima settimana tutti i principali indicatori sono in aumento, segno di una diffusione generalizzata delle varianti:

  • i nuovi casi aumentano del 30%, passando da 96907 a 127861, e del 50% in 2 settimane
  • i ricoverati passano da -57 a +1546 e i degenti in TS da 2157 a 2414
  • i decessi sono 1969 rispetto ai 2126 delle scorsa settimana
  • i soggetti in isolamento domiciliare aumentano di oltre 46mila
  • in Lombardia l'incremento è inferiore a quello della scorsa settimana
  • i tamponi superano i 2 milioni rispetto al milione e 957 mila con il 6% di positivi






 Andamento mensile e confronto tra prima e seconda ondata

I dati di febbraio indicano una riduzione di alcuni indici rispetto a gennaio, in particolare per quanto riguarda nuovi casi e i ricoverati; aumentano lievemente i degenti in TI e restano sempre elevati i decessi; riduce la percentuale di positivi sui tamponi eseguiti, per l'aggiunta dei tamponi rapidi ai molecolari, e resta stabile la letalità. 

Il trend delle prime due settimane del mese si è invertito nell'ultima, per effetto della diffusione delle diverse varianti che ha portato ad un incremento dell'incidenza e al conseguente cambiamento cromatico, dal giallo all'arancione, prima in numerose province e poi in alcune regioni dall'inizio di marzo.









Report della Protezione Civile: a 30 giorni



Confronto tra prima e seconda ondata





A grandi linee è possibile un confronto tra la prima ondata (marzo-giugno) e la seconda (settembre-dicembre) con l'avvertenza circa la sottostima dei casi registrati nella prima fase della pandemia, che inficia il raffronto statistico tra i principali parametri.

  • incidenza: è aumentata in modo considerevole in autunno (da 60 mila a 460 mila in media al mese) per la possibilità di eseguire il tampone in sede extra ospedaliera, era preclusa in primavera ai MMG, con la conseguente sottostima dei casi gestiti a domicilio e/o non denunciati, emersi nella seconda fase
  • tamponi: nonostante siano più che triplicati (da 1.347.000 a 4.488.000 in media al mese) la percentuale dei positivi è più del doppio (dal 4,4 al 10,2%), aumento parallelo all'incremento di nuovi casi
  • ricoveri: in rapporto all'incidenza i ricoveri sono notevolmente ridotti in autunno rispetto alla primavera mentre di riflesso sono aumentati i dimessi guariti e i soggetti in isolamento domiciliare: in primavera il picco si è avuto all'inizio di aprile con circa 29.010 e nella seconda ondata alla fine di novembre con 34.577.
  • terapie intensive: nonostante l'aumento dei nuovi casi il picco si è avuto in aprile con 3848 degenti e, nella seconda ondata, con quasi 4053 ricoveri all'ultima decade di novembre
  • dimessi guariti: passano da quasi 200 mila della primavera a 1.255.458 in autunno
  • isolamento domiciliare: l'elevatissimo numero di soggetti rimasti in isolamento domiciliare- con un picco di 800 mila in autunno rispetto agli 83 mila della primavera- dimostra la minor gravità dell'infezione e la prevalente gestione sul territorio dei nuovi casi rispetto al ricorso alla degenza
  • decessi e letalità: in numero assoluto i decessi delle seconda fase eguagliano quelli della prima ma sempre per l'elevato numero di nuovi casi si abbatte in maniera drastica la letalità che passa dal 14,4 al 2,1%.

Nel complesso, nonostante le critiche rivolte alla gestione territoriale del Covid-19, la medicina extra-ospedaliera ha diagnosticato e gestito, seppur in modo disomogeneo e poco coordinato, un numero considerevole di casi, mentre il sistema ospedaliero ha retto un impatto che, in termini di ricoveri e di degenze in terapia intensiva, è stato di poco superiore rispetto alla primavera. Grazie alla prescrizione dei tamponi i medici del territorio (MMG, CA e medici USCA) hanno fatto emergere la stragrande maggioranza dei casi e hanno seguito in prima persona la parte sommersa dell'incidenza, che in primavera era rimasta sotto-diagnosticata di 5 a 10 volte rispetto a quelli intercettati a livello ospedaliero. Il numero dei casi diagnosticati in autunno si colloca a metà circa di questa stima, con un andamento temporale dell'incidenza "piatto" rispetto al picco di marzo-aprile.

martedì 2 marzo 2021

Attenzione ai silos, fanno male alla salute!

I silos agricoli, si sa, sono posti rischiosi ed ogni tanto la cronaca riferisce di incidenti sul lavoro, anche gravi, che capitano agli addetti alla manutenzione o alle operazioni di carico/scarico.

Anche il sistema sanitario ha i suoi silos, meno pericolosi ma non meno problematici. Nelle organizzazioni in genere i "silos" rappresentano l’eredità di vecchi modelli di gestione delle informazioni in quanto "componenti isolate di un sistema informativo che non condivide i dati, le informazioni e/o i processi con le altre componenti del sistema".

I silos informatici accentuano la separazione tra comparti organizzativi e bloccano integrazione del sistema, frammentato e “dis-integrato” in programmi e piattaforme a compartimenti stagni; i silos informatici comportano la dispersione e il mancato utilizzo di informazioni, con inutili duplicazioni di procedure, fonte di inappropriatezza e inefficienza, specie nella gestione della cronicità, come dimostra l’esperienza delle piattaforme telematiche della PiC e delle reti cliniche.


In Lombardia a 10 anni dalla nascita del SISS non si è ancora arrivati alla definitiva dematerializzazione delle prescrizioni farmaceutiche - senza la pandemia sarebbero ancora cartacee per l’ostracismo dei farmacisti - per non parlare dell’interoperabilità dei programmi, per cui non si riesce ad acquisire in automatico un referto di visita specialistica se non dopo diversi passaggi di una procedura informatica primordiale

Il guaio è che con la pandemia sono proliferati altri programmi paralleli ai gestionali di studio, che costringono a ripetere le stesse procedure, con intuibili perdite di tempo a scapito dell'attività clinico-assistenziale. Se è possibile inviare i certificati di malattia INPS tramite il programma di studio, e ricevere il relativo numero di protocollo senza doversi collegare al sito dell'istituto per trasferire dati già presenti nel software, perchè la stessa procedura non si può estendere ad esempio alle vaccinazioni anti-Covid? Il collo di bottiglia della registrazione dei dati e delle procedure burocratiche condiziona in modo non irrilevante la campagna di vaccinazioni, che stenta a decollare anche per queste problematiche e si potrebbe aggravare con la fornitura di milioni di dosi a marzo. In teoria l'ACN sulle vaccinazione prevede la soluzione del problema (vedi il PS) ovvero l'integrazione tra anagrafe vaccinale e gestionali. Si farà in tempo a smantellare questo ennesimo silos informatico o finirà per rallentare una campagna vaccinale di vera emergenza per via della terza ondata pandemica? 

Da anni si tenta di contrastare la separazione tra i vari silos sanitari, non solo informatici, ma nel frattempo i compartimenti stagni continuano a proliferare a dispetto dei proclami sulla semplificazione burocratica, che è tra le priorità delle riforme e delle dichiarazioni del ministro! 

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=88703

E pensare che nell'agenda digitale, per affrontare efficacemente le pandemie come la cronicità, una delle priorità è proprio il superamento della frammentazione dei sistemi e delle piattaforme telematiche.

https://www.agendadigitale.eu/sanita/covid-19-un-modello-comune-e-una-base-dati-per-integrare-i-dati-sanitari-ecco-come/

Allo smantellamento dei silos informatici si dovrebbe dedicare prioritariamente la digitalizzazione del sistema sanitario prevista del ricovery plan, ma purtroppo i tempi della burocrazia europea e soprattutto di quella nostrana non sono quelli dei virus, che continua a proliferare e a variare indifferenti alle nostre inefficienze. Se poi da marzo dovessero arrivare gli "arretrati" dei vaccini si potrebbe creare l'ennesimo paradosso di un sistema con accumula dosi senza riuscire ad utilizzarle per un'anchilosi burocratica autolesionista!

P.S. Ecco il passaggio chiave del prossimo ACN sulle vaccinazioni anti Covid-19:

Garantire l’aggiornamento, in tempo reale, “dell’anagrafe vaccinale” è una condizione indispensabile per assicurare l’efficacia ed il pieno successo della campagna di vaccinazione.

A tal fine, verrà utilizzata la piattaforma prevista dal comma 1 dell’articolo 3 del decreto legge 14 gennaio 2021, n. 2, opportunamente integrata con quella ordinariamente utilizzata dai MMG che sono tenuti a registrare in tempo reale le vaccinazioni effettuate. Nelle more dell’integrazione delle piattaforme, per la trasmissione dei dati, i medici dovranno attenersi alle indicazioni tecniche fornite dalla regione o P.A..

Al fine di garantire che le regioni e le province autonome trasmettano all’anagrafe vaccini nazionale anche i dati sulle vaccinazioni effettuate dai medici di medicina generale, i predetti medici anche attraverso la cooperazione applicativa dei propri gestionali/piattaforma sono tenuti a trasmettere i dati in questione con immediatezza, in modalità telematica, alla regione o alla provincia autonoma di riferimento

lunedì 1 marzo 2021

COVID-19: andamento mensile della pandemia e confronto tra prima e seconda ondata

 Andamento mensile e confronto tra prima e seconda ondata

I dati di febbraio indicano una riduzione di alcuni indici rispetto a gennaio, in particolare per quanto riguarda nuovi casi e i ricoverati; aumentano lievemente i degenti in TI e restano sempre elevati i decessi; riduce la percentuale di positivi sui tamponi eseguiti, per l'aggiunta dei tamponi rapidi ai molecolari, e resta stabile la letalità. 

Il trend delle prime due settimane del mese si è invertito nell'ultima, per effetto della diffusione delle diverse varianti che ha portato ad un incremento dell'incidenza e al conseguente cambiamento cromatico, dal giallo all'arancione, prima in numerose province e poi in alcune regioni dall'inizio di marzo.









Report della Protezione Civile: a 30 giorni



Confronto tra prima e seconda ondata





A grandi linee è possibile un confronto tra la prima ondata (marzo-giugno) e la seconda (settembre-dicembre) con l'avvertenza circa la sottostima dei casi registrati nella prima fase della pandemia, che inficia il raffronto statistico tra i principali parametri.

  • incidenza: è aumentata in modo considerevole in autunno (da 60 mila a 460 mila in media al mese) per la possibilità di eseguire il tampone in sede extra ospedaliera, era preclusa in primavera ai MMG, con la conseguente sottostima dei casi gestiti a domicilio e/o non denunciati, emersi nella seconda fase
  • tamponi: nonostante siano più che triplicati (da 1.347.000 a 4.488.000 in media al mese) la percentuale dei positivi è più del doppio (dal 4,4 al 10,2%), aumento parallelo all'incremento di nuovi casi
  • ricoveri: in rapporto all'incidenza i ricoveri sono notevolmente ridotti in autunno rispetto alla primavera mentre di riflesso sono aumentati i dimessi guariti e i soggetti in isolamento domiciliare: in primavera il picco si è avuto all'inizio di aprile con circa 29.010 e nella seconda ondata alla fine di novembre con 34.577.
  • terapie intensive: nonostante l'aumento dei nuovi casi il picco si è avuto in aprile con 3848 degenti e, nella seconda ondata, con quasi 4053 ricoveri all'ultima decade di novembre
  • dimessi guariti: passano da quasi 200 mila della primavera a 1.255.458 in autunno
  • isolamento domiciliare: l'elevatissimo numero di soggetti rimasti in isolamento domiciliare- con un picco di 800 mila in autunno rispetto agli 83 mila della primavera- dimostra la minor gravità dell'infezione e la prevalente gestione sul territorio dei nuovi casi rispetto al ricorso alla degenza
  • decessi e letalità: in numero assoluto i decessi delle seconda fase eguagliano quelli della prima ma sempre per l'elevato numero di nuovi casi si abbatte in maniera drastica la letalità che passa dal 14,4 al 2,1%.

Nel complesso, nonostante le critiche rivolte alla gestione territoriale del Covid-19, la medicina extra-ospedaliera ha diagnosticato e gestito, seppur in modo disomogeneo e poco coordinato, un numero considerevole di casi, mentre il sistema ospedaliero ha retto un impatto che, in termini di ricoveri e di degenze in terapia intensiva, è stato di poco superiore rispetto alla primavera. Grazie alla prescrizione dei tamponi i medici del territorio (MMG, CA e medici USCA) hanno fatto emergere la stragrande maggioranza dei casi e hanno seguito in prima persona la parte sommersa dell'incidenza, che in primavera era rimasta sotto-diagnosticata di 5 a 10 volte rispetto a quelli intercettati a livello ospedaliero. Il numero dei casi diagnosticati in autunno si colloca a metà circa di questa stima, con un andamento temporale dell'incidenza "piatto" rispetto al picco di marzo-aprile.

giovedì 25 febbraio 2021

Andamento settimanale pandemia COVID-19 al 24 febbario

Andamento settimanale pandemia COVID-19

I dati settimanali  della pandemia cominciano a risentire della diffusione delle varianti di Covid-19, specie quella inglese in Lombardia ormai prevalente: 

  • aumentano di quasi 15 mila i nuovi casi
  • i ricoverati nei reparti medici scendono di 57 rispetto al migliaio in meno della settimana scorsa 
  • aumentano di 114 quelli nelle terapie intensive, invertendo il precedente trend negativo 
  • sfiora il 5% la percentuale dei tamponi positivi sul totale e purtroppo 
  • i decessi settimanali superano ancora i 2 mila

Tra le regioni prevale sempre la Lombardia in evidente crescita nell'ultima settimana (oltre 19 mila nuovi casi rispetto ai 13600 della settimana precedente e oggi 25 febbraio +4 mila rispetto a ieri) e tra le province quella di Brescia ha il primato dei nuovi casi (ieri +900 e oggi 25 febbraio quasi 1000) con numeri giornalieri assoluti sovrapponibili a Milano, che conta però il triplo di abitanti. 





Andamento mensile e confronto tra prima e seconda ondata

I dati di gennaio sono sovrapponibili a quelli di dicembre per quanto riguarda nuovi casi, letalità e decessi, calano in misura minore i ricoverati e degenti in TI e si riduce la percentuale di positivi sui tamponi eseguiti, per l'aggiunta dei tamponi rapidi ai molecolari.






Confronto tra prima e seconda ondata



A grandi linee è possibile un confronto tra la prima ondata (marzo-giugno) e la seconda (settembre-dicembre) con l'avvertenza circa la sottostima dei casi registrati nella prima fase della pandemia, che inficia il raffronto statistico tra i principali parametri.

  • incidenza: è aumentata in modo considerevole in autunno (da 60 mila a 460 mila in media al mese) per la possibilità di eseguire il tampone in sede extra ospedaliera, era preclusa in primavera ai MMG, con la conseguente sottostima dei casi gestiti a domicilio e/o non denunciati, emersi nella seconda fase
  • tamponi: nonostante siano più che triplicati (da 1.347.000 a 4.488.000 in media al mese) la percentuale dei positivi è più del doppio (dal 4,4 al 10,2%), aumento parallelo all'incremento di nuovi casi
  • ricoveri: in rapporto all'incidenza i ricoveri sono notevolmente ridotti in autunno rispetto alla primavera mentre di riflesso sono aumentati i dimessi guariti e i soggetti in isolamento domiciliare: in primavera il picco si è avuto all'inizio di aprile con circa 29.010 e nella seconda ondata alla fine di novembre con 34.577.
  • terapie intensive: nonostante l'aumento dei nuovi casi il picco si è avuto in aprile con 3848 degenti e, nella seconda ondata, con quasi 4053 ricoveri all'ultima decade di novembre
  • dimessi guariti: passano da quasi 200 mila della primavera a 1.255.458 in autunno
  • isolamento domiciliare: l'elevatissimo numero di soggetti rimasti in isolamento domiciliare- con un picco di 800 mila in autunno rispetto agli 83 mila della primavera- dimostra la minor gravità dell'infezione e la prevalente gestione sul territorio dei nuovi casi rispetto al ricorso alla degenza
  • decessi e letalità: in numero assoluto i decessi delle seconda fase eguagliano quelli della prima ma sempre per l'elevato numero di nuovi casi si abbatte in maniera drastica la letalità che passa dal 14,4 al 2,1%.

Nel complesso, nonostante le critiche rivolte alla gestione territoriale del Covid-19, la medicina extra-ospedaliera ha diagnosticato e gestito, seppur in modo disomogeneo e poco coordinato, un numero considerevole di casi, mentre il sistema ospedaliero ha retto un impatto che, in termini di ricoveri e di degenze in terapia intensiva, è stato di poco superiore rispetto alla primavera. Grazie alla prescrizione dei tamponi i medici del territorio (MMG, CA e medici USCA) hanno fatto emergere la stragrande maggioranza dei casi e hanno seguito in prima persona la parte sommersa dell'incidenza, che in primavera era rimasta sotto-diagnosticata di 5 a 10 volte rispetto a quelli intercettati a livello ospedaliero. Il numero dei casi diagnosticati in autunno si colloca a metà circa di questa stima, con un andamento temporale dell'incidenza "piatto" rispetto al picco di marzo-aprile.

Report della Protezione Civile: dati mensili e a 30 giorni








venerdì 19 febbraio 2021

Confronto tra Covid-19 e influenza e dati settimanali al 17 febbraio

   1-Confronto settimanale tra Covid-19 e influenza al 14 febbraio

L'incidenza dell'influenza è analoga a quello della scorsa settimana, come documenta il report settimanale dalla rete influnet  


In Italia, nella 6° settimana del 2021, l’incidenza delle sindromi simil-influenzali continua ad essere stabilmente sotto la soglia basale con un valore pari a 1,6 casi per mille assistiti. Nella scorsa stagione in questa stessa settimana l'incidenza era di 10,7 casi. 



In tutte le Regioni che hanno attivato la sorveglianza il livello di incidenza delle sindromi similinfluenzali è sotto la soglia basale, con la sola eccezione di un modesto incremento nella fascia pediatrica 1-4 anni rispetto alla scorsa settimana. L'andamento della curva epidemica è stabile da un mese a questa parte ed esclude ormai la possibilità che si abbia un'epidemia influenzale del 2021, come accaduto solo 2 volte negli ultimi 20 anni.


Nella 6° settimana del 2021, in Italia sono stati analizzati 155 campioni e, su un totale di 3.350 campioni analizzati dall'inizio della sorveglianza, nessuno è risultato positivo al virus influenzale. Tra gli ultimi campioni analizzati 5 sono risultati positivi al SARS-CoV-2 (437 dall'inizio della sorveglianza). 

L'andamento "piatto" della curva epidemica influenzale esclude il dubbio diagnostico differenziale tra sindrome influenzale e Covid-19, come ipotizzato in autunno; pertanto ogni paziente con sintomi influenzali deve essere considerato un caso di Covid-19 fino all'esito negativo del tampone naso-faringeo.

2-Andamento settimanale pandemia COVID-19

I dati settimanali  della pandemia documentano una stabilità rispetto alle precedenti settimane, nonostante i reiterati "allarmi" sulla diffusione delle varianti di Covid-19, specie quella inglese che è arrivata ad 1/3 di tutti i casi: diminuiscono di poco i nuovi casi, i ricoverati nei reparti medici e nelle terapie intensive, aumentano i dimessi guariti e purtroppo i decessi settimanali superano i 2000Tra le regioni prevale sempre la Lombardia in costante crescita nell'ultima settimana. 





3-Andamento mensile e confronto tra prima e seconda ondata

I dati di gennaio sono sovrapponibili a quelli di dicembre per quanto riguarda nuovi casi, letalità e decessi, calano in misura minore i ricoverati e degenti in TI e si riduce la percentuale di positivi sui tamponi eseguiti, per l'aggiunta dei tamponi rapidi ai molecolari.






Confronto tra prima e seconda ondata



A grandi linee è possibile un confronto tra la prima ondata (marzo-giugno) e la seconda (settembre-dicembre) con l'avvertenza circa la sottostima dei casi registrati nella prima fase della pandemia, che inficia il raffronto statistico tra i principali parametri.

  • incidenza: è aumentata in modo considerevole in autunno (da 60 mila a 460 mila in media al mese) per la possibilità di eseguire il tampone in sede extra ospedaliera, era preclusa in primavera ai MMG, con la conseguente sottostima dei casi gestiti a domicilio e/o non denunciati, emersi nella seconda fase
  • tamponi: nonostante siano più che triplicati (da 1.347.000 a 4.488.000 in media al mese) la percentuale dei positivi è più del doppio (dal 4,4 al 10,2%), aumento parallelo all'incremento di nuovi casi
  • ricoveri: in rapporto all'incidenza i ricoveri sono notevolmente ridotti in autunno rispetto alla primavera mentre di riflesso sono aumentati i dimessi guariti e i soggetti in isolamento domiciliare: in primavera il picco si è avuto all'inizio di aprile con circa 29.010 e nella seconda ondata alla fine di novembre con 34.577.
  • terapie intensive: nonostante l'aumento dei nuovi casi il picco si è avuto in aprile con 3848 degenti e, nella seconda ondata, con quasi 4053 ricoveri all'ultima decade di novembre
  • dimessi guariti: passano da quasi 200 mila della primavera a 1.255.458 in autunno
  • isolamento domiciliare: l'elevatissimo numero di soggetti rimasti in isolamento domiciliare- con un picco di 800 mila in autunno rispetto agli 83 mila della primavera- dimostra la minor gravità dell'infezione e la prevalente gestione sul territorio dei nuovi casi rispetto al ricorso alla degenza
  • decessi e letalità: in numero assoluto i decessi delle seconda fase eguagliano quelli della prima ma sempre per l'elevato numero di nuovi casi si abbatte in maniera drastica la letalità che passa dal 14,4 al 2,1%.

Nel complesso, nonostante le critiche rivolte alla gestione territoriale del Covid-19, la medicina extra-ospedaliera ha diagnosticato e gestito, seppur in modo disomogeneo e poco coordinato, un numero considerevole di casi, mentre il sistema ospedaliero ha retto un impatto che, in termini di ricoveri e di degenze in terapia intensiva, è stato di poco superiore rispetto alla primavera. Grazie alla prescrizione dei tamponi i medici del territorio (MMG, CA e medici USCA) hanno fatto emergere la stragrande maggioranza dei casi e hanno seguito in prima persona la parte sommersa dell'incidenza, che in primavera era rimasta sotto-diagnosticata di 5 a 10 volte rispetto a quelli intercettati a livello ospedaliero. Il numero dei casi diagnosticati in autunno si colloca a metà circa di questa stima, con un andamento temporale dell'incidenza "piatto" rispetto al picco di marzo-aprile.

4-Report della Protezione Civile: dati mensili e a 30 giorni
(aggiornati al 3 febbraio)