Position Paper SIMG del 8 maggio 2026
Riordino dell’assistenza primaria: un metodo prima delle scelte
Contesto
Il documento interviene sul dibattito sul decreto Schillaci (atteso al Consiglio dei Ministri entro maggio 2026) sul riordino della medicina generale, che prevede tra l’altro il passaggio parziale dalla convenzione alla dipendenza e un maggiore ruolo delle Case della Comunità.
La SIMG non si oppone alla riforma in sé, ma critica fortemente il **metodo** con cui viene condotta: scelta rapida, polarizzata retoricamente (“cittadini vs corporazioni”), priva di adeguate analisi comparative, dati di efficienza e verifiche preliminari.
Tesi centrale
- L’Italia ha uno dei Servizi Sanitari Nazionali più efficienti al mondo nel rapporto risorse/salute prodotta (16,2 anni di aspettativa di vita per 1.000 dollari pro-capite investiti, contro 8,7 della Germania e 5,3 USA).
- Questo risultato è dovuto in larga parte alla capillarità e alta intensità territoriale della medicina generale (migliaia di studi medici diffusi su tutto il territorio).
- Prima di cambiare l’architettura del sistema bisogna dimostrare con dati e evidenze che la riforma non danneggi questo vantaggio competitivo.
4 elementi condivisi
1. Grave carenza di medici di medicina generale (oltre 5.700 unità + 8.000 pensionamenti nei prossimi anni).
2. Case della Comunità quasi tutte non operative (solo ~4% pienamente funzionanti a fine 2025).
3. Tre riforme (medicina generale, delega SSN, professioni sanitarie) che si sovrappongono senza coordinamento.
4. Eccellenza di efficienza del SSN italiano.
Le 5 domande di metodo (da porsi prima di decidere)
1. Confronto internazionale: perché il modello “doppio canale” proposto è migliore delle alternative europee?
2. Fondamento causale: esiste davvero evidenza che la dipendenza produca esiti migliori della convenzione capitaria?
3. Scenari economici: costi reali, sostenibilità, redistribuzione delle risorse?
4. Indicatori di esito: come misureremo concretamente miglioramento di accesso, cronicità, ricoveri evitabili, PS, ecc.?
5. Operatività delle Case della Comunità: si possono imporre obblighi su strutture che ancora non funzionano?
Cosa la SIMG non chiede
- Non difende lo status quo.
- Non è contraria alle Case della Comunità, alla scuola di specializzazione né (in assoluto) al canale dipendente.
- Non vuole soluzioni minimali (“qualche ora in più”).
Cosa propone (6 punti concreti)
1. Cronoprogramma realistico (ricognizione, sperimentazione, valutazione).
2. Pubblicazione di tutta la documentazione tecnica di supporto.
3. Tavolo tecnico sui dati di efficienza prima dell’adozione del decreto.
4. Tavolo permanente trasparente con tutti gli attori.
5. Sperimentazione controllata in territori rappresentativi prima della generalizzazione.
6. Garanzia esplicita di tutela della capillarità territoriale (soprattutto piccoli comuni e aree interne).
Conclusione
- La posta in gioco non è la forma contrattuale dei medici, ma la qualità e l’efficienza del SSN per i prossimi decenni.
- La SIMG chiede di “integrare prima di obbligare, sperimentare prima di generalizzare, misurare gli esiti prima delle ore” e mette a disposizione i propri strumenti analitici (LEDECS Mg Lab).
Commemto
È un documento molto strutturato, dal tono scientifico e costruttivo, che sposta il conflitto dal “cosa” al “come” e dal “chi ha ragione” alle evidenze. Tuttavia l'urgenza di varare un DL per ottemperare agli obblighi normativi del PNRR, evitando che le CdC restino dei contenitori vuoti, non lascia margini temporali per una complessa operazione di sperimentazione, come quella ipotizzata nel cronoprogramma proposto nel postion paper.
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