lunedì 17 marzo 2025

QUOTIDIANO SANITA': CdC, ritardi e rischi di flop

Gentile Direttore,
il recente report di Agenas ha documentato lo stato di attuazione della Misura 6A del Pnrr: mancano poco più di 15 mesi alla scadenza del Piano per le CdC, quelle attive restano sguarnite di personale, nelle regioni meridionali si registra un grave ritardo, il ruolo unico si sta rivelato un flop, l'Acn 2022-2024 è in alto mare, per la dipendenza serviranno anni prima dell'entrata in servizio dei primi Mmg.
Insomma si stanno avverano le pessimistiche previsioni sui possibili ostacoli che potevano rallentare l'iter attuativo della Missione6.

continua sul QS

sabato 15 marzo 2025

Case della comunità e dipendenza: rischi e flop annunciato!

La tormentata vicenda del passaggio alla dipendenza è arrivata all'ennesima puntata. Da 2 anni il ministro rilascia dichiarazioni favorevoli ma non s'è ancora visto un progetto di massima su come, in che tempi e con quali modalità e risorse verra implementata la transizione da un uno status giuridico all'altro.

Inoltre da mesi, vista l'inazione ministeriale, si vocifeta di una proposta delle Regioni anch'essa imprecisata, che indica il livello di indecisione in cui si sviluppa questa annosa vicenda. 

Nel frattempo i mesi passano, ne mancano solo 15 per il completa-mento delle CdC in grande ritardo, quelle attive restano praticamente sguarnite di personale, nelle regioni meridonali il piano è fermo al palo, il ruolo unico si è rivelato un flop, l'Acn è in alto mare, per la dipendenza serviranno anni prima dell'entrata in servizio dei primi Mmg dipendenti.
Insomma si stanno avverano in pieno le più pessimistiche previsioni del Pnrr sui possibili ostacoli per l'iter attuativo della Missione6. Ecco, in proposito, i rischi paventati nelle schede di programma del Pnrr del 2022, per quanto riguarda il solo personale delle CdC e degli OdC (il resto al PS):

• normativa nazionale ambigua in materia di assistenza primaria, con conseguente attuazione ineguale a livello regionale; 
• scarsa capacità di coordinare i professionisti, soprattutto attraverso accordi contrattuali; 
• scarsa capacità di coinvolgere i vari stakeholder; 
• insufficiente numero e competenza dei professionisti dedicati all'assistenza.

Sempre nelle schede di programma si mettevano in evidenza i "problemi di adattamento alle esigenze locali: le diverse realtà territoriali italiane (aree urbane, rurali, montane) richiedono adattamenti specifici nelle Case della Comunità. La non personalizzazione dei modelli strutturali e operativi rischia di ridurre l'efficacia del progetto in alcune aree".

Sebbene non compaia nell’elenco dei rischi, tra le righe si legge la principale preoccupazione per la buona riuscita
dell’operazione: come convincere i professionisti ad entrare a far parte del team della CdC? 

Per evitare il fallimento delle CdC hub si dovevano finanziare almeno il doppio di CdC spoke per una distribuzione omogenea delle strutture nelle zone a bassa densità demografica e per favorire la partecipazione dei MMG, a partire dal rinnovo dell’ACN triennale 2022-2024.

Il flop della riforma lombarda della cronicità dovrebbe aver insegnato che si devono tenere in debito conto i processi decisionali, le valutazioni e la resistenza al cambiamento degli attuatori della riforma, che sono influenzati da bias come quello dello status e della familiarità.

Purtroppo non sempre i policy maker impegnati nell’elaborazione e nella realizzazione di una riforma
considerano l’importanza delle variabili cognitivo-comportamentali tra gli attori delle policy, come sottolinea Viale: «Si decidono azioni sulla base di previsioni errate. Si scrivono leggi e regolamenti sulla base di un’assenza di conoscenza di quelle che possono essere le reazioni della popolazione» in quanto i decisori non sono «consapevoli dei limiti del giudizio nell’analizzare i dati, nel fare previsioni e valutazioni» e
conseguentemente «le decisioni che vengono prese sono spesso già viziate dagli errori di giudizio e producono risultati catastrofici» come nel caso delle CdC.

Per ovviare a questi rischi e problemi di funzionalità delle CdC è stato proposto il passaggio alla dipendenza degli attuali medici convenzionati che ha problemi di implementazione e di efficacia sul breve periodo non inferiori a quelli delle CdC. Inoltre la distribuzione geo-demografica della popolazione, le caratteristiche orografiche e delle comunicazioni renderebbero problematico concentrare in una struttura tutti i medici dipendenti distribuiti in un vasto territorio, lontani chilometri dalla CdC. La struttura sarebbe poco fruibile per gli abitanti in zone disagiate, alpine ed appenniniche spopolate, specie se affetti da patologie croniche, con buona pace per la capillarità e prossimità dell'assistenza.

P.S. I rischi per il completamento delle CdC sono relativi a diversi fattori che potrebbero compromettere l'efficacia, la tempistica e la riuscita del Piano.

Nella documento di programmazione e monitoraggio delle Missioni del PNRR, tra i rischi associati al completamento delle CdC, troviamo:

1. Ritardi nella progettazione e costruzione
   - Rischio di rallentamenti burocratici legati all'approvazione dei progetti e alla definizione delle procedure per la costruzione delle strutture. La pianificazione locale potrebbe subire ritardi a causa di difficoltà nell'approvazione dei progetti, nell'acquisizione di terreni o nella gestione di appalti pubblici.
   - La complessità amministrativa nell'ambito della pianificazione territoriale e delle normative edilizie potrebbe portare a ritardi nei lavori di costruzione.

2. Problemi legati al reclutamento del personale
Difficoltà nel reclutare il personale sanitario necessario per gestire le Case della Comunità, come medici di medicina generale, infermieri e altri professionisti, potrebbe limitare l'efficacia delle strutture. La carenza di personale sanitario è un problema cronico in alcune aree del paese e potrebbe essere un ostacolo significativo.
   - Sottoservizio in alcune regioni: alcune regioni potrebbero trovarsi in difficoltà a garantire il corretto livello di risorse umane, soprattutto nelle aree rurali o in quelle con maggiori difficoltà di accesso.

3. Mancata integrazione con il sistema sanitario esistente
   - Il rischio di disconnessione tra le Case della Comunità e gli altri servizi sanitari esistenti, come gli ospedali e le strutture territoriali, potrebbe rendere difficile un'efficace integrazione dei servizi e l'approccio multidisciplinare che dovrebbe caratterizzare il funzionamento delle CdC.
   - La difficoltà di coordinamento tra le Case della Comunità e altre strutture locali potrebbe limitare i benefici attesi in termini di accesso, qualità e continuità dell'assistenza sanitaria.

4. Problematiche legate al finanziamento e alla gestione dei fondi.
- La gestione dei fondi PNRR potrebbe essere ostacolata da difficoltà amministrative, rallentamenti burocratici o incompleti processi di rendicontazione. La necessità di rendicontare rapidamente le spese e i progressi delle opere potrebbe creare problematiche nei tempi di esecuzione, soprattutto per progetti complessi come quelli di edilizia sanitaria.
   - Il rischio di inadeguata allocazione delle risorse e la disparità regionale nella distribuzione dei fondi potrebbero limitare il completamento delle CdC in alcune aree.

5. Difficoltà nella sostenibilità a lungo termine
   - Sostenibilità economica e gestione a lungo termine delle Case della Comunità potrebbero essere problematiche. Se non supportate da un adeguato finanziamento pubblico o da modelli di gestione efficaci, le strutture rischiano di non riuscire a mantenere il livello di qualità e accessibilità dei servizi nel lungo periodo.
   - Il mantenimento delle strutture e dei servizi associati potrebbe risultare difficile senza un adeguato piano di gestione post-realizzazione, soprattutto se i fondi PNRR non sono sufficienti per coprire anche le spese operative.

6. Rischio di resistenza locale o sociale.
- La resistenza delle comunità locali all'installazione delle Case della Comunità, in particolare in contesti dove la popolazione è abituata a un certo tipo di assistenza sanitaria, potrebbe rappresentare un ostacolo per l'efficacia del progetto.
   - Anche la partecipazione attiva dei cittadini nelle nuove strutture potrebbe essere limitata, se non ben promossa.


   


venerdì 7 marzo 2025

ANDATA E RITORNO DALLA PADELLA ALLA BRACE

Di seguito nel PS si può leggere l'estratto dell'intervista ad un collega che si è dimesso dal PS per lavorare in MG, passando dalla padella alla brace per poi ritornare a lavorare in un CAU. La vicenda è l'esito di una rappresentazione stereotipata e idealizzata della MG, dallo stesso immaginata come un Eldorado professionale.

Nonostante l'età, l'inesperienza del contesto della MG lo ha indotto ad abbondare in disponibilità telefonica, per poi venire subissato da messaggi di WA, lo strumento per banalizzare la comunicazione, trasformare il mezzo in veicolo di futili bisogni e tendenze ipocondriache. Dall'intervista sembra che abbia lavorato come sostituto senza collaboratori, per cui dopo pochi mesi ha abbandonato visto l'impatto della gestione della cronicità, per riparare in un CAU.

Se perfino un collega con esperienza decennale aveva un'immagine della MG sfasata e disallineata rispetto alla pratica sul campo si può immaginare quale possa essere quella coltivata da funzionari pubblici, manager, giornalisti e burocrati ministeriali che gestiscono, giudicano e prendono decisioni sul nostro lavoro.

Come organizzeranno la specializzazione, magari affidata ad universitari che non hanno mai fatto una settimana di lavoro sul territorio, e soprattutto come sarà strutturata e gestita la MG con la futura dipendenza!

Il mismatch cognitivo tra rappresentazione e realtà empirica, a base di vari bias, che emerge da questa vicenda è istruttivo e ampiamente previsto:

LA MAPPA NON E' IL TERRITORIO, IL NOME NON E' LA COSA!

L'INFORMAZIONE E' UNA DIFFERENZA

P.S. Un estratto dall'intervista al Corriere Bologna.

Si è dimesso dal Ps dopo un pezzo di vita professionale dedicato all’emergenza-urgenza. E adesso che fa?

«Ho fatto il concorso da medico di base e iniziato il corso che dura tre anni, quello è stato l’appiglio per lasciare il mio lavoro del cuore. Ho iniziato a fare sostituzioni da medico di base in provincia, perché io amo la provincia. E da medico di base ho visto l’altra faccia di una professione che dai corridoi del Ps in genere criticavo molto».

Quindi ha dovuto ricredersi sul medico di famiglia? Sarebbe clamoroso.

«In parte sì. Se un medico di base non ha la segreteria, il lavoro diventa un incubo. I pazienti ti inondano di whatsapp, vocali, emoticon. Capisce? Gli emoticon. Più che il medico diventi un segretario e perdi di vista il tuo lavoro. I massimalisti, i medici che hanno raggiunto il massimo consentito degli assistiti, gestiscono una mole di pazienti assurda, le ore di ambulatorio sono fittizie, si fanno sempre almeno due ore in più.

Non è l’eldorado il medico di base, una volta lo pensavo. Fai dal lunedì al venerdì, certo, ma sono cinque giorni senza tregua. Ricevi centinaia di messaggi per la prescrizione di ricette per le malattie croniche e questo toglie tempo e la possibilità di fare il medico. A me piace visitare la gente, ma poi se fai il medico di base non hai nemmeno quegli strumenti che ti consentono di gestire il caso sul territorio. E cosa si fa? Si mandano i pazienti al Ps».

O al Cau...

«Adesso lavoro anche al Cau, ruoto su varie strutture a Bologna e in provincia, sono tornato anche al Sant’Orsola come medico del Cau, è stato bello. Faccio i turni mancanti dei Cau e faccio anche le notti che mi ridanno un po’ dei ritmi che avevo in Ps. Aspetto la stabilizzazione».

Il Cau in ambito medico non gode certo di buona fama. Ora che ha provato tutto, ci dica cosa pensa dei Cau a questo punto.

«Al Cau si possono fare gli esami del sangue, i tamponi, l’elettrocardiogramma, le radiografie, quindi è un tentativo di migliorare lo status quo, anche se probabilmente riduce più la pressione sui medici di famiglia che sul P.S.

giovedì 6 marzo 2025

QUOTIDIANO SANITA': sovraffollamento, autopresentazioni in PS e il (presunto) fallimento della MG

Gentile Direttore, 

è insolito che il consiglio direttivo di una importante Società Scientifica come la SIMEU si sia preso la briga di contestare una lettera di ringraziamento indirizzata ai cittadini che in un sondaggio sulla soddisfazione avevano espresso un giudizio favorevole per l’assistenza del MMG, e non per la qualità percepita o il gradimento di un professionista contrapposto ad un servizio.

Continua sul Quotidiano Sanità.

Per un approfondimento: https://curprim.blogspot.com/2025/03/sovraffollamento-in-ps-analisi-delle.html

Per le posizioni della SIMEU: https://curprim.blogspot.com/2025/02/simeu-sovraffollamento-del-ps-accessi.html

sabato 1 marzo 2025

Sovraffollamento in PS: analisi delle autopresentazioni dei pazienti

  Giuseppe Belleri

Pronto Soccorso e medicina territoriale: 

un approccio sistemico

Sovraffollamento, codici bianchi e accessi inappropriati tra autopresentazioni e boarding: quali soluzioni?

Nuova edizione aggiornata al marzo 2025 

Edizioni KDP, su Amazon versione cartacea ed e-book 

Al link l'estratto

Analisi delle autopresentazioni dei pazienti in PS

Dagli studi che hanno analizzato le motivazioni dell’autopresentazione dei pazienti (2/3 circa degli accessi) emergono numerose componenti, di natura oggettiva e soggettiva, che interagiscono con le caratteristiche dell’offerta sanitaria, territoriale piuttosto che ospedaliera, nell’incanalare l’espressione del bisogno verso l’utilizzo di un servizio a scapito dell’altro. Si possono così individuare quattro categorie di determinanti in gioco nell’accesso.

 A - Fattori oggettivi dell’offerta in PS (induzione della domanda)

  • facilità di accesso per mancanza di appuntamento;
  • fascia oraria illimitata (apertura H24) e in tutti i giorni della settimana (inclusi i festivi);
  • ampia offerta di prestazioni mediche e diagnostico-terapeutiche per i codici maggiori ma anche per quelli minori:
  • assenza di procedure burocratico-amministrative per accedere alle prestazioni; 
  • costo delle prestazioni nullo o vantaggioso. 

  • B - Fattori soggettivi della decisione di accesso (soddisfacimento del bisogno percepito)

  • maggiore fiducia nei medici e infermieri del PS rispetto ai professionisti delle cure primarie,
  • PS come “ultima spiaggia” al quale il cittadino si rivolge per cercare una risposta al problema che non ha trovato altrove per cui si rivolge di necessità all’ospedale;
  • convinzione personale di dover effettuare rapidamente esami d laboratorio e/o strumentali, senza essersi prima consultati con il proprio medico;
  •  necessità di tranquillizzazione in caso di sintomi improvvisi come il dolore o soggettivamente percepiti come allarmanti;
  • difficoltà degli operatori a tollerare l’incertezza e a dimettere i pazienti senza eseguire accertamenti diagnostici.

 C - Fattori soggettivi che ostacolano l’espressione del bisogno sul territorio (by-pass dei servizi territoriali)

  • scarsa fiducia di una parte degli utenti verso l’assistenza primaria territoriale;
  • scarsa soddisfazione nelle prestazioni del generalista, per mancanza di tempo o insufficiente preparazione;
  • livelli di ansia e allarme sociale per la salute in generale, con bisogno di risposte tecno-specialistiche; 
  • fattori antropologici come età, razza e sesso o culturali (migrazioni o popoli di cultura differente dalla nativa) spesso con scarsa conoscenza dei servizi territoriali e delle procedure per l’accesso

D - Fattori oggettivi che orientano l’espressione del bisogno verso il PS (limiti dell’offerta territoriale)

  • difficoltà a consultare il MMG per appuntamento, fascia oraria limitata e in alcuni giorni della settimana;
  • invio in PS da parte di un medico (MMG, CA o specialista) per situazioni di rischio, dubbio o incertezza diagnostica;
  • assenza di diagnostica strumentale di primo livello nelle strutture territoriali;
  • peggioramento della condizione clinica dal paziente, anche soggettiva;
  • lunghe attese per visite specialistiche o esami strumentali, con accesso per velocizzare le tempistiche e by-passare le procedure amministrative per la prenotazione/erogazione;
  • necessità di alcune manovre cliniche o controlli, concordati dopo un accesso e non disponibili sul territorio.

 A distanza di oltre 15 anni sembrano ancora valide e forse ancor più attuali, se si considerano le conseguenze sistemiche post-pandemia, le conclusioni di Mengoni e Rapini (2007, p. 76-77) circa l’analisi della domanda non urgente al PS, riconducibile a questo profilo di utente:

  • la preferenza per questo servizio sembra legata essenzialmente ad aspetti utilitaristici quali: la possibilità di utilizzare strumentazioni che consentono accertamenti più approfonditi, la possibilità di effettuare facilmente ulteriori accertamenti specialistici, la possibilità di ottenere facilmente una successiva consulenza specialistica e la possibilità di utilizzare il servizio in giorni ed orari convenienti;
  • ciò che attrae le gran parte dei pazienti intervistati sembra essere la possibilità di effettuare rapidamente e in un sol luogo tutti i test ed i consulti specialistici di cui si ha bisogno, scavalcando così le normali procedure burocratiche delle prestazioni ambulatoriali e conseguendo probabilmente anche un risparmio sui tempi e i relativi costi di fruizione;
  • può essere inoltre ammessa la presenza di individui […] che si rivolgono ad esso solo perché insoddisfatti delle prestazioni delle altre strutture o impossibilitati ad utilizzarle. Gli utilizzatori del Ps […] sono apparsi meno soddisfatti su quasi tutti gli attributi relativi al servizio del Mmg [..] utenti che, probabilmente consci della loro non urgenza ma stanchi delle lunghe attese per le prestazioni di secondo livello, si rivolgono al Ps per avere un accesso immediato ad accertamenti e consulenze specialistiche;
  • infine in una parte di accessi la percezione del bisogno di attenzioni immediate e le condizioni socio-demografiche rappresentano delle importanti determinanti soggettive per l’accesso in condizioni non urgenti.
  • Bibliografia a richiesta: bllgpp@gmail.com

venerdì 28 febbraio 2025

SIMEU - Sovraffollamento del PS, accessi inappropriati e boarding

Posizioni della SIMEU dal 2012 su sovraffollamento del PS, accessi inappropriati e boarding
 

Appropriatezza prescrittiva: problemi di applicazione dei RAO

  Giuseppe Belleri

APPROPRIATEZZA E VARIABILITA’ NEL SISTEMA PRESCRITTIVO

Inappropriatezza professionale tra rumore organizzativo e prescrizioni indotte in medicina generale

KDP Amazon, seconda edizione aggiornata, febbraio 2025, versione cartacea ed e-book

Sul Quotidiano Sanità la presentazione del libro

Per mettere a fuoco le dinamiche sistemiche, multi attore e multi livello, coinvolte nell'appropriatezza e nell'implementazione del Piano Nazionale di Governo delle Liste d'Attesa (PNGLA) varato a febbraio 2025, occorre allargare la visuale e adottare vari punti di osservazione, rispetto alla relazione medico-paziente, adottando chiavi di lettura multidisciplinari per valutare da diversi punti di cista il problema inappropriatezza prescrittiva. 

La descrizione degli effetti pratici delle norme sull’appropriatezza deliberate degli ultimi decenni, riproposte dalla legge sulle Liste d'attesa approvata ad agosto 2024, può essere utile per prospettare le potenziali disfunzioni di nuove regole sulla diagnostica, come quelle introdotte dal recente PNGLA e dal DDL collegato in fase di discussione parlamentare

mercoledì 26 febbraio 2025

QUOTIDIANO SANITA': gli effetti sistemici del gap tra domanda ed offerta e il flop del ruolo unico

Gentile Direttore,

nella turbolenta fase che sta attraversando il SSN si manifestano alcuni effetti imprevisti di due disequilibri tra domanda ed offerta, concomitanti a livello sistemico.

Da un lato quello dei tempi d’attesa per prestazioni ambulatoriali, per il rebound della domanda post pandemia, che ha aperto ampi spazi al business del mercato sanitario ed assicurativo. 

Dall’altro il disequilibrio tra domanda ed offerta sul mercato del lavoro medico ed infermieristico, sia a livello ospedaliero che territoriale, con posti vacanti nelle scuole, nei concorsi, in zone cronicamente carenti di MMG, borse di studio non assegnate al corso regionale etc...

Continua su: https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=127973

venerdì 21 febbraio 2025

Davvero la MG è stata carente durante la pandemia? Ecco i dati della II e III ondata

Aveva visto giusto il compianto Antonio Panti quando nel 2021 osservava amaramente:

“da eroi a capri espiatori il passo è più breve di quanto sembri e gli amministratori del servizio sanitario, dopo aver lasciato i medici di famiglia senza protezioni e supporti, scoprono ora le gravi carenze del territorio”.

E' trascorso un lustro dall'inizio del COVID-19 ma la sottolineatura delle carenze del territorio durante la pandemia è proposta di continuo, tanto da diventare un giudizio di professionalità per tutto il comparto delle cure primarie. La gestione della pandemia, secondo questa vulgata, sarebbe la prova del nove dell'arretratezza e dell'insignificanza di una medicina generale inaffidabile, tanto che solo il passaggio alla dipendenza potrebbe sortire un cambiamento in positivo.

Le cose stanno davvero in questi termini? I dati epidemiologici e della gestione pandemica confermano questa fosca diagnosi? Per avere una conferma o una confutazione di questa diffusa opinione bisogna rivolgersi ai prospetti che la protezione civile diffondeva nel tardo pomeriggio d'ogni giorno, con alcune avvertenze sul loro significato e sulla loro interpretazione, che spero il lettore avrà la pazienza di seguire. 

I dati sotto riportati arrivano al maggio 2021 e riguardano la II e III ondata (i dati della I ondata sono inaffidabili per sottostima). L'obiettivo dell'elaborazione è di stabilire qual è stata la percentuale di pazienti Covid-19 ospedalizzati rispetto a quelli diagnosticati e curati sul territorio dai medici dell'assistenza primaria, dall'ottobre 2020 al maggio 2021.

Curva epidemica al 5 giugno 2021 dei casi di COVID-19 segnalati in Italia per data di prelievo o diagnosi (verde) e per data di inizio dei sintomi (blu)
Nota: il numero dei casi riportato negli ultimi giorni (riquadri grigi) deve essere considerato provvisorio sia per possibili ritardi di segnalazione che di diagnosi.


Conviene iniziare dai dati complessivi delle due ondate, dividendo convenzionalmente la pandemia 2020-2021 in questi due periodi: 

  • II ondata: 2.037.562 casi, dal 1/10/2020 al 15/1/2021
  • III ondata: 1.865.398 casi dal 16/1/2021 al 31/5/2021




I I dati contenuti nel report quotidiano sono di due tipi: 

  • quelli che documentano una progressione lineare e cumulativa degli eventi, come i nuovi casi e i decessi, e 
  • quelli che invece subiscono variazioni in più ed in meno nell'arco di settimana o mesi in funzione dell'evoluzione della pandemia, come il numero dei ricoveri, quelli dei soggetti dimessi o in isolamento domiciliare. 

Ecco ad esempio il prospetto del 31/5/2021.

Purtroppo per questa seconda tipologia non è possibile avere un dato cumulativo nell'arco delle settimane o dei mesi, come per i primi, in quanto il prospetto indica, ad esempio, solo il numero di soggetti ricoverati in una certa data, che variano in funzione dell'andamento quotidiano: ad esempio il numero giornaliero dei ricoverati è influenzato nei due sensi dai nuovi ingressi, dalle dimissioni, dai trasferimenti in terapia intensiva e dai pazienti che tornano in corsia provenienti dallo stesso reparto. 

Quindi è impossibile un computo certo del numero assoluto mensile di coloro che sono stati ricoverati nei reparti ordinari e in quelli intensivistici. Ecco ad esempio il grafico dell'incidenza cumulativa mensile di nuovi casi diagnosticati, decessi e dimessi guariti. 

Lo stesso discorso vale per i soggetti attualmente positivi e per quelli in isolamento domiciliare.  
Per questi indicatori è possibile una duplice rappresentazione grafica: come numero di soggetti che soddisfano il criterio ad una certa data, ad esempio a fine mese come nel grafico sottostante, oppure come variazione del parametro in rapporto al dato rilevato all'inizio del mese stesso. 
Ovviamente le due rappresentazioni forniranno una diversa immagine dell'evoluzione epidemiologica.

giovedì 20 febbraio 2025

QUOTIDIANO SANITA': Dipendenza dei Mmg, ma i cittadini cosa ne pensano?

 Gentile Direttore, la scorsa settimana si è abbattuta l’ennesima ondata di critiche pubbliche sul Mmg, come quelle del Governatore laziale, in quanto libero-professionista privilegiato, lautamente retribuito e inefficiente. Questo leit motiv perdura da anni resistendo a dati empirici contrari, come le proteste dei cittadini rimasti senza medico in giro per la penisola, oppure la scarsa attrattività della professione, per cui a dispetto di un trattamento economico e normativo così vantaggioso i posti al Corso regionale non vengono assegnati per un 1/3 e le zone carenti sul territorio restano tali per anni, tanto da sollevare appunto le proteste dei residenti. Come si spiega questo curioso paradosso, per cui la gente protesta perché non usufruisce più di un servizio ritenuto dagli osservatori “fallimentare” e i laureati snobbano una professione redditizia ed esclusiva? Ma tant’è, i luoghi comuni sono coriacei e resistenti alle perturbazioni dei dati di fatto.

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