venerdì 15 maggio 2026

DL SCHILLACI, i prevedibili effetti perversi del debito orario: dalla padella alla brace

L'ultimo incontro tra parte pubblica e sindacati medici sul DL Schillaci di riforma dell'AP si è concluso con un nulla di fatto per la ferma opposizione della FIMMG all'ipotesi di introdurre la dipendenza per i medici che prenderanno servizio nelle Case dalla Comunità Hub (CdC).

E' difficile comprendere questa rigida contrarietà verso la dipendenza che dovrebbe essere selettiva, ovvero limitata per le scarse risorse finanziarie regionali; di conseguenza cambierà poco o nulla nel resto del territorio che non afferisce alle poche CdC, anche perché negli Hub non ci sarà fisicamente posto per l'attività oraraia dei convenzionati e dei futuri MMG dipendenti. 

Basta valutare gli spazi messi a dispozione dei professionisti dell' AP (per la turnazione dei medici di MG, di CA e dei servizi, pediatri e infermieri di comunità, a cui si aggiungeranno i MMG dipendenti in servizio continuativo) nella pianta della CdC Hub per l'area della cure primarie, secondo il metaprogetto ministeriale elaborato da AGENAS (supplemento a Monitor del 2022). 

L’immagine sintetizza in maniera schematica le macro-aree che compongono
la CdC Hub, alcune obbligatorie ed altre definite facoltative dal DM77.

 
Layout delle aree funzionali all’interno della Macro-area Cure Primarie
(scenario corrispondente alla CdC Hub)

I locali a disposizione saranno appena sufficianti per garantire il turn-over dei convenzionati con debito orario e per ospitare stabilmente i futuri dipendenti. Inoltre bisogna tenere conto che la proposta di AGENAS è un progetto ideale non sempre replicabile nei territori.

L'attività oraria dei medici convenzionati e dei dipendenti sarà probabilmente utilizzata per due scopi

  • rispondere ai cosiddetti bisogni non differibili dei cittadini che non riscono ad ottenere in tempi brevi un accesso allo studio del proprio MMG; 
  • fornire l'assistenza minima a tutti gli assistiti rimasti senza medico nelle zone in cui gli ambiti restano carenti, per i pensionamenti previsti fino alla fine 2027 e per un insufficiente ricambio generazionale. 

Si tratta di prestazioini occasionali, anonime, ripetitive e deprofessionalizzanti che nulla hanno a che fare con la tradizionale attività a ciclo di scelta e con la relazione di cura stabile e personalizzata della cronicità e fragilità. Insomma una deriva da "impiegato esecutivo" di basso profilo che assieme alla nuova retribuzione per obiettivi, come paventa lucidamente Ettore Iorio sul QS,  può "spingere verso una managerializzazione estrema della medicina territoriale, dove il tempo clinico viene progressivamente colonizzato dal tempo organizzativo e amministrativo. Il rischio è che il medico di famiglia perda la propria funzione storica di “mediatore umano” del sistema sanitario, diventando soprattutto un gestore di percorsi, flussi informativi e adempimenti programmatori".

In aggiunta i futuri MMG dipendenti saranno adibiti a compiti organizzativi (le funzioni territoriali strutturate) di coordimaneto delle equipe multiprofessionali e delle attività delle CdC rivolte alla popolazione generale - come vaccinazioni, screening, iniziative di prevenzione ed educazione sanitaria etc. -  a cui contribuiranno anche i convenzionati con una parte del loro debito orario.

Nella fase iniziale è probabile che i futuri dipendenti, entrati in servizio con l'equipollenza, faranno da "tappabuchi" delle crescenti carenze di Mmg sul territorio, in particolare nelle aree interne delle regioni del Nord dove è in atto una vera desertificizaione dell'AP. 

L'atro nodo del contendere è il debito di 6 ore dovuto da tutti i convenzionati al momento dell'entrata in vigore del DL, a prescindere dal numero di pazienti in carico, che in alcune regioni arriva in media quasi a 1500, con punte di 1800 e addirittura 2000. Questa rigidità è la spada di Damocle che potrebbe calare sulla MG come un colpo di grazia in molti territori già in grave sofferenza, per alcuni prevedibili effetti collaterali o perversi. 

Prima di tutto l'obbligo generalizzato delle 6 ore di debito, nel momento in cui entrerà in vigore, sarà un incentivo per la defezione pensionista anticipata degli ultra 65enni che superano il massimale, per non parlare di quelli che hanno accettato l'incremento a 1800 assistiti per tamponare situazioni critiche; inoltre i convezionati entrati da poco in attività potrebbero rinunciare per intraprendere altre strade professionali. 

Infine la confusione normativa e le inevitabili incertezze della fase di transizione potrebbero ridurre la motivazione dei neolaureati verso il corso di Formazione Regionale residuale o la furura specializzazione, ancora indefinita. Insomma il combinato disposto di queste scelte individuali intenzionali potrebbe tradursi in una tracollo sistemico inintenzionale, per la classica soluzione che peggiora il problema.

Una via d'uscita ragionevole per evitare il peggio sarebbe uno scambio negoziale tra l'OK alla dipendenza, da parte del sindacato, e la modulazione del debito orario, in funzione del numero di assistiti, ad esempoo il dimezzamento per gli ultra massimalisti e l'esonero per chi accetta l'innalzamento a 1800 scelte.

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