giovedì 10 settembre 2026

Verso la "cupizzazione" della MG?

Una delle dichiarazioni ricorrenti dei decisori pubblici riguardo alla medicina generale (MG) ne enfatizza il "ruolo centrale" nel SSN. Viene abitualmente pronunciata nei contesti pubblici con una prevedibilità che tradisce la sua natura strumentale, generalmente per piaggeria nei confronti degli interlocutori. 

In realtà tutti sanno che in un sistema complesso, multi professionale e multi livello nessuno detiene un ruolo chiave, gerarchicamente o funzionalmente superiore, ma tutti gli attori sono in varia misura sia autonomi che interdipendenti e devono tenere conto di vincoli normativi, compatibilità organizzative ed equilibri relazionali intra e inter-professionali. Insomma quella del ruolo centrale è solo vuota enfasi retorica, tanto scontata quanto futile.

Se mai la MG deve ancora affermare la propria specificità professionale "olistica", non new-age ma in chiave bio-psico-sociale e culturale, compito quasi impossibile in un contesto dominato dalla differenziazione specialistica e super specialistica, che scivola verso la frammentazione delle competenze e delle relazioni di cura, spiazzando la funzione generalista, in crisi di riconoscimento sia a livello internistico ospedaliero che territoriale. 

Al di là del "ruolo centrale etc.." sono le proposte di cambiamento e i compiti pratici la cartina di tornasole della rappresentazione implicica che della MG si sono fatti i decisori pubblici. Dal Veneto nell'ultimo mese sono arrivati ben due messaggi che svelano pubblicamente cosa si cela dietro la "fuffa" sul mitico ruolo centrale.

Lo descrive in modo sintetico Elena Ostanel, consigliera regionale del Veneto, che su FaceBook scive

L’Assessore veneto Gerosa dichiara in Consiglio che per come funzionano oggi chiamare un CUP è indecoroso.Una frase inaccettabile da chi oggi dovrebbe dirci come vuole migliorare il sistema di prenotazione e ridurre le liste di attesa. All’orizzonte non vediamo nessuna idea concreta per farlo. L’unica cosa che abbiamo sentito è quella di scaricare sui medici di medicina generale la prenotazione delle visite.
Come se con 1800 pazienti a testa e con il progetto di chiudere le medicine integrate con segreteria e personale di supporto fosse possibile. Abbiamo chiesto trasparenza e un nuovo metodo di calcolo dei tempi di attesa per avere numeri reali. E alla trasparenza ci è stato risposto picche.

E' a dir poco sorprendente che dopo un anno dall'insediamento un assessore alla sanità si renda conto di come funziona il sistema CUP in una grande regione del nord. Alla buon ora, verrebbe da commentare..
 
I medici di MG sono oberati da incombenze burocratiche d'ogni tipo, di cui si lamantano quotidianamente perchè tolgono tempo ed energie per l'attività clinica. Ed ora arriva pure la proposta di trasformarli in Cuppisti addetti alla prenotazione delle prestazioni specialistiche come ulteriore fardello amministrativo, oltre tutto umiliante. Se poi a questa proposta si associa il surreale taglio delle medicine integrate e dei collaboratori, previsto dal 2027, allora si raggiunge il paradosso, perchè il collaboratore di studio sarebbe la figura ideale per ricoprire il ruolo di Cuppista nella medicina Integrata.

Se dovesse passare questa proposta sarebbe la certificazione della riduzione di un professionista a mero impiegato esecutivo addetto a procedure amministrative prive di contenuto clinico, deprofessionalizzanti e dequalificanti, non previste dalle convenzioni vigenti e quindi illegittime, alla faccia del "ruolo centrale".
Oltre tutto la prescrizione di visite di controllo e ulteriori accertamenti è un compito dello specialista, che risolverebbe alla radice il problema della prenotazione telefonica tramite CUP.

Infatti secondo le norme vigenti lo specialista deve prescrivere di persona sul proprio ricettario o in formato elettronico tutti gli accertamenti diagnostici, le visite e gli esami di laboratorio utili per approfondire il caso e rispondere al quesito clinico del medico inviante, senza rimandare il paziente al MMG per la "trascrizione" delle ricette. 
 
Lo prevedeva una delibera della regione Lombardia del lontano 1993, a costo zero e ripresa da altre normative regionali e nazionali, dalle rilevanti ricadute per la semplificazione delle procedure amministrative degli appuntamenti per esami e visite. Questo semplice e doveroso atto risolverebbe il problema del contatto telefonico con il Cup, perlomeno al termine della visita, quando il paziente potrebbe prenotare nella stessa struttura accertamenti e controlli prescritti dagli specialisti, spesso inadempienti su tale compito.

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