martedì 26 novembre 2019

Tecnologia in MG e specializzazione: quali rischi ed opportunità?

Lo stanziamento di 235 milioni di € da destinare alla diffusione della tecnologia medica negli studi dei MMG ha suscitato un vivace dibattito tra fautori e detrattori dell’iniziativa. Sotto traccia si può leggere il dilemma che investe la categoria da almeno due decenni, ovvero l’incertezza tra l’identità generalista e l’aspirazione ad un approccio specialistico.

Due sono i percorsi proposti per rafforzare l’incerta identità professionale del medico del territorio.

Da un lato si rivendica la natura specialistica di quello che rimane un semplice Corso di Formazione Specifica, sorvolando su un intricato nodo teorico-pratico: la connotazione specialistica della MG è un ossimoro e una contraddizione in termini, visto che per definizione il MMG si interessa elettivamente alle persone, nella loro interezza biologica, psichica e sociorelazionale, e meno alle patologie d'organo o d’apparato. Lo specialista in generalità è un paradosso perchè quella specialistica risponde ad una logica e a pratiche di differenziazione disciplinare in senso prevalentemente riduzionistico, parcellare se non super-specialistico e a rischio di spersonalizzazione, con l'eccezione di alcune discipline trasversali, come l'etica, la metodologia e la pedagogia medica.

Dall’altro vi è l’attrazione per il ruolo di specialista, che superi con la pratica sul campo la mera “etichetta” formale da attribuire ad un Corso di formazione che resta pur sempre generalista. Mi riferisco alla figura del MMG che si dedica ad un personale special interest, che da qualche anno si è diffusa a partire dal nord Europa; tant’è che anche la formazione post-universitaria sta evolvendo in questa direzione, in parallelo alla formazione “generalista”, per definizione non settoriale. In futuro avremo quindi due categorie di medici del territorio, ovvero i generalisti-generalisti e il generalista con special interest?

Con l’arrivo dell’investimento in tecnologia si ripropone il dilemma, poiché sarà inevitabile che l’utilizzo personale di uno strumento tecnologico, dall’ECG alla spirometria, porti con sè anche una formazione dedicata ad un approccio specialistico per l’uso appropriato della tecnologia. Verso questa prospettiva si appuntano le critiche di alcuni che intravvedono nell’irruzione della tecnologia ambulatoriale una deriva prestazionale, rischi di induzione consumistica, medicina difensiva e sovradiagnosi fino allo snaturamento della mission del medico del territorio, votato più alla promozione degli stili di vita, all’aderenza alle cure, all’educazione alimentare e sanitaria, all’empowerment del cittadino e al contrasto del consumerismo sanitario che non alla coltivazione di un “interesse” parcellare.

Le critiche verso la paventata deriva tecnologica del territorio si rivolgono anche ai rischi professionali e medico-legali dell’utilizzo individuale della tecnologia biomedica, ad esempio riguardo alla refertazione dell’esame e all’esperienza necessaria per utilizzare in modo corretto ed affidabile uno strumento diagnostico (http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=79162&fbclid=IwAR2gHrBNf1cweDHBOWFZOrxkh6muKG37Jw740eH-c0PndknYdGB7H7CTYx8 ). Per certi versi le riserve appaiono piuttosto enfatiche, come quando si paventano rischio di burn-out e frustrazione per i colleghi poco avvezzi alla tecnologia, crescita dell'insoddisfazione dei cittadini, peggioramento delle potenzialità della categoria, rischio di alienarsi la maggioranza dei generalisti, eccesso di prestazioni con conseguenti inchieste scandalistiche, insostenibilità della spesa sanitaria e peggioramento del costo opportunità, aumento della medicina difensiva, rischio di incrinare il rapporto di fiducia e le strategie per il futuro della categoria etc.

Si tratta di obiezioni che ripropongono quella dicotomia tra approccio generale e specialistico sopra delineata; tuttavia appare controproducente rifiutare tout court un’opportunità di cambiamento e un investimento sull’innovazione delle pratiche, dopo decenni di vacanza contrattuale, trascuratezza e ambizioni disegni riformatori, come la riforma Balduzzi, rimasti lettera morta.

Anche perché ci sarebbe un modo per conciliare l’approccio globale alla persona con l’utilizzo di strumenti tecnologici, divenuti ormai indispensabili per un’efficacia clinica e un’assistenza di qualità. Mi riferisco alla telemedicina che può essere anche un’occasione di consulto ed integrazione funzionale con lo specialista. L’utilizzo di alcuni esami diagnostici in telemedicina abbinati o meno alla consulenza telefonica specialistica consentirebbe al MMG di ricorrere a test di primo livello quando necessario ed appropriato, senza improvvisarsi “piccolo” specialista, senza invasioni di campo, rischi medico-legali, derive “mercantili” o consumistiche, ma con garanzie di qualità della refertazione e di efficacia clinica dell’esame.

Infatti con la telemedicina, eventualmente associata al teleconsulto specialistico, il contesto cambia poiché il focus si sposta dallo strumento alla relazione/integrazione con lo specialista, per cui
• la refertazione e la responsabilità medico-legale resterebbe a carico dello specialista e non graverebbe sul MMG;
• la competenza nell'interpretazione del test sarebbe garantita dall’esperienza e dalla formazione certificata di chi referta l’esame;
• potrebbe migliorare la collaborazione con gli specialisti, evitando le eventuali reazioni critiche per l’"invasione di campo" da parte del generalista;
• la remunerazione da parte del SSR potrebbe essere garantita come già prevede la normativa lombarda, e si potrebbero stabilire tetti ai rimborsi per prevenire eventuali induzioni inappropriate di prestazioni libero-professionali (peraltro espressamente vietate dall’ACN per i compiti stabiliti dall'ACN, in cui potrebbero rientrare le prestazioni tecnologiche);
• il generalista non si dovrebbe improvvisare specialista in erba, ma continuerebbe a perseguire la sua mission di professionista dedicato ad una visione olistica e multidimensionale e non parcellare/specialistica.


Varie esperienze di telemedicina e di teleconsulto sono state portate avanti negli ultimi lustri in alcune regioni come la Lombardia. In particolare all’ECG in telemedicina, abbinato al teleconsulto cardiologico, è stato dedicato un testo di approfondimento delle dinamiche relazionali, tra MMG e specialista, e del sapere tacito e situato, implicato nel processo di consultazione: https://www.amazon.it/Tecnologia-pratico-società-conoscenza-telemedicina/dp/885683832X

Al link si può leggere la prefazione dell’autrice, la sociologa Laura Lucia Parolin, per chi vuole approfondire  l’argomento:  https://app.box.com/s/dx9w4w6okzpqrdixrzf0qvd07woga2uf
P.S. Le recenti regole di sistema 2020 della sanità lombarda prevedono l'implementazione e la regolazione economica della telemedicina nell'ambito della Presa in Carico della cronicità.

TELEMEDICINA. Rendere operativa la possibilità di erogare alcune prestazioni a KM 0 e di effettuare la refertazione a distanza da parte degli specialisti delle strutture accreditate (ECG, MAP, HOLTER, FUNDUS OCULI). Il 70% della tariffa va al soggetto che mette a disposizione le tecnologie.

sabato 23 novembre 2019

Popper: decalogo sull'errore in medicina

Periodicamente è bene "ripassare" la lezione dei grandi maestri per cercare di attualizzarla e magari anche attuarla. Eravamo nel 1983, all'inizio della "trionfale" esplosione di tecnologia biomedica di fine secolo, che nel giro di un ventennio avrebbe rivoluzionato la pratica medica, quando Sir Karl Popper sul BMJ in tandem con il clinico Mc Intyre ammoniva i medici a riflettere e trarre insegnamenti dai propri errori, con un decalogo di "comandamenti" epistemici ed etici.

Serviranno altri 15 anni perchè i consigli del grande epistemologo si riflettano sulla pratica clinica e la classe medica diventi consapevole del problema "errore in medicina". Solo nel dicembre 1997 infatti verrà pubblicato dal governo Blair il WHITE PAPER “Per migliorare la salute dei cittadini britannici e per aiutare i medici a far bene i medici”, che accenderà i riflettori internazionali sul risck management, versione edulcorata ed eufemistica dell'errore in medicina. 

Mc Intyre, Popper. “Il decalogo epistemologico dell’errore” 
(BMJ, 1983)
  1. Le nostre conoscenze attuali superano di molto ciò che ogni persona può conoscere, anche all’interno della sua stessa specializzazione. Il sapere cambia in modo rapido e radicale e, soprattutto, non per accumulazione, ma mediante la correzione di teorie e idee erronee. Pertanto non ci possono essere nella scienza autorità di nessun tipo. Ci possono, naturalmente, essere scienziati migliori e peggiori. In genere, lo scienziato migliore è quello che è più consapevole dei suoi limiti.
  2. Siamo fallibili ed è impossibile per chiunque evitare tutti gli errori, anche quelli evitabili. La vecchia idea che dobbiamo evitarli deve essere rivista. È erronea e spinge all’ipocrisia.
  3. Tuttavia, il nostro compito rimane quello di evitare gli errori, anche se è molto difficile. È un compito in cui nessuno ottiene un successo pieno, neppure i grandi scienziati potentemente creativi che sono guidati, ma abbastanza spesso sviati, dall’intuizione.
  4. Gli errori possono nascondersi anche nelle teorie meglio controllate. È compito degli scienziati cercare questi errori. E nel far ciò essi possono essere aiutati grandemente dalla proposta di nuove teorie alternative. Si deve, dunque, essere tolleranti nei confronti delle teorie che sono in disaccordo con quelle momentaneamente dominanti, senza aspettare che esse siano in difficoltà. La scoperta che una teoria ben controllata e corroborata (oppure che una procedura comunemente usata) è erronea può essere una scoperta molto importante.
  5. Per tutte queste ragioni, il nostro atteggiamento nei confronti degli errori deve cambiare. Il che implica anche un cambiamento a livello etico, in quanto il vecchio atteggiamento ci spingeva a celare i nostri errori e a dimenticarli prima possibile.
  6. Il nostro nuovo principio è questo: dobbiamo imparare dagli errori per evitarli in futuro; ciò dovrebbe avere la precedenza anche nell’acquisizione di nuove informazioni. Nascondere gli errori deve essere considerato un peccato mortale. Alcuni errori è impossibile nasconderli: ad esempio, operare un paziente al posto di un altro o amputare un arto sano. Sebbene i danni possano essere irreversibili lo smascheramento di siffatti errori può portare all’adozione di nuove norme idonee a prevenirli. Altri errori, alcuni dei quali ugualmente incresciosi, non sono così manifesti. Ovviamente, coloro che li commettono possono non desiderare di metterli bene in vista, tuttavia è ugualmente ovvio che essi non dovrebbero essere tenuti nascosti, poiché, dopo averli criticamente esaminati, è possibile adottare quei cambiamenti nella pratica in grado di prevenire la loro ripetizione.
  7. È, quindi, nostro compito cercare gli errori e studiarli bene. Dobbiamo abituarci ad essere critici.
  8. Ovviamente, essere capaci di criticare le proprie teorie è la cosa migliore, ma la critica degli altri è necessaria ed è particolarmente apprezzabile se affronta i problemi da un diverso background. Dobbiamo, inoltre, imparare ad accettare, con favore e anche con gratitudine, le critiche da parte di coloro che richiamano l’attenzione sui nostri errori.
  9. Se siamo noi ad attirare l’attenzione degli altri sui loro errori, dobbiamo ricordarci che anche noi abbiamo commesso errori simili. Dobbiamo, cioè, ricordarci che è umano errare e che anche i più grandi scienziati commettono errori.
  10. Il razionalista critico dovrebbe prefiggersi di individuare direttamente e di identificare in modo chiaro gli errori; di controllare le argomentazioni che dovrebbero sempre essere espresse in una forma tale da essere falsificabili di principio. Egli dovrebbe chiarire, mai formulare insinuazioni o valutazioni solo negative. Dovrebbe essere mosso dallo scopo di avvicinarsi sempre di più alla verità.” 
Al link il testo originale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6418271
La traduzione italiana: http://www.democraziapura.altervista.org/?page_id=9580

domenica 17 novembre 2019

Presa in Carico in Lombardia: è tempo di bilanci...

Difficile valutare l’efficacia della riforma, a quasi 2 anni dal varo e ad un anno dal suo termine, in assenza di una quantificazione pubblica degli obiettivi ipotizzati in termini di arruolamenti attesi al momento dell'approvazione. Va da sè che il numero di adesioni alla riforma è la precondizione per incidere in modo significativo sulla qualità di vita e sugli esiti clinici di una coorte eterogenea di pazienti che supera 1/3 della popolazione.

Due sono le previsioni pubbliche sulle adesioni previste dai policy maker: la prima è solo un'auspicio formulato da un sito informativo milanese, che a giugno 2018 titolava: "Primi risultati della riforma della presa in carica dei malati cronici in Lombardia. Malati cronici, i primi numeri: la Regione vuole 1 milione di aderenti entro il 2018".
La seconda è più attendibile, ed è stata formulata il 30 ottobre 2018 dall’Assessore regionale, all’indomani dell’accordo tra Regione e Federazione regionale degli Ordini per l’adesione dei MMG in forma singola:  “Gli MMG/PLS che invece hanno aderito al processo di presa in carico dei pazienti cronici sono circa il 50% a livello regionale. Grazie al supporto degli MMG, contiamo di arrivare a 500.000 pazienti presi in carico entro la fine del 2018".  (https://www.quotidianosanita.it/lombardia/articolo.php?articolo_id=67374)

Ecco l'andamento delle adesioni alla PiC nel biennio 2018-2019


N. di attivazioni della PiC
(in % su 3.057.519 di lettere)
N. di PAI redatti
(in % rispetto alle lettere)
Al 5/6/2018
257.998 (8,4%)
140.724 (4,6%)
Al 29/10/2018
293.697 (9,6%)
183.307 (6,0%)
Al 12/2/2019
310.287 (10,1%)
 215.455 (7%)
Al 30/9/2019
326.473 (11,2%) 
 247.000 (8%) 

Al 30 settembre 2019 secondo dati ufficiosi le attivazioni del percorso di PiC erano 326.473 (+11,2% rispetto ad ottobre 2018) mentre il numero di PAI compilati è aumentato del 34,7% rispetto allo stesso periodo, passando dal 6% all’8% degli oltre 3 milioni di cronici arruolabili. In sostanza a 11 mesi dall'accordo tra Regione e Federazione regionale degli Ordini, che ha introdotto la figura del MMG aderente alla PiC in forma singola, il numero dei PAI è passato da 183.307 a circa 247000. Con il ritmo di adesioni registrate nel II quadrimestre del 2019 difficilmente si supererà la soglia dei 300 mila PAI a fine anno.

Il dato più significativo riguarda i PAI compilati dai CM ospedalieri: a fine ottobre 2018 su 183.307 Piani Assistenziali registrati i MMG ne avevano redatti 174.587 mentre erano meno del 5% quelli degli CM Ospedalieri, vale a 8720. Il percorso di adesione registra un maggior numero di abbandoni tra chi contatta un Gestore ospedaliero, specie privato, rispetto al MMG. La percentuale di adesioni è correlata a due variabili: il numero di MMG partecipanti alla riforma nelle varie ATS (le ATS in cui si registra il minor numero di arruolamenti sono quella di Pavia e Brescia) e l’adesione dei pazienti al progetto CReG fino al 2017 (Chronic Related Group) precursore della PiC e confluito nel 2018 senza soluzione di continuità nella riforma.

Come valutare questi dati? Fino ad oggi, anche per la mancanza di informazioni dettagliate, il dibattito pubblico sui risultati pratici e sul futuro della PiC è praticamente fermo, in attesa che a fine anno vengano divulgati i dati aggiornati a 2/3 del percorso della riforma triennale, varata nel gennaio 2017 ed entrata nella fase operativa l'anno successivo.

sabato 9 novembre 2019

Tecnologia in MG? Pro e contro.

Dopo due settimane di intenso dibattito in rete, circa lo stanziamento di 235 milioni di € inserito nella finanziaria per l’acquisto di strumenti diagnostici da utilizzare sia in studio che al domicilio del paziente, mi pare che gli aspetti più controversi siano così schematizzabili
  • Tempo: quale può essere la collocazione della tecnologia nell’economia della gestione del tempo dello studio? Difficile pensare ad un utilizzo di ECG, ecografia e spirometria senza un sistema di visite su appuntamento, se non in situazioni episodiche di “emergenza” ambulatoriale o al domicilio del paziente
  • Organizzazione. Strettamente legato alla variabile tempo è il tema dell’organizzazione. Senza il contributo dei collaboratori di studio, segretariale o infermieristico, è altrettanto difficile immaginare un uso routinario della piccola o grande tecnologia ambulatoriale per il MMG single che lavora con la formula del libero accesso e senza il supporto di almeno un collaboratore.
  • Formazione. Sebbene da anni si siano diffuse iniziative formative per l’utilizzo di strumenti tecnologici in MG, specie corsi di ecografia, bisognerà affrontare l’argomento formazione con iniziative diffuse sul territorio, possibilmente inserite nei programmi annuali di aggiornamento della Aziende Sanitarie territoriali con periodici corsi di “richiamo”.
  • Retribuzione. E’ il punto meno chiaro di tutta l’operazione. Il prossimo ACN dovrà in qualche modo regolare dal punto di vista ammnistrativo la materia, inserendo stabilmente la tecnologia nei compiti “ufficiali” del MMG, e quindi risolvere anche il problema della remunerazione dell’attività diagnostica o del teleconsulto specialistico (in proposito si veda il modello di retribuzione del teleconsulto lombardo al PS).
  • Responsabilità medicolegale. E’ strettamente legata alle modalità di refertazione del test diagnostico, analizzate nel punto successivo, in particolare per la certificazione della competenza all’utilizzo pratico degli strumenti diagnostici, previa partecipazione a corsi abilitanti ad hoc da parte del MMG.
Rispetto all’utilizzo pratico della tecnologia ambulatoriale da parte del MMG, tre sono i possibili esiti pratici
  • refertazione formale dell’esame, possibile solo per i MMG che abbiano partecipato a corsi professionalizzanti certificati da società scientifiche accreditate, come accade già in molti casi specie per i colleghi in formazione;
  • l’utilizzo informale della tecnologia per un primo approccio “privato” dell’esame, da inserire in cartella ma senza una referto formale e valido all’esterno della MG, un po’ come accade con l’Eco fast in Pronto Soccorso;
  • la refertazione affidata ad uno specialista, generalmente con la formula del teleconsulto: il MMG esegue in studio l’esame diagnostico – ad esempio un ECG - che viene inviato ad un centro diagnostico dove lo specialista stila il referto, eventualmente dopo un breve consulto telefonico con il MMG (a mio parere questa potrebbe essere la soluzione migliore, specie per gli aspetti medico-legali, come previsto tra l'altro dalle normative attualmente vigenti in Lombardia: si veda il PS).
Una argomento collaterale rispetto a queste problematiche, da non sottovalutare, è il rischio di un'induzione di prestazioni da parte della domanda, ovvero degli assistiti. In alcuni contesti locali i pazienti potrebbero “pretendere” l’esecuzione di alcuni test diagnostici in modo inappropriato e senza una reale giustificazione clinica, come accade sovente con la richiesta di “fare tutti gli esami” del sangue da parte di soggetti asintomatici e apparentemente sani. Se per l'esecuzione dell'ECG il rischio di induzione può essere reale lo è molto meno per la spirometria o per l'Ecografia. Quest'ultimo esame appare anche quello più delicato, per il suo carattere operatore dipendente e per la necessità di training ed esperienza pratica ai fini della qualità dell'esito (lunga curva di apprendimento e necessità di supervisione).

Infine è impensabile che il singolo MMG possa impegnarsi nell’utilizzo pratico di tutta la tecnologia disponibile: sarebbe più razionale, perlomeno nelle medicine di gruppo più organizzate, che i vari componenti si “specializzino” in una singola tecnologia diagnostica mettendo la loro competenza a disposizione dei colleghi del team, con intuibili problemi di organizzazione del lavoro. Viceversa all’interno del cosiddetto micro team sarà proponibile l’utilizzo di una singola tecnologia, perlomeno in una prima fase del progetto.

Per ora le reazioni registrate nel dibattito sulle reti sociali sono improntate alla prudenza e allo scetticismo, ed in certi casi ad un’esplicita ostilità al progetto, che indubbiamente presenta lati ancora poco chiari e gravati da incertezza. Il rifiuto a priori di un'opportunità di cambiamento dal basso delle pratiche clinico-assistenziali appare sterile, se si pensa che già ora alcune di queste tecnologie sono diffuse a macchia di leopardo per l’iniziativa personale di singoli medici. Una certa resistenza al cambiamento è da mettere sempre in conto in queste circostanze, specie da par parte dei medici prossimi alla pensione, certamente incomprensibile e non giustificabile per i giovani colleghi. 

Da anni ci si lamenta per i mancati investimenti nelle cure primarie ed ora di fronte ad una svolta, che potrebbe cambiare il profilo del MMG, è incomprensibile l’atteggiamento di chiusura a priori di una fetta di MMG, senza nemmeno verificare le modalità di attuazione pratica dell’iniziativa. A quasi 10 anni dall'approvazione della legge Balduzzi ben poco si è fatto per rilanciare la MG, specie in alcune regioni. Ben venga quindi un’iniezione di tecnologia nelle pratiche sul campo; non potrà che migliorare l'assistenza ed anche l’immagine del MMG, a condizione che non resti un provvedimento slegato da una strategia complessiva di rivitalizzazione della MG. ( http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=78546 )

Ad esempio il fattore tempo appare la variabile che può condizionare maggiormente l’impatto pratico dell’iniziativa. Per recuperare importanti margini della risorsa tempo basterebbe accelerare l’innovazione tecnologica su due versanti, che con un investimento una tantum potrebbero favorire l’utilizzo della tecnologia ambulatoriale: la definitiva dematerializzazione delle prescrizioni, farmaceutiche e diagnostiche, da un lato, e l’interoperabilità dei software di studio per l’acquisizione “automatica” dei referti degli esami nella cartella informatica individuale dall'altro. 

Rispetto a queste due funzioni “burocratiche”, che impegnano una notevole parte del tempo di lavoro specie per la gestione delle patologie croniche, si registra un intollerabile ritardo dell’amministrazione pubblica, che condiziona tutta l’attività ambulatoriale. Per la buona riuscita dell’innovazione tecnologica in MG servirebbe un deciso impegno su questo indispensabile fronte parallelo, che necessita di modesti investimenti iniziali e grandi risparmi sul lungo periodo. 

P.S. Prestazioni erogabili dai MMG in studio o in telemedicina in Lombardia dal 2019.  

1-AIR 2019 Lombardia - PRESTAZIONI PREVISTE NEI PAI

In attuazione di quanto disposto dal punto 1.4.1.7 della DGR n. XI/1046 del 17.12.2018 e nel rispetto delle disposizioni contenute nell'allegato D, lettera C dell'ACN vigente, si riconoscono come prestazioni diagnostiche eseguibili dai medici di medicina generale anche in telemedicina quelle assicurate esclusivamente nei confronti dei propri assistiti per i quali è stato redatto e validato il PAI nell'ambito degli accordi regionali quelle di seguito riportate:
1) ECG
2) Monitoraggio continuo (24 H) della pressione arteriosa;
3) Spirometria Semplice;
4) Ecografia addome superiore;
5) Ecografia addome inferiore;
6) Ecografia addome completo;
7) Eco(color) dopplergrafia degli arti superiori o inferiori o distrettuale, Arteriosa o Venosa;
8) Eco(color) dopplergrafia TSA;
9) Esame del Fundus oculi.
https://curprim.blogspot.com/2019/04/air-2019-regione-lombardia.html

2-Per quanto riguarda la remunerazione delle attività in telemedicina, ecco la normativa inserita nella settima delibera sulla PiC del luglio 2019: "La prestazione svolta in telemedicina sarà rendicontata da parte della struttura erogatrice e verrà remunerata secondo le tariffe del Nomenclatore tariffario di specialistica ambulatoriale pubblicato annualmente dalla Regione Lombardia. La remunerazione della prestazione è definita per il 70% a favore del MMG e per il 30% a favore della struttura accreditata e la quota percentuale riconosciuta al MMG sarà corrisposta nel cedolino con cadenza semestrale". 

sabato 2 novembre 2019

Telemedicina in MG? No, grazie...ma in Lombardia è già realtà!

Ha provocato un acceso dibattito in rete e sui social la proposta di eseguire nello studio del MMG alcuni test in telemedicina, come ECG e spirometria. Le reazioni sono perlopiù di diffidenza se non di decisa opposizione e rifiuto di ogni innovazione tecnologica in MG. Riserve e critiche, anche aspre fino al rifiuto a priori del progetto, si appuntano su alcuni rischi: medico-legale, sovraccarico di tempo e di impegno, induzione inappropriata da parte dei pazienti, carenze organizzative, remunerazione delle prestazioni etc..

Dopo anni di trascuratezza e di mancati investimenti nelle cure primarie si profila una svolta nel segno dell'iniezione di 235 milioni di Euro in innovazione tecnologica per un comparto che ha sempre sofferto di una certa marginalità in questo settore. In effetti più che un contenimento degli accessi inappropriati in PS un diffuso ricorso al teleconsulto cardiologico con ECG potrebbe ridurre le liste d'attesa ospedaliere per le consulenze cardiologiche. A condizione che le risorse non vengano distribuite "a pioggia", ma per progetti formativi e pratici, ben definiti e valutati.


Ecco in proposito le dichiarazioni del Ministro Speranza: "Sto lavorando a uno o più provvedimenti, che spostando alcune poste di bilancio della sanità, consentano di investire in macchinari per accertamenti diagnostici di primo livello dei quali vorremmo dotare gli studi dei medici di famiglia; si tratta di strumenti dal costo contenuto entro i 1.500- 2.000 euro, ma che consentirebbero di approfondire direttamente in studio alcune situazioni senza avviare direttamente il paziente verso la prenotazione per mezzo del Cup di uno specialista o di un accertamento magari più complesso e costoso" e sarebbe un modo per "contribuire ad aggredire le liste d'attesa".

La proposta è stata accolta subito positivamente dal segretario della FIMMG Silvestro Scotti: 
"Tali investimenti  sembrerebbero riguardare l'ammodernamento tecnologico delle attrezzature a disposizione dei Servizi Sanitari Regionali" a condizione che si orientino verso "la creazione del Microteam e per l'innovazione tecnologica del setting della Medicina Generale". 

Pare di capire che la telemedicina in MG sarà subordinata alla creazione e all'avvio dei Microteam, cioè alla presenza di collaboratori anche negli studi dei medici single o in gruppo. Paraltro in Lombardia la telemedicina è già prevista nell'AIR 2019, approvato e sottoscritto da TUTTI i sindacati medici nella scorsa primavera. Ecco in sintesi le relative norme vigenti.

1-AIR 2019 Lombardia - PRESTAZIONI PREVISTE NEI PAI EROGABILI DA MMG IN STUDIO O IN TELEMEDICINA
In attuazione di quanto disposto dal punto 1.4.1.7 della DGR n. XI/1046 del 17.12.2018 e nel rispetto delle disposizioni contenute nell'allegato D, lettera C dell'Accordo Collettivo Nazionale vigente, si riconoscono come prestazioni diagnostiche eseguibili dai medici di medicina generale anche in telemedicina quelle assicurate esclusivamente nei confronti dei propri assistiti per i quali è stato redatto e validato il PAI nell'ambito degli accordi regionali quelle di seguito riportate:
1) ECG
2) Monitoraggio continuo (24 H) della pressione arteriosa;
3) Spirometria Semplice;
4) Ecografia addome superiore;
5) Ecografia addome inferiore;
6) Ecografia addome completo;
7) Eco(color) dopplergrafia degli arti superiori o inferiori o distrettuale, Arteriosa o Venosa;
8) Eco(color) dopplergrafia TSA;
9) Esame del Fundus oculi.
https://curprim.blogspot.com/2019/04/air-2019-regione-lombardia.html

2-Per quanto riguarda le regole e la remunerazione delle attività in telemedicina, ecco la normativa inserita nella settima delibera sulla PiC del luglio 2019: "
Per consentire anche ai medici soci di cooperative di erogare prestazioni sanitarie
con l’uso della telemedicina, poiché la cooperativa non può erogare prestazioni sanitarie, si rende necessaria la sottoscrizione di un accordo convenzionale con una struttura erogatrice accreditata per la realizzazione di progetti telemedicina.
A tal fine le ATS predispongono un elenco sulla base delle manifestazioni di interesse ricevute da parte di erogatori accreditati che si rendono disponibili a fornire questo tipo di servizio, sia ai MMG in forma singola che in forma aggregata; il servizio è comprensivo della fornitura degli strumenti di tipo informatico e tecnologico necessari a svolgere le attività, ove necessario, al fine di garantire appropriatezza e certificazioni di qualità.
Le prestazioni in telemedicina vengono quindi effettuate presso gli ambulatori da parte dei Medici di Medicina Generale, che se in possesso della specializzazione nella disciplina medica per la quale si intendono erogare le prestazioni specialistiche potranno anche refertare l’esame; nel caso contrario la refertazione è eseguita da parte dello Specialista della/e Struttura/e con cui si intende implementare il progetto.
La prestazione svolta in telemedicina sarà rendicontata da parte della struttura erogatrice con il flusso di cui alla circolare 28/SAN che seguirà un apposito tracciato record definito dalla DGR n.XI/1697/2019 in cui sarà obbligatorio la valorizzazione del campo indicando se le prestazioni sono state erogate in modalità di Telemedicina.
La remunerazione della prestazione svolta in telemedicina, secondo le tariffe determinate dal Nomenclatore tariffario di specialistica ambulatoriale pubblicato annualmente dalla Regione Lombardia, è definita nella percentuale del 70% a favore del medico di medicina generale e nella percentuale del 30% a favore della struttura accreditata, entro i limiti di cui alla DGR n. X/6551/2017, che gestirà la parte amministrativa relativa all'invio del flusso di rendicontazione ed eventualmente anche alla refertazione nel caso specifico che la prestazione sia svolta da parte del medico che non possiede la specializzazione nella disciplina medica per la quale
viene erogata la prestazione in telemedicina". 

E' quindi probabile che le future iniziative nazionali di promozione della telemedicina in MG siano implementate, nei Microteam e nelle forme associative più o meno complesse, sulla falsariga delle normative lombarde.


P.S. All'esperienza di teleconsulto cardiologico in MG è stato dedicato anche un bel libro di approfondimento delle dinamiche relazionali, tra MMG e cardiologo, e del sapere tacito situato, implicato nel processo di consultazione:


Ecco la prefazione dell’autrice, la sociologa Laura Lucia Parolin, per chi vuole approfondire il tema senza pregiudizi rifiuti a priori:  https://app.box.com/s/dx9w4w6okzpqrdixrzf0qvd07woga2uf


lunedì 28 ottobre 2019

NUOVA NOTA AIFA SULLA VITAMINA D

Il testo della Nota 96 prevede la limitazione della prescrizione a carico del SSN dei farmaci (colecalciferolo, colecalciferolo/Sali di calcio, calcifediolo) con indicazione “prevenzione e trattamento della carenza di vitamina D” nell’adulto (>18 anni) alle seguenti condizioni.
Prevenzione e trattamento della carenza di vitamina D nei seguenti scenari clinici: 1-indipendentemente dalla determinazione della 25(OH) D - persone istituzionalizzate - donne in gravidanza o in allattamento - persone affette da osteoporosi da qualsiasi causa o osteopatie accertate non candidate a terapia remineralizzante (vedi nota 79) 2-previa determinazione della 25(OH) D (vedi algoritmo allegato) - persone con livelli sierici di 25OHD < 20 ng/mL e sintomi attribuibili a ipovitaminosi (astenia, mialgie, dolori diffusi o localizzati, frequenti cadute immotivate) - persone con diagnosi di iperparatiroidismo secondario a ipovitaminosi D - persone affette da osteoporosi di qualsiasi causa o osteopatie accertate candidate a terapia remineralizzante per le quali la 3-correzione dell’ipovitaminosi dovrebbe essere propedeutica all’inizio della terapia* - una terapia di lunga durata con farmaci interferenti col metabolismo della vitamina D malattie che possono causare malassorbimento nell’adulto * Le terapie remineralizzanti dovrebbero essere iniziate dopo la correzione della ipovitaminosi D.
P.S. Al link il testo completo: https://app.box.com/s/xa19nys4aottasosw0nsdyyg0efsxsid



domenica 20 ottobre 2019

Gioco d'azzardo e rischio di dipendenza di massa

Breve resoconto di un evento formativo organizzato dall'ATS di Brescia, con la partecipazione della Dott.ssa Daniela Capitanucci, sul Disturbo da Gioco D'azzardo ( http://www.andinrete.it/portale/ )

Tutto ha inizio con la finanziaria del 2003 che apre il "mercato" del gioco d'azzardo ai privati che vi possono accedere grazie alle concessioni regolate dal Monopolio di stato. Fino ad allora lo Stato aveva esercitato un ruolo esclusivo di controllore e di regolatore dell'offerta di azzardo legale per evitare gli effetti sociali del "vizio". Ma dal 2004, venuti meno i "freni" statali per contenere la propensione patologica al gioco, il mercato ha fatto da volano alla diffusione indiscriminata delle occasioni per scommettere denaro e sfidare il caso e la fortuna/sfortuna. In una prima fase il vantaggio per l'erario è stato consistente con percentuali di entrate dell'ordine del 30% su volumi di scommesse che superavano i 25 miliardi di €. Ma poi con il passare degli anni le giocate si sono impennate, raggiungendo i 106 miliardi annui di giro d'affari, mentre gli incassi dell'erario si sono assottigliati fino ad uno scarso 10% sul totale.

Nel frattempo però, grazie alla capillare diffusione delle slot, si sono moltiplicati i soggetti indotti a scommettere denaro per trarre un beneficio dal caso ed una parte di costoro si sono così trasformati in malati. Si è poi arrivati, da un lato, al riconoscimento della patologia da parte della psichiatria, con l'inserimento del Disturbo da Gioco d'Azzardo (DGA) tra le forme di dipendenza codificate dal DSM-V (si veda il PS), e dall'altro all'inserimento della patologia nei LEA con l'apertura dei servizi di diagnosi e cura all'interno dei SERT-NOA.

Le indagini epidemiologiche documentano che un 10% della popolazione adulta è dedita ai giochi d'azzardo con queste classi di rischio per lo sviluppo della dipendenza: basso 4,2, moderato 2,9%. I veri e propri dipendenti dal gioco d'azzardo arriverebbero al 3%, cifra consistente che porta ad un valore assoluto di 1 milione e 500mila giocatori "patologici". Si tratta in netta maggioranza di maschi che per un 35% circa rientrano nella fascia d'età tra 50 e 75 anni. Il dato italiano non ha riscontro con quelli di altre nazioni europee, dove i giocatori compulsivi non raggiungono l'1% della popolazione adulta. Inoltre al gioco d'azzardo legale e regolato bisogna aggiungere quello illegale, oggetto di lucro da parte delle organizzazioni criminali, e quello elettronico on-line sempre ed ovunque disponibile.

Non si deve pensare all'azzardo con l'immagine romantica del ricco ed incallito giocatore dedito alla roulette del casinò, che prevaleva nel secolo scorso. Accanto a questa tipica forma hard di azzardo esistono modalità più soft e più subdole di scommettere somme di denaro per sfidare la sorte: ad esempio i diffusissimi gratta e vinci possono trasformarsi in trappole di dipendenza quando l'uso continuativo e smodato eccede rispetto alle possibilità economiche del soggetto, che ne diviene così schiavo nel tentativo di rilanciare la scommessa per rincorrere le perdite. Anche il più diffuso gioco d'azzardo, come l'innocuo lotto della tradizione popolare, è cambiato per adeguarsi ai tempi ed assecondare la propensione compulsiva dei "disturbati": le estrazioni sono diventate plurisettimanali e quelle on-line addirittura pluriquotidiane, per consentire di rincorrere la perdita con nuove giocate in tempo reale.

A differenza di quanto si può immaginare la maggioranza dei "giocatori" non frequenta le apposite sale ma il bar, la tabaccheria o la ricevitoria sotto casa, dove ha l'occasione di trovare svariate proposte di gioco per scommettere tra un aperitivo/sigaretta e l'altra. Una volta entrato nella spirale dell'azzardo il giocatore si recherà all'altro capo della città o in un paese vicino per trovare un appartato retrobottega, in cui giocarsi la vita in solitudine e in completo anonimato. Per di più il DGA si associa spesso ad altre forme di dipendenza come quelle indotte dal tabacco o dall'alcool, oltre ad altri disturbi psichiatrici a partire dalla depressione e i disturbi d'ansia e compulsivi. Insomma nel bar, tabaccheria e ricevitoria dotato di angolo slot la domanda può trovare una gamma completa di offerta di dipendenze legali.

Le conseguenze del gioco patologico sono economiche - dalla dilapidazione del patrimonio, della pensione o della liquidazione fino all'indebitamento e alla rovina individuale e familiare - relazionali familiare fino alla separazione coniugale, morali per la trascuratezza nella responsabilità, ed anche la salute fisica individuale ne può risentire in modo evidente. Si può facilmente immaginare l'effetto devastante della dipendenza in una fase decennale di crisi economica, che ha indotto molti a sfidare compulsivamente la sorte nell'illusione di risollevare la propria condizione di disagio economico e sociale, innescando un perverso circolo vizioso.

A fronte di questo drammatico quadro epidemiologico e sociale i servizi non riescono ad intercettare, prendere in carico e curare che una piccola percentuale di "malati". Per compensare questo deficit gli operatori hanno promosso una maggiore informazione e sensibilizzazione dei MMG che, grazie al contatto e alla relazione continuativa con i propri assistiti, possono cogliere i sintomi del disagio emotivo e fisico manifestato del giocatore o riferito dai familiari, anche se non mancano reticenza e vergogna ad ammettere il disturbo e chiedere aiuto. In questi casi possono venire in aiuto i gruppi di auto-aiuto dei giocatori anonimi sul modello degli alcolisti. Il MMG può utilizzare alcuni questionari per la valutazione del disturbo, in particolare il più semplice che consta di 2 sole domande (si veda il PS) per poi inviare ai servizi i pazienti motivati, che peraltro vi possono anche accedere spontaneamente senza alcun filtro burocratico.

Il contrasto al DGA è portato avanti, in antagonismo con la normativa nazionale che ne ha indotto la diffusione e il radicamento, dalle amministrazioni pubbliche comunali o regionali, sulle quali pesano gli effetti perversi socio-patologici del gioco, e che tentano con iniziative legislative o regolatorie locali di contenere il fenomeno. La legge Lombarda del 2013, ad esempio, stabilisce una distanza minima degli esercizi commerciali con slot machine da luoghi sensibili come scuole, oratori, impianti sportivi etc... mentre quella piemontese del 2016 ha opportunamente esteso il concetto di "sito" sensibile a bancomat, compro oro, banche etc..

COMMENTO

Il fenomeno del Gioco d'azzardo, sia patologico che "normale", è un esempio paradigmatico dei paradossi generati dalla società occidentale: da un lato se ne incentiva la diffusione, con il venir meno dei freni inibitori sociali che erano attivi in precedenza per contenerlo, e dall'altro si medicalizza il fenomeno come se fosse un dato biologico "naturale" e quasi inevitabile e non invece un prodotto di interessi economici, sofisticate strategie di marketing neurobiologico e sintomo/acceleratore di deriva sociale, valoriale e culturale. Rasenta la schizofrenia istituzionale l'impegno delle istituzioni locali per prevenire, contrastare e recuperare i danni e gli effetti perversi prodotti dalle deliberazioni del legislatore nazionale, responsabile dell'incentivazione di massa del gioco d'azzardo di cui pagano le conseguenze le parti più deboli delle società.

Sugli effetti "collaterali" della liberalizzazione ludica e della dipendenza di massa conta peraltro l'erario per rimpinguare le esauste casse statali, salvo poi stanziare risorse per la cura e il recupero dei dipendenti. Per non parlare dei circoli viziosi economici dovuti alla difficoltà di modificare le norme nazionali "socio-patogene" per la mancanza di coperture finanziarie alternative al venire meno del gettito e le paventate conseguenze sull'occupazione del settore, evocate ad arte dai concessionari per difendere colossali interessi economici.

P.S. Criteri, questionario diagnostico e normative regionali.

1-CRITERI DIAGNOSTICI DSM-V (2013)

Comportamento problematico persistente o ricorrente legato al gioco d'azzardo che porta disagio o compromissione clinicamente significativi, come indicato dall'individuo che presenta quattro o più delle seguenti condizioni entro un periodo di 12 mesi:

1. Il soggetto ha bisogno, per giocare d'azzardo, di quantità crescenti di denaro per ottenere l'eccitazione desiderata
2. Il soggetto è irrequieto o irritabile se tenta di ridurre o di smettere di giocare d'azzardo
3. Il soggetto ha fatto ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o smettere di giocare d'azzardo
4. Il soggetto è spesso preoccupato dal gioco d'azzardo

5. Il soggetto spesso gioca d'azzardo quando si sente a disagio
6. Il soggetto dopo aver perduto denaro al gioco d'azzardo, spesso torna un'altra volta per ritentare (
CHASING)
7. Il soggetto mente per occultare l'entità del coinvolgimento nel gioco d'azzardo
8. Il soggetto ha messo in pericolo o perduto una relazione significativa, il lavoro, opportunità di studio e di carriera a causa del gioco d'azzardo
9. Il soggetto conta sugli altri per procurare il denaro necessario a risollevare situazioni finanziarie disperate causate dal gioco d'azzardo

 
Criteri di gravità attuale:• Lieve (4-5 criteri)• Moderata (6-7 criteri)• Grave (8-9 criteri)

2- Il Lie/Bet Questionnarire
E’ un test estremamente semplice che valuta con risposte binarie (sì, no).
I criteri presi in esame sono:
  • Tolleranza: “Ha mai sentito l’impulso a giocare somme di denaro sempre maggiori?”;
  • Menzogna: “Si è già sentito di dover tenere nascosta l’entità del suo giocare a quelli che gli stanno più vicino?”.
Risultati: con almeno un criterio con 1 sì si ha il pericolo di essere in zona di gioco d’azzardo problematico. Il test non consente alcun approfondimento dell’esaminato non distinguendo nemmeno tra livello di gravità del problema.

3- La normativa lombarda del 2013 prevede:
  • L’individuazione di “luoghi sensibili” (es. istituti scolastici, luoghi di culto, impianti sportivi) e la conseguente distanza massima permessa per una nuova collocazione di ap­parecchi per il gioco d’azzardo (d.g.r. n. 1274 del 24 gennaio 2014)
  • L’agevolazione fiscale per gli esercenti che provvedano volontariamente alla completa disinstallazione degli apparecchi da gioco (D.g.r. 14 febbraio 2014 - n. X/1362)
  • L’obbligo formativo dei gestori delle sale da gioco e dei locali per il gioco d'azzardo lecito, mediante corsi finalizzati alla conoscenza e alla prevenzione dei rischi connessi al gioco d’azzardo patologico e alla conoscenza gene­rale della normativa in materia di gioco d’azzardo lecito (art. 9 l.r. n. 8 del 21 ottobre 2013)
  • Gli obblighi a carico dei gestori degli esercizi, in cui sono installati più di tre apparecchi per il gioco d'azzardo lecito e le relative sanzioni amministrative (r.r. n. 5 del 16 dicembre 2014 e modifiche)
Per maggiori informazioni  http://www.noslot.regione.lombardia.it




4- Norme introdotte in Piemonte dalla Legge Regionale 9/2016.




La legge detta norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d'azzardo patologico per tutelare le fasce più deboli e maggiormente vulnerabili della popolazione e contenere l'impatto delle attività connesse all'esercizio del gioco lecito sulla sicurezza urbana, sulla viabilità, sull'inquinamento acustico e sulla quiete pubblica. Le varie azioni tendono a:
  • prevenire e contrastare il gioco d'azzardo in forma problematica o patologica
  • a offrire trattamento terapeutico e di recupero ai soggetti che ne sono affetti ed al supporto delle loro famiglie
  • diffondere e divulgare l'utilizzo responsabile del denaro attraverso attività di educazione, informazione, divulgazione e sensibilizzazione
  • rafforzare la cultura del gioco misurato, responsabile e consapevole
  • stabilire misure volte al contenimento dell'impatto negativo delle attività connesse alla pratica del gioco sul tessuto sociale, sull'educazione e formazione delle nuove generazioni.

venerdì 11 ottobre 2019

Il dott. Knoch sbarca al Foro Italico

Nel'ultimo mese si è riacceso il dibattito sulla prevenzione in medicina, intesa come esecuzione di esami diagnostici, test clinici e prestazioni in persone sane e asintomatiche per valutarne lo stato di salute o la presenza di fattori di rischio e far emergere i primi segni di una malattia misconosciuta o asintomatica. Lo strumento principale a cui si ricorre per queste finalità è il cosiddetto check-up periodico, che può variare dal semplice prelievo ematico per valutare alcuni fattori di rischio all'esecuzione in poche ore di numerosi accertamenti diagnostici e visite specialistiche in ambiente ospedaliero.

Il caso ha voluto che nello stesso giorno, il 24 settembre scorso, GIMBE abbia preso una posizione critica sui Check-Up periodici, per mancanza di benefici, rischio di sovradiagnosi, sovratrattamento e sprechi di risorse pubbliche e private, e contemporaneamente il supplemento Salute de La Repubblica dedichi 2 pagine alla promozione degli stessi Check-up nelle farmacie private, esaltandone il ruolo di "presidi per la prevenzione e la salute":  http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=77129&fbclid=IwAR36EM8u-LgX9sJyXdiv7LDRP77NiH34DqZpqalxlhmaAFYhKbAb-1tDFto 

Passano poche settimane e sullo stesso giornale on-line Antonio Bonaldi, presidente di Slow Medicine, critica "la 9° edizione di Tennis & Friends dove famosi personaggi del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo intratterranno il pubblico in attesa di effettuare check-up gratuiti e visite specialistiche". Gli argomenti sono gli stessi: mancanza di prove scientifiche sull'efficacia preventiva di simili iniziatiche che, al contrario, possono favorire sovra-diagnosi e sovra-trattamenti oltre ad alimentare un clima sociale ansiogeno e di eccessiva preoccupazione verso la salute/malattia: http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=77674&fbclid=IwAR2YYaPq_l8RsezayYCZ70q2uLTKDAbalsyk_75Z8pRH3Yi5xNS-x6Vdmv0

In tema di iniziative "promozionali" in medicina viene subito alla mente la figura di Jules Romain, romanziere e commediografo francese che negli anni venti del secolo scorso scrisse la commedia satirica “Knoch o il trionfo della medicina”, rappresentata a Parigi nel dicembre 1923 con un immediato successo di pubblico. La pièce è abbastanza nota nell'ambiente medico, venendo spesso citata come esempio di invadenza sociale o, come si dice spesso, di autoreferenzialità della medicina. Romain anticipa con la preveggenza del grande artista e lo spirito satirico à la Moliere la medicalizzazione di fine secolo, oggetto di critiche negli anni settanta per la sua invadenza sociale, fino al rischio di indurre effetti perversi in quella "nemesi medica" descritta dal sociologo Ivan Illich. 

La commedia racconta la metamorfosi socio-antropologica indotta dall'arrivo a Saint-Maurice del giovane e intraprendente dott. Knoch, giunto nel paese per rilevare la clientela del vecchio medico di campagna dott. Parparlaid andato in pensione. Grazie ad una azzeccata campagna di marketing il brillante professionista, in sinergia con farmacista e maestro del paese, riesce nell'impresa di mettere letteralmente a letto gli abitanti di Saint-Maurice. Il suo slogan è folgorante: "I sani sono dei malati che si ignorano". Lo strumento del cambiamento è la ridefinizione del binomio salute/malattia, in virtù di uno spostamento di accento sul secondo termine e su quelli che oggi definiremmo rischi di malattia. 
Ecco un florilegio del Knoch-pensiero: 
  • "Da parte mia, non conosco che persone più o meno colpite da malattie più o meno numerose, a evoluzione più o meno rapida"; 
  • “ritengo che, malgrado tutte le tentazioni contrarie, noi dobbiamo lavorare alla conservazione del malato”; 
  • "per me un medico che non può appoggiarsi ad un farmacista di prim'ordine è un generale che va in battaglia senza artiglieria". 
La strategia di Knoch è, considerata l’epoca, una vero colpo di genio: in pratica riserva un ambulatorio per gli abitanti del paese, con visite interamente gratuite per "spirito filantropico", al fine di "arginare il progresso inquietante di malattie di ogni genere che invadono da qualche anno le nostre regioni una volta così salubri", poiché niente lo irrita "come quell'essere né carne né pesce che voi chiamate essere sano". Il successo è immediato e unanime; dopo il grigiore professionale del dott. Parparlaid, finalmente “l’età medica può cominciare”.

L’astuta strategia promozionale vince le resistenze dei dubbiosi e avari abitanti del villaggio; grazie ad un pomposo linguaggio Knoch convince la gente a farsi curare malattie immaginarie finchè, alla fine della commedia, la locanda del paese si trasforma in un ospedale affollato di degenti. Così il dinamico filantropo contempla, soddisfatto di se, il paese "tutto impregnato di medicina, animato e percorso dal fuoco sotterraneo della nostra arte”. Sembra proprio la descrizione ante litteram del pervasivo impatto sociale della medicina di fine millennio. 

Per la verità una differenza con l'odierno scenario c'è: all'inizio del secolo la carta vincente di Knoch era lo sguardo indagatore che gettava una luce jatrogena sulla supposta salute degli ignari e potenziali pazienti portatori di germi letali a loro insaputa; oggi il pendolo del binomio salute\malattia pende dalla parte del primo termine, alimentando con la lotta a subdoli fattori di rischio e con la prevenzione una nuova cultura della salute, del benessere, della forma fisica e del "potenziamento" a tutti i costi, a tratti ossessiva e altrettanto pervasiva.

C’e’ nella commedia un episodio che spiega meglio delle analisi sociologiche la scarsa visibilità della medicina generale di oggi, a cui fa ombra la tecnomedicina "trionfante" del nuovo millennio. La domestica della locanda, folgorata dalla scienza di Knoch, addirittura non riconosce il dott. Parparlaid tornato a Saint-Maurice per far visita al collega a pochi mesi dalla “rivoluzione” sanitaria. Non solo ma la donna estende la sua scotomizzazione ai servizi medici dell'era pre Knoch, affermando in modo disarmante: "Non sapevo che ci fosse stato qui un medico prima del dott. Knoch". 

Ecco alcune scene della commedia: i protagonisti sono il rampante Knoch che giunge nella condotta retta dall'anziano dott. Parpalaid, in procinto di "cedere" la clientela al brillante collega cittadino, fresco di studi.

1) Il limiti della medicina e la dimensione contrattuale

-Knock: (...) Parlando tra di voi del dottor Parpalaid, che parole usavate?
-Annunciatore: Dicevamo: "È un brav'uomo, ma non troppo forte".
-Knock: Davvero!
-Annunciatore: Quando andavamo da lui per una visita non trovava.
-Knock: Cos'è che non trovava?
-Annunciatore: Quello che avevate. Nove volte su dieci, vi congedava dicendo: "Non è nulla, domani starete benissimo amico mio". (...) E poi vi indicava rimedi da quattro soldi; a volte una semplice tisana. Capirete bene che la gente, pagando 8 franchi per una consultazione, non gradisce poi ricevere rimedi da quattro soldi.

2) Dalla visita occasionale al cliente abituale

-Mme Parpalaid: La gente qui viene giusto ogni tanto per una consultazione.
-Knock: Cosa?
-Mme Parpalaid: Ma si.
-Knock: E allora, come fate con i clienti regolari?
-Mme Parpalaid: Quali clienti regolari?
-Knock: Ma come! Quelli che visitate più volte alla settimana, o più volte al mese?
-Mme Parpalaid (al marito): Hai sentito cosa ha detto il dottore? Clienti come dal panettiere o dal macellaio? Il dottore è come un debuttante. Si fa delle illusioni.

3) L'era della medicina contro le superstizioni

-Knock: Le donne sono molto pie? (il dottor Parpalaid si mette a ridere) La domanda per me ha una certa importanza.
-Mme Parpalaid: Molte vanno a messa.
-Knock: Ma Dio, occupa uno spazio importante nei loro pensieri quotidiani?
-Mme Parpalaid: Ma che idea!
-Knock: Perfetto! (riflette) Non ci sono grandi vizi? (...) Oppio, cocaina, messe nere, sodomia, convinzioni politiche? (...) nell'ordine delle sette, delle superstizioni, di società segrete?
-Mme Parpalaid: Per un periodo alcune dame hanno fatto dello spiritismo (...) ci si riuniva dalla moglie del notaio e si faceva parlare il guaritore.
-Knock: Male, male. Detestabile.
-Mme Parpalaid: Ma credo che abbiano smesso.
-Knock: Ah sì? Tanto meglio! E stregoni, taumaturghi, pastori odoranti di capra che guariscono imponendo le mani?
-Mme Parpalaid: Prima forse, ora non più.
-Knock: (camminando e fregandosi le mani) Bene! Finalmente l'età della medicina può cominciare.

4) La campagna di prevenzione...

-Knock: "È scientificamente dimostrato, chiaro come la luce, in seguito a casi osservati, che si può tranquillamente andare in giro con un fisico robusto, la lingua rosa, un appetito eccellente, ed ospitare nelle più remote pieghe del proprio corpo trilioni di bacilli di grande virulenza, e capaci di infettare un comprensorio intero. Forte della teoria e della mia esperienza, ho il diritto di sospettare anche il primo venuto di essere un portatore di germi. Voi ad esempio, non c'è nulla che mi provi che non ne siate uno". (...)
-Bernard: "Voi pensate che io, dottore, sia un portatore di germi?".

5) Knock e l'ossessione per la diagnosi

-Knock: Cosa volete! Questo accade anche mio malgrado. Appena mi trovo di fronte a qualcuno non posso evitare che una diagnosi nasca in me... anche se è totalmente inutile e fuori luogo. (Confidenzialmente) Al punto che, da qualche tempo, evito anche di guardarmi allo specchio.