giovedì 20 agosto 2026

Eliminazione delle medicine integrate in Veneto: una decisione sciagurata con effetti controproducenti

In tutta Europa le practice generaliste grandi e piccole sono il perno organizzativo flessibile dell'AP, che riempie gli spazi intermedi tra gli hub cittadini e i medici single, aggregando i professionisti per garantirne cooperazione, continuità assistenziale, formazione, ricerca, insegnamento tutoriale, una maggiore offerta di servizi clinici e amministrativi, verfica della qualità assistenziale e distribuzione omogenea sul territorio, con gli opportuni incentivi per le zone disagiate. 
Era questo l'obiettivo della riforma Balduzzi del 2012, inapplicata per oltre un decennio, che ha introdotto le 2 forme organizzative dell'assistenza primaria, ovvero le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e le Unità Complesse delle Cure Primarie (UCCP), come evoluzione delle precedenti medicine di gruppo, che in Veneto sono sostanzialmente le medicine di gruppo integrate (MGI), a cui fanno riferimento 1 milione di assistiti ovvero il 20% della popolazione.  

La rete territoriale di Case della Comunità (CdC) del PNRR/DM 77 ricalca lo schema della rete ospedaliera Hub&Spoke introdotta dal DM70, che evidentemente non vale per il territorio visto che il PNRR ha finanziato solo le CdC Hub da 50-60 mila abitanti, nonostante la ventennale esperienza delle Case della Salute emiliane, distinte in piccole, medie e grandi, per un appropriato adattamento alle condizioni geodemografiche ed orografiche del territorio. 
 
Ora invece in Veneto le medicine di gruppo integrate vengono disgregate, tagliando i collaboratori e tornando all'era pre Balduzzi del medico solitario, per privilegiare le CdC Hub strutture rigide, impersonali, burocratizzate, senza storia e radicamento sociale che, a differenza delle medicine integrate, sono spesso lontane dalla residenza degli assistiti; inoltre nelle mega CdC da 50-60 mila abitanti mancano spazi fisici adeguati per i collaboratori e per gli stessi MMG, ai quali è riservato il ruolo di anonimo tappa buchi burocratico, con il debito orario di 6 ore, per bisogni occasionali, senza un progetto organizzativo e professionale credibile. 
 
Le CdC Spoke del DM77 sono sostanzialmente le UCCP introdotte con la riforma Balduzzi; in Veneto sono denominate MGI e di fatto costituiscono la rete di CdC Spoke che il PNRR non ha finanziato. Le medicine di gruppo integrate in Veneto sono 77 con 639 medici che assitono quasi 1 milione di cittadini, ovvero il 20 della popolazione, con un migliaio di collaboratori che rischiano di finire disoccupati. In pratica un bomba sociale e sanitaria che eplodera' all'inizio dell'anno in piena epidemia influenzale. Ecco un modello di MGI ben organizzata, efficiente e radicata nel territorio: https://www.medicinafutura.org/

Paradossalmente mentre in regione si pensa di chiudere le MGI il sindaco di Mirano chiede che in paese, penalizzato dalla localizzazione della CdC Hub in un comune vicino, venga aperta una CdC Spoke facendosi potavoce dei cittadini che chiedano a gran voce una CdC più accessibile e vicina ai propri bisogni, in sostanza per dimensioni e funzionalità una MGI. La soluzione logica e razionale sarebbe la trasformzione delle MGI in CdC Spoke.

Bisogna precisare che su una CdC Hub gravitano 2 AFT, vale a dire una quarantina di operatori sanitari tra medici di Assistenza Primaria (AP), Pediatri di libera scelta e Infermieri di famiglia e comunità. Inoltre come affermano le Linee di indirizzo regionali (si veda il PS) la CdC, intesa come struttura dell’assistenza territoriale e presidio sanitario di un territorio, costituisce il riferimento naturale dell’Unità Complessa delle Cure Primarie (UCCP), vale a dire le MGI.  Infatti le medicine di gruppo integrate coprono lo spazio intermedio tra le mega CdC Hub da 50-60 mila abitanti e il medico dei piccoli comuni e sono assimilabili alle CdC Spoke/UCCP, non finanziate dal Pnrr in modo miope e improvvido. 

Anni di impegno personale e sociale, come quello descritto dai colleghi della medicina integrata, per migliorare la qualità e la continuità dell'assistenza buttati la vento per deviare le risorse su compensi orari di 60€ in CdC a perder tempo. Un provvedimento suicida che asseconda le mire politiche di decisori politici senza idea di come funziona l'Assistenza Primaria e che paradossalmente invece di potenziare la MG, come si proponeva il PNRR, la disgregano e la indeboliscono, licenziando centinaia di collaboratori amministrativi e infermieristici; si tratta di un classico effetto perverso della revisione dell'ACN, che ha introdotto il debito orario di 6 ora in CdC per tutti i medici dell'AP.

LA NOTIZIA. STOP alle MEDICINE di GRUPPO. 
Regione Veneto in cortocircuito sanitario (Dal il mattino di Padova) di Silvia Bergamin
 
Il caso
Medicine di gruppo, un modello che la Regione considera «superato» e che cesserà alla fine di quest'anno: a Padova e provincia sospenderanno il loro percorso 54 realtà. Il problema – in attesa di nuovi modelli – è il destino dei 310 collaboratori dei medici di famiglia: che farà il personale di segreteria? E gli infermieri? Il tema viene sollevato dai sindacati dei medici di base, che allargano le braccia: «Siamo nell'incertezza». E c'è chi incalza: «Ma – visto che funzionano – perché non confermiamo le medicine di gruppo? ».

I numeri
Il segretario della Fimmg di Padova, Andrea Dini, parte dai dati: «Tra città e provincia ci sono 520 medici di base e 210 di loro operano nelle medicine di gruppo semplice, mentre un altro centinaio è impegnato nelle medicine di gruppo integrato. Nel complesso, sono 40 le medicine di gruppo semplice, mentre le integrate sono 14, per un totale di 54». L'occupazione: «In tutto le medicine di gruppo semplici e integrate occupano circa 310 collaboratori di studio, circa l'80% impegnati nel lavoro di segreteria».

Il problema del personale
Giorgio Brogliati, medico di famiglia da 38 anni con studio nella medicina di gruppo integrata di Carmignano di Brenta – rete che assiste 17.000 pazienti fra Carmignano, Grantorto, San Pietro in Gu e Gazzo – è anche presidente regionale del sindacato medici italiani (Smi). Parte dalla sua esperienza diretta: «Abbiamo 17 persone a Carmignano e al 31 dicembre non sappiamo ancora cosa faranno, perché se le medicine di gruppo non vengono rinnovate perdono il posto. Mi chiedono di continuo se ci sono novità, sono giustamente preoccupati per il loro futuro». Che prospettive ci sono? «C'è grande incertezza, stiamo aspettando cosa deciderà la Regione con l'accordo integrativo regionale. Ma entro il 30 settembre dovremo dare la disdetta alle cooperative, cioè al personale, dicendo che dal primo gennaio non lavoreranno più». Con Venezia c'è un braccio di ferro continuo: «È stata approvata la legge regionale di bilancio: l'articolo 7 dice che ci daranno i soldi che stiamo mettendo noi dal 2024, circa 14.000 euro, per lo più necessari per gli aumenti contrattuali del personale. È giusto che i salari aumentino con il costo della vita, ma quell'aumento la Regione ha deciso di non pagarlo, e lo stiamo saldando noi».

Un modello da preservare
Brogliati rivendica il valore del modello nato in Veneto e chiede non venga superato neppure dalle case di comunità: «Nel 2015 la Regione ha inventato questo meccanismo, unico in Italia. Con la medicina di gruppo integrata noi garantiamo 12 ore al giorno, dalle 8 alle 20, più il sabato mattina, con infermieri e collaboratori. Di notte, dalle 20 alle 8, c'è la guardia medica, quindi nella sostanza copriamo 24 ore su 24. A Carmignano abbiamo il call center, il cardiologo, l'ortopedico, diamo servizi di qualità, non solo di medicina generale». Da qui la richiesta del sindacato alla Regione: «Insistiamo perché vengano riconfermate le medicine di gruppo integrate, e che il personale continui a esserci e venga pagato dalla Regione. Nonostante la delibera di bilancio – nei fatti – siamo rimasti da soli a pagarci gli aumenti previsti dal rinnovo del Ccnl delle cooperative sociali». Se l'accordo non arrivasse, avverte Brogliati, l'effetto sarebbe doppio: «Da un lato subiamo i servizi tagliati, perché adesso sono efficienti. Dall'altro c'è l'aspetto etico e morale: persone che si trovano improvvisamente senza lavoro, dopo essere state formate per anni. Tutta quella esperienza dove va a finire?». Restano cinquanta giorni per decidere: «Siamo a metà agosto e il 30 settembre dobbiamo già dare la disdetta»

P. S. Ecco sul tema le indicazioni delle Linee di Indirizzo regionale del settembre 2025, a proposito dell'integrazione delle Uccp nelle CdC.

LINEE DI INDIRIZZO PER L’ATTIVITÀ ORARIA DA RENDERE DA PARTE DEI MEDICI DEL RUOLO UNICO DI ASSISTENZA PRIMARIA NELLE CASE DELLA COMUNITÀ

Case della Comunità e forme organizzative della medicina convenzionata.

La CdC, intesa come struttura dell’assistenza territoriale e presidio sanitario di un territorio, costituisce il riferimento naturale dell’Unità Complessa delle Cure Primarie (UCCP) prevista dagli Accordi collettivi nazionali della medicina convenzionata, alla quale sono funzionalmente collegate le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) dei medici del ruolo unico di assistenza primaria, dei pediatri di libera scelta e degli specialisti ambulatoriali, dei veterinari eventualmente integrati (art. 6, co. 3 dell’ACN SAI 2024) e dei professionisti.

Il carattere multiprofessionale dell’UCCP viene garantito attraverso il coordinamento e l’integrazione principalmente dei medici, convenzionati e dipendenti, delle altre professionalità convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, degli odontoiatri, degli infermieri, delle ostetriche, delle professioni tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e del sociale a rilevanza sanitaria.

Viene pertanto naturale prevedere che le UCCP trovino collocazione fisica prioritariamente nelle Case di Comunità hub che verranno realizzate secondo il cronoprogramma compreso nei Piani operativi regionali in attuazione del PNRR e secondo gli standard del DM n. 77/2022.

Le AFT dei Medici del ruolo unico di assistenza primaria, dei pediatri di libera scelta e degli specialisti ambulatoriali, dei veterinari eventualmente integrati e dei professionisti sono collegate funzionalmente con la CdC/UCCP di riferimento, anche attraverso la condivisione di strumenti e sistemi applicativi informatici, che permettono interscambio di informazioni allo scopo di diagnosi e cura. 

I medici del ruolo unico di assistenza primaria e i pediatri di libera scelta si raccordano tramite le proprie AFT alla UCCP di riferimento, con particolare attenzione alle fasi di transizione dall’età evolutiva all’età adulta, favorendo in collaborazione con gli altri servizi territoriali e ospedalieri, l’individuazione precoce del disagio giovanile e alla presa in carico della cronicità secondo modelli proattivi e di iniziativa, anche finalizzati all’intervento precoce e/o di tipo preventivo finalizzato al mantenimento delle capacità e dell’autonomia funzionale della persona.

Le UCCP realizzano i propri compiti attraverso:

  1. l’attività di equipe multidisciplinare così come inquadrata dal DM n. 77/22;
  2. la programmazione delle proprie attività in coerenza con quella del Distretto di riferimento;
  3. la partecipazione a programmi di aggiornamento/formazione e a progetti di ricerca concordati con il Distretto e coerenti con la programmazione regionale e aziendale e con le finalità di cui al precedente capoverso;
  4. la programmazione di audit clinici e organizzativi, coinvolgendo i referenti di AFT dei medici del ruolo unico di assistenza primaria, dei pediatri di libera scelta e della specialistica ambulatoriale.

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