martedì 27 luglio 2021

Anno 2022. La tempesta perfetta sulla medicina del territorio (2): dalla lealtà all'uscita in massa....

Nel tentativo arginare lo stato crisi che investe la medicina del territorio il ministro ha annunciato un aumento di 900 borse per l'accesso al Corso di Formazione specifica in MG. Si tratta di una soluzione destinata ad avere effetti nell'arco di 2-3 anno cioè in ritardo rispetto all'evoluzione degli eventi descritti nel post precedente (http://curprim.blogspot.com/2021/07/anno-2022-la-tempesta-perfetta-sulla.html). 

Al ministero non si sono ancora resi conto che servono misure urgenti per arginare il probabile esodo pensionistico, anticipato e di massa, dei prossimi 18 mesi! L'obiettivo è di favorire il posticipo del pensionamento "precoce" di 1-2 anni in modo da favorire la continuità assistenziale e un ordinato ricambio generazionale sul territorio, pena l'evoluzione verso una profonda crisi di sistema. Nel prossimo biennio verranno al pettine i nodi (inestricabili?) di un decennio di politiche sanitarie all'insegna dell'imprevidenza e dell'improvvisazione.

La chiave di lettura per comprendere le ragioni profonde della tempesta perfetta in atto è stata offerta mezzo secolo fa dall'economista Albert O. Hirschman nel suo classico e celebre saggio "Lealtà, defezione e protesta, rimedi alla crisi delle imprese, dei partiti e dello stato" (Il Mulino, Ed. 2017). 

Quando viene meno la qualità di un prodotto/servizio o la soddisfazione professionale, del consumatore o del membro di un'organizzazione politica o  aziendale si aprono due strade. Da una parte egli può alzare la voce (voice) della protesta per rivendicare una condizione migliore, che passa in genere dalla mediazione della rappresentanza sindacale. Se però la "voce" non sortisce cambiamenti significativi allora si attiva l'opzione alternativa, ovvero l'uscita (exit) vale a dire la defezione dall'organizzazione, che abitualmente significa dimissioni per cercare un lavoro alternativo. L’uscita è il principale meccanismo individuale di regolazione del mercato ed il presupposto della concorrenza mentre la voce è tipica della dimensione pubblica, collettiva e politica. La lealtà (loyality) nel senso della fidelizzazione del cliente e dell’attaccamento di un membro ad un’organizzazione, è l’elemento che media tra uscita e voce, nel senso che “la lealtà argina l’uscita ed attiva la voce”; in altri termini “la lealtà agisce da freno sulla decisione di uscire” mentre la “facile disponibilità dell’opzione uscita rende meno probabile il ricorso alle voce”.

Nel caso dei MMG una doppia lealtà inibisce il ricorso all’uscita: quella verso i propri assistiti e quella verso il SSN. Secondo l’economista statunitense “la riluttanza a defezionare nonostante il dissenso con l’organizzazione di cui si fa parte è il tratto caratteristico del comportamento lealista”. Tuttavia quando la delusione o l’insoddisfazione supera una certa soglia la lealtà può venir meno e il lavoratore può ricorrere all’uscita dall’organizzazioneCome annota Hirschman se “immaginiamo un’organizzazione con due specie assai diverse di membri - quelli con una forte lealtà e quelli con una lealtà debole o nulla - le reazioni al deterioramento assumeranno due forme distinte: i membri liberi da gravami di lealtà saranno propensi all’uscita, mentre i lealisti ricorreranno alla voce”. Insomma l'uscita o defezione è l'ultima carta da giocare in situazioni di insoddisfazione, stress eccessivo e frustrazione professionale.

Il modello EVL di Hirschmsn è tanto elegante quanto semplice e si applica al comportamento in svariati contesti: politici, sociali, economici, organizzativi. Una soluzione intermedia tra voce ed uscita è il disimpegno e il distacco emotivo, come avviene in caso di burn out: il soggetto può decidere di ridurre il proprio impegno e la partecipazione alla comunità professionale, sviluppando atteggiamenti negativi, di disinteresse e di trascuratezza nei confronti dei pazienti o della dimensione sociale/organizzativa in cui è coinvolto”.

 Abitualmente “la facile disponibilità dell’opzione uscita rende meno probabile il ricorso alla voce” mentre sembra che “l’efficacia del meccanismo della voce sia rafforzata dalla possibilità di uscita”. Quando la voce non viene ascoltata o non produce effetti significativi diviene più probabile il ricorso all’uscita. Tra i MMG l’opzione uscita è meno praticabile rispetto allo specialista, che ha una ampia gamma di alternative, dalla libera professione al passaggio alla sanità privata. Il legame con la sanità pubblica del MMG fa si che l’exit sia meno praticabile nel corso della carriera per i suoi elevati costi e rischi economici; fuori dal SSN la competenza “olistica” del generalista è poco spendibile in un mercato del lavoro a prevalente impronta specialistica in senso riduzionista. L’importanza della loyalty risiede nel suo ruolo di valvola equilibratrice tra exit e voice, come minaccia di sanzione e possibilità reale di mettere in pratica l’uscita stessa. Tuttavia il senso di lealtà non è immutabile nel tempo ma si modifica insieme alle aspettative e al sistema di valori, di convenienze e di regole in cui è calato.

 Così al termine della carriera la cornice decisionale cambia e può venir meno questa sorta di lealtà "forzata", in particolare tra quanti hanno superano la soglia dei 60 anni e si avvicinano alla data del pensionamento. Si creano quindi le condizioni per una defezione definitiva, ovvero il pensionamento anticipato o all'età standard di 68, rinunciando a proseguire fino a 70. Scelta che sarà tanto più anticipata quanto minore è il sentimento di lealtà che il medico prova verso i pazienti e verso il SSN.

 All’interno della categoria l’opzione voce viene interpretata dal sindacato che dovrebbe far sentire il malcontento della base alla controparte. I sindacati hanno una grande responsabilità per non aver avuto il coraggio di "alzare la voce", ignorando il disagio diffuso nella categoria che condurrà all'uscita di molti colleghi. Il sindacato doveva dar "voce" al disagio e alla frustrazione che cova da tempo nella base, ma Ha preferito la logica della collaborazione ad ogni costo, sperando di ottenere vantaggi che invece non sono arrivati, se non in forma di rituali e vuote dichiarazioni sul ruolo essenziale della MG, comE quelle del Ministro. Basta frequentare i gruppi Facebook della categoria per rendersi conto del clima emotivo e degli umori prevalenti nella base.

 Ora quindi il risentimento e l'insoddisfazione covata per anni nei MMG entrati in convenzione ai tempi della prima riforma sanitaria, sta imboccando la strada dell'uscita anticipata in massa, non avendo trovato una voce adeguata. Si è rotto l'equilibrio idraulico tra le due opzioni: quando la voce non produce effetti tangibili non resta che l'uscita di scena, che negli anni precedenti non era disponibile per gli elevati costi delle dimissioni, prima dell'apertura della finestra anagrafica del pensionamento. Come afferma Hirschman "un'organizzazione necessita di livelli minimi di uscita e voce per ricevere il feedback necessario sul proprio operato" in quanto "esistono livelli di uscita (disgregazione) e di voce (disordine) oltre i quali è impossibile per un'organizzazione esistere in quanto tale".

 Ecco quello che sta accadendo e accadrà nei prossimi mesi/anni: una massiccia emorragia pensionistica di MMG, che i decisori politici non riescono a comprendere e valutare per un patologico distacco dalla realtà, altrimenti avrebbero preso ben altri provvedimenti rispetto ai pannicelli caldi dell 900 borse in più a livello nazionale.

lunedì 26 luglio 2021

Anno 2022: la tempesta perfetta sulla medicina del territorio! (1)

Correva l'anno 2019 e l'On. Giorgetti in una manifestazione pubblica di fine agosto esternava il suo pensiero sulla medicina del territorio: “Nei prossimi 5 anni mancheranno 45 mila medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa per i professionisti qui presenti? Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito”.

Il messaggio aveva una duplice valenza: da un lato la constatazione di una tendenza, apparentemente diffusa, e dall'altro l'esplicita squalifica pubblica della categoria con una dichiarazione di sfiducia che era anche un invito indiretto a disertare gli studi dei poco affidabili medici di base. Perché preoccuparsi della carenza di MMG se la gente non si fida di lro e il medico di base serve al massimo per compilare ricette?

Su queste basi cognitive e su questa analisi comportamentale poggiava anche la politica sanitaria lombarda: a quell'epoca era in fase di implementazione la riforma della Presa in Carico (PiC) della cronicità che aveva l'obiettivo di favorire la migrazione dei cronici dalla medicina territoriale ai Gestori ospedalieri, esautorando i fatto il MMG dalla cura dei propri assistiti affetti da una condizione cronica. 

I fatti hanno preso una direzione opposta e la PiC si è rivelata una riforma fallimentare sul piano teorico e soprattutto pratico, per la sinergia tra disinteresse dei Gestori ospedalieri, specie quelli privati, e rifiuto dei pazienti di trasferirsi armi e bagagli dalla medicina territoriale a quella nosocomiale. Tant'è che la PiC verrà ricordata nei prossimi anni come esempio di policy totalmente slegata dal contesto e dalle scelte comportamentali dei destinatari e degli attuatori della stessa. 

Poi è arrivata la pandemia a completare il quadro di una vicenda che ha i connotati di una distanza drammatica tra la rappresentazione della realtà, costruita dai decisori politici, e la realtà fattuale vissuta da medici e pazienti. Una divaricazione che illustra in modo autoevidente l'incapacità di comprendere le dinamiche sociali, organizzative e di avere il polso della situazione dell'assistenza primaria. Con l'aggravante delle reiterate accuse di trascuratezza rivolte alla categoria per la gestione della pandemia sul territorio, nel tentativo di additare un comodo colpevole alla riprovazione dell'opinione pubblica

Estate 2021: «Il 20% dei colleghi andrà in pensione nel 2021. Chi può, ormai scappa» commenta Pier Luigi Bartoletti, il segretario romano della Fimmg. «È il doppio dei pensionamenti che ci aspettavamo. Fino a qualche anno fa c'era la corsa per restare in servizio, fino a 70 anni. Ora invece è il contrario. Molti sono "scoppiati", la pandemia ha pesato, il telefono non dà tregua e abbiamo mille incombenze burocratiche, dal green pass al certificato di guarigione. E nessuno ha davvero potenziato la medicina del territorio».

La situazione è analoga in tutta la penisola: la pandemia ha slatentizzato e amplificato un disagio diffuso e un clima emotivo che sconfina nel vero e proprio burn-out collettivo. Oggi il traguardo del pensionamento a 70 anni è l'eccezione mentre è la regola la domanda di quiescenza a 68 anni e in molti casi anche prima di tale limite. Se, com'è molto probabile, il trend continuerà nel prossimo biennio l'esodo messo in conto nel 2019 dall'On Giorgetti sarà anticipato e dirompente, con effetti disastrosi per la medicina del territorio, a tal punto che c'è chi prospetta l'intervento dei medici militari.

Ma c'è di più: le zone carenti per il pensionamento dei medici nell'anno in corso e, in alcune province Lombarde, anche per il tributo di vite umane pagato alla pandemia restano senza candidati e quindi già ora la sproporzione tra domanda ed offerta resta grave. In particolare nel nord, da Milano a Bologna, i posti vacanti vengono coperti se va bene al 20-30%. Dall'altro lato anche i posti disponibili per la Formazione Specifica in MG vengo assegnati con difficoltà, tanto da indurre il ministero ad eliminare le incompatibilità per l'accesso al corso.

Non c'è da stupirsi della scarsa motivazione dei neo-laureati: basta confrontare l'entità della borsa del futuro MMG con quella di tutti gli altri specializzandi. La differenza è semplicemente umiliante e perfettamente in linea con l'opinione che della categoria si è fatto l'On. Giorgetti!

Chi semina vento raccoglie una tempesta perfetta!

1-Continua

sabato 24 luglio 2021

Progetto di Legge di riforma del LR n.23/2015

 DGR 5068 del 22 luglio 2021 

DISEGNO DI LEGGE SVILUPPO DELLA LEGGE REGIONALE 23/2015

In corsivo sono riportati alcuni passaggi della relazione illustrativa della DGR 5068, di particolare interesse per l’assistenza primaria.

Il PDL, anche in risposta alle indicazioni del Ministero della Salute, di Agenas nonché a quanto previsto nel PNRR introduce, in sintesi, le seguenti principali prescrizioni:

·         istituisce i dipartimenti di prevenzione, costituiti quali articolazioni delle ASST con funzioni di governo ed erogazione delle prestazioni per la tutela della salute della popolazione;

·         istituisce i distretti, costituiti quali articolazioni delle ASST, con funzioni di governo ed erogazione delle prestazioni distrettuali, prevedendo un adeguato coinvolgimento dei sindaci;

·         istituisce i dipartimenti di salute mentale, costituiti quali articolazioni delle ASST, con il compito di gestire la domanda legata alla cura, all'assistenza e alla tutela della salute mentale nell'ambito del territorio di riferimento;

·         istituisce la figura del direttore di distretto selezionato ai sensi della normativa vigente;

·         assegna alle ASST l’attuazione degli atti di indirizzo, di pianificazione e di programmazione regionali con le connesse attività di programmazione ed organizzazione dei servizi a livello locale, sulla base della popolazione di riferimento;

·         attribuisce alla Regione la funzione di accreditamento istituzionale delle strutture pubbliche, private e dei professionisti che ne facciano richiesta;

·         assegna alla Regione, tramite l’Agenzia di controllo, funzioni di vigilanza e controllo degli erogatori privati accreditati di valenza regionale o extraregionale con cui ha stipulato gli accordi contrattuali;

·         istituisce il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive a supporto della gestione delle emergenze epidemiche e pandemiche nella logica del principio one health;

·         sviluppa le reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l'assistenza sanitaria territoriale, al fine di rafforzare l'assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari;

·         individua gli ospedali di comunità, le case della comunità e le centrali operative territoriali. 

I principi cardine

  • Approccio «One health» 

Costruzione di una governance che assicuri la protezione e la promozione della salute complessiva per le persone, gli animali e l’ambiente (Salute Globale).

  • Libertà di scelta 

Tutela della libera scelta del cittadino-da sempre patrimonio del SSR -di strutture e personale sanitario. 

  • Rapporto pubblico-privato 

Equivalenza ed integrazione all’interno del Sistema Sanitario Regionale dell’offerta sanitaria e sociosanitaria delle Strutture Pubbliche e delle Strutture Private accreditate.

  • Raccordo mondo produttivo, università e ricerca scientifica
L’articolo 1 introduce tra i principi guida della programmazione, gestione e organizzazione del SSR l’approccio one health finalizzato ad assicurare globalmente la protezione e la promozione della salute, tenendo conto della stretta relazione tra la salute umana, la salute degli animali e l’ambiente e la valorizzazione dell’attività sportiva e motoria quale parte integrante dei percorsi di prevenzione, cura e riabilitazione e quale elemento fondamentale di un corretto stile di vita. Rafforza inoltre: 
  • l’equivalenza e integrazione all’interno del SSL dell’offerta sanitaria e sociosanitaria delle strutture pubbliche e delle strutture private accreditate,
  • la promozione dell’innovazione tecnologica ed organizzativa del SSR con la collaborazione di soggetti pubblici e privati,
  • la medicina territoriale attraverso l’innovazione organizzativa e gestionale in relazione all’evoluzione dei bisogni di salute della popolazione;
  • il potenziamento e sviluppo della medicina digitale;
  • la multidisciplinarietà e l’interdisciplinarietà e integrazione nei percorsi di cura.

L’articolo 5 consolida il ruolo di guida del sistema sanitario regionale da parte della Regione. In particolare, l’Assessorato al Welfare sarà sempre più connotato da un ruolo di governo forte anche mediante l’irrobustimento della funzione di indirizzo nei confronti delle Agenzie di tutela della salute e degli erogatori pubblici e privati. Le funzioni principali della Regione sono così sintetizzabili:

·         politiche sanitarie e sociosanitarie;

·         programmazione strategica generale;

·         adozione del piano sociosanitario regionale;

·         indirizzi per la programmazione dei bisogni sanitari e sociosanitari, dei fabbisogni delle risorse umane, degli acquisti e degli investimenti;

·         sviluppo dell’innovation comunication tecnology (ICT);

·         osservatorio epidemiologico regionale;

·         accreditamento delle strutture sanitarie pubbliche e private.

 Agenzie di Tutela della Salute (ATS)

L’articolo 7 porta a compimento il principio di separazione delle funzioni di programmazione, acquisto, controllo di competenza delle ATS da quelle erogative di competenza delle ASST e delle altre strutture sanitarie e sociosanitarie.

In particolare, sono attribuite alle ATS le seguenti funzioni:

  •  programmazione delle attività dei dipartimenti funzionali di prevenzione delle ASST;
  • coordinamento e sottoscrizione dell’accordo con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta tramite il dipartimento per la programmazione, accreditamento, acquisto delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie;
  • proporre alla Regione la realizzazione di strutture sanitarie e sociosanitarie nell’ambito del territorio di competenza;
  • programmazione e coordinamento in tema di sanità pubblica veterinaria, sicurezza alimentare, sanità animale, igiene urbana veterinaria, igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche, igiene degli alimenti di origine animale, impianti industriali e supporto dell’export;
  • programmazione delle attività di prevenzione e controllo della salute negli ambienti di vita e di lavoro e di sicurezza degli alimenti non di origine animale, dei materiali a contatto con gli alimenti e dell’acqua destinata al consumo umano e conseguente svolgimento delle stesse attività di controllo, compreso il controllo periodico impiantistico e tecnologico;
  • coordinamento, per il territorio di competenza, delle politiche di investimento;
  • rilevazione del fabbisogno di personale per il territorio di competenza e coordinamento, a livello territoriale, delle eventuali procedure aggregate ferma restando l’autonomia aziendale nel reclutamento delle figure sanitarie.

 Aziende Socio Sanitarie Territoriali (ASST)

L’articolo 8, dedicato alle Aziende sociosanitarie territoriali, prevede la collocazione presso le stesse dei distretti e di tutte le attività erogative, portando a compimento il disegno della legge regionale n. 23/2015.

 Alle ASST afferiscono, pertanto, i seguenti dipartimenti:

  • dipartimento di cure primarie;
  • dipartimento della salute mentale;
  • dipartimento funzionale di prevenzione.

 Le ASST continuano ad essere articolate in due poli:

  • polo ospedaliero, a sua volta articolato in dipartimenti;
  • polo territoriale, articolato in distretti, cui afferiscono i presidi territoriali quali punti erogativi delle prestazioni.

Alle ASST spetta l’erogazione delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie territoriali e quelle inerenti la continuità del percorso assistenziale, garantite dalle strutture, ospedaliere, territoriali e ai suoi distretti. In particolare, si prevede:

·         l’istituzione del dipartimento funzionale di prevenzione;

·         l’erogazione delle prestazioni di prevenzione individuale (es: profilassi malattie infettive - vaccinazioni), delle dipendenze e dell’integrazione sociosanitaria e sociale;

·         l’articolazione del polo territoriale in distretti i cui ambiti coincidono con gli ambiti sociali territoriali di riferimento per i piani di zona;

·         il governo di tutta l’attività erogativa del distretto;

·         la collocazione dei presidi territoriali all’interno di ogni distretto per l’erogazione dei LEA territoriali;

·         lo sviluppo, il potenziamento e l’integrazione dei servizi territoriali;

·         l’integrazione sociosanitaria con gli enti locali e il rapporto con le rappresentanze dei sindaci;

·         la valutazione dei fabbisogni del territorio.

 Al settore polo territoriale afferiscono:

 a)    i presidi ospedalieri territoriali (POT) nell’ambito dei quali sono collocati gli ospedali di comunità, previsti dal piano nazionale ripresa e resilienza (PNRR);

b)    i presidi sociosanitari territoriali (PreSST) all’interno dei quali trovano collocazione le case della comunità, previste dal PNRR;

c)    le centrali operative territoriali (COT), previste dal PNRR.

Stante l’obiettivo prioritario dello sviluppo e del consolidamento della continuità ospedale – territorio, proprio del presente progetto di legge, è prevista la costituzione delle centrali operative territoriali (COT) quali punti di accesso territoriali (fisici e digitali) per facilitare e governare la rete di offerta sociosanitaria all’interno del distretto.

Il distretto

Uno ogni100.000 abitanti (uno ogni 20.000 nelle aree montane) con flessibilità in coerenza con la densità demografica e si configureranno come sede fisica facilmente riconoscibile e accessibile   dai cittadini

  • Nel distretto troveranno collocazione le strutture territoriali (poliambulatori, COT, Ospedali di Comunità)
  • E’ la sede della valutazione del bisogno locale,della programmazione territoriale e dell’integrazione dei professionisti sanitari (MMG/PLS,specialisti ambulatoriali, infermieri, assistenti sociali, ecc.) nonché la sede privilegiata del rapporto con i Sindaci del territorio
  • E’ la sede in cui far emergere la centralità del cittadino/paziente anche attraverso l’uso della medicina digitale (telemedicina, televisita, teleconsulto, telemonitoraggio)

Viene introdotta la figura del direttore del distretto scelto fra soggetti che abbiano maturato una specifica esperienza nei servizi territoriali e un'adeguata formazione. L'incarico è conferito dal direttore generale a seguito dell'espletamento delle procedure e nel rispetto dei criteri e requisiti relativi agli incarichi di struttura complessa per quanto compatibili.

L’articolo 11 consente ai soggetti erogatori privati di concorrere all’istituzione dei presidi territoriali previsti dalla legge: i presidi ospedalieri territoriali (POT) nell’ambito dei quali sono collocati gli ospedali di comunità e i presidi sociosanitari territoriali (PreSST) all’interno dei quali trovano collocazione le case della comunità.

Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera scelta

  • Integrazione nel Distretto del Dipartimento di Cure Primarie
  • Accordo sottoscritto da ATS unitamente alle ASST a garanzia dell’omogeneità territoriale
  • Estensione del Sistema di Presa in Carico del paziente cronico e fragile (PIC) attraverso i distretti quali sede dell’integrazione tra professionisti (MMG/PLS e specialisti)
  • Intensificazione del dialogo tra Regione Lombardia, Enti del Sistema e la medicina territoriale al fine di rendere centrale il ruolo del MMG/PLS nel percorso di cura dei propri assistiti ed in particolare dei pazienti affetti da malattie croniche
  • Semplificazione delle attività della medicina territoriale anche mediante la digitalizzazione

L’articolo 13 è volto ad assicurare una sempre maggiore integrazione tra i MMG/PLS e gli specialisti ambulatoriali e ospedalieri. A tal fine viene favorito l’esercizio dell’attività dei medici di cure primarie, preferibilmente attraverso l’erogazione delle relative prestazioni nei POT, negli ospedali di comunità, nei PreSST, nelle case della comunità o con forme aggregative alternative per particolari territori disagiati. Viene, altresì, incentivato l’utilizzo delle tecnologie informative per incrementare il ricorso alla telemedicina, al teleconsulto e al telemonitoraggio, in modo da potenziare e migliorare la presa in carico del paziente affetto da patologie croniche.

 E’ istituito, infine, il comitato di indirizzo cure primarie con funzioni di coordinamento al fine di predisporre annualmente linee guida, da sottoporre all’approvazione della Giunta regionale, relative alla presa in carico dei pazienti affetti da malattie croniche, nonchè alla programmazione della formazione dei medici di medicina generale.

L’articolo 22 estende alle zone disagiate il finanziamento di una specifica quota di borse aggiuntive per i medici di medicina generale.

 Casa della Comunità

  • struttura fisica
  • strumento attraverso cui coordinare tutti i servizi offerti, in particolare ai malati cronici.
  • presente il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie
  • struttura fisica in cui opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e potrà ospitare anche assistenti sociali
  • ruolo dei servizi sociali territoriali nonché una loro maggiore integrazione con la componente sanitaria assistenziale
  • Poliambulatori territoriali
Centrale operativa territoriale
  • Struttura fisica o digitale
  • Funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l'interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza
  • integrazione dell'assistenza sanitaria domiciliare con interventi di tipo sociale
  • Potenziamento di tutte le attività di telemedicina e medicina digitale: televisita, teleconsulto, telemonitoraggio
  • 1 per ogni Distretto 

Ospedale di comunità
  • Struttura sanitaria della rete territoriale a ricovero breve e destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata
  • di norma dotata di 20 posti letto (fino ad un massimo di 40 posti letto) e a gestione prevalentemente infermieristica
  • maggiore appropriatezza delle cure determinando una riduzione di accessi impropri ai servizi sanitari come ad esempio quelli al pronto soccorso
Standard di figure professionali per le strutture territoriali
  • Centrali Operative Territoriali: 5 infermieri e 1 coordinatore;
  • Ospedali di Comunità: 9 infermieri, 6 operatori sociosanitari, 1 medico con disponibilità giornaliera di 4 ore (professionista già oggi presente nel Sistema Socio Sanitario Lombardo);
  • Case della Comunità: un medico con disponibilità giornaliera di 4 ore, 2 ostetriche, MMG, infermieri di famiglia, specialisti ambulatoriali.
  • Il 30% delle figure professionali sarà di nuova assunzione.
Aziende Ospedaliere

  •     Istituzione di nuove aziende ospedaliere nella città metropolitana di Milano entro 24 mesi dalla approvazione della Legge
  •      Valutazione dell’istituzione di nuove aziende ospedaliere sul restante territorio della Lombardia entro 36 mesi dall’avvio delle Aziende ospedaliere nella città di Milano.

 Telemedicina 

·         Costituzione di una cabina di regia Regionale per l’analisi delle esperienze esistenti e condivisione e messa in rete dei sistemi più performanti

·         Potenziamento della telemedicina nelle forme di televisita, teleconsulto, telemonitoraggio in coerenza con le indicazioni nazionali e in una logica di integrazione con il sistema di prenotazione regionale e il fascicolo sanitario elettronico. 

Farmacie e Cure Termali 

Consolidamento e ulteriore sviluppo della farmacia dei servizi attraverso:

·         l’adesione alle campagne di vaccinazione della popolazione in coerenza con la normativa nazionale e in raccordo con gli MMG, le ATS e le ASST

·         l’erogazione delle attività sanitarie con il coinvolgimento delle professioni sanitarie, in coerenza con quanto previsto dalla normativa nazionale 

Previsione, in coerenza con le disposizioni della legge regionale 25 gennaio 2018, n.6 “Promozione e valorizzazione del termalismo lombardo” del ruolo degli stabilimenti termali quali punti erogativi nel percorso di cura e riabilitazione del paziente

 Rapporto tra Regione Lombardia e attività produttive 

  • AttivazionerapportidicollaborazionetraDirezioneGeneraleWelfareeAziendeProduttiveinRegioneLombardiasutrelineediindirizzo:
  • Welfare Aziendale
  • Ricerca Biomedica
  • Trasferimenti tecnologici
  • Promozione del modello lombardo pubblico/privato 

Formazione, università e ricerca 

  • La Regione promuove e sostiene la creazione di una rete regionale della ricerca, della ricerca biomedica e dell’innovazione nelle scienze della vita.
  • Tale rete, coordinata dagli IRCCS di diritto pubblico coinvolgendo gli enti di ricerca e le università, intende favorire iniziative per sviluppare il trasferimento tecnologico in collaborazione con le imprese. 

Centro per la Prevenzione ed il controllo delle malattie infettive 

  • Centro di Ricerca Translazionale: per l’identificazione di nuovi meccanismi di malattia in grado di integrare le esigenze del mondo della produzione, della medicina veterinaria e della tutela dell’ambiente
  • Centro di Diagnostica Molecolare: per il tracciamento di nuovi virus, nuove varianti e nuovi batteri antibiotico resistenti che dovessero emergere sul nostro territorio
  • Centro di Ricerca Epidemiologica: per consentire la messa a disposizione della comunità scientifica dei dati epidemiologici sulle malattie infettive di 10 milioni di cittadini Lombardi
  • Centro di Ricerca Clinica: in grado di tradurre attraverso la conduzione di trial clinici, anche di fase I, i risultati della ricerca traslazionale in ambito diagnostico e terapeutico in risultati concreti per la salute dei pazienti
Raccordo con l'area Sociosanitaria e Sociale
  • Sul versante dell’integrazione tra l’Area Sociosanitaria e Sociale, verrà assicurato il raccordo con l’Assessorato e la Direzione Generale Famiglia, al fine di:
  • Garantire la continuità, l’unitarietà degli interventi e deL percorso di presa in carico delle famiglie e dei suoi componenti fragili, con particolare attenzione alle persone con disabilità;
  • Favorire l’attuazione delle linee guida per la programmazione sociale territoriale;
  • Definire indirizzi in materia di vigilanza e controllo sulle Unità di offerta operanti in ambito sociale;
  • Promuovere strumenti di monitoraggio che riguardano gli interventi e la spesa sociale e sanitaria (come ad esempio la cartella sociale). 

L’articolo 23 è volto a valorizzare nell’ambito del sistema sociosanitario lombardo le professioni sanitarie prevedendo il coinvolgimento di tutta la filiera professionale al fine di assicurare la multidisciplinarietà e la multiprofessionalità in grado di garantire sempre di più un completo percorso di cura che si realizzerà nell’ambito delle case della comunità e degli ospedali di comunità. 

Il coinvolgimento 

  • Le Associazioni di volontariato dei pazienti 

Le attività di promozione della salute e di prevenzione primaria collettiva sono svolte dalle ATS e dalle ASST secondo le relative funzioni e attraverso le proprie articolazioni territoriali coinvolgendo anche soggetti quali enti locali, associazioni di volontariato, terzo settore, erogatori di prestazioni sanitarie, sociosanitarie e sociali.

  • I Sindaci 

Rafforzatoilconfrontoconglientilocaliattraversolaprevisionedi3momenti:

ü  ATS–collegio dei Sindaci

ü  ASST–conferenza dei Sindaci

ü  Distretto–delegazione dei Sindaci

  •  I Sindacati 

Previsto tavolo permanente per l’espressione di pareri su principali atti di programmazione regionale (PSSL, indirizzi di programmazione annuale, piani plueriennali…).

  • Gli Ordini professionali 

È istituito, quale organismo di consultazione e supporto agli atti di programmazione regionale, un Comitato di rappresentanza delle professioni sanitarie del quale fanno parte rappresentanti della Regione e degli ordini e collegi delle professioni sanitarie. 

Le risorse impiegate 

A fronte della progressiva realizzazione e messa a regime delle strutture territoriali previste dal PNRR e del Centro della Prevenzione si ritiene che i costi del personale necessario siano stimabili come segue:

  • 2022: € 17.833.325
  • 2023: € 28.686.750
  • 2024: € 29.720.320 

INVESTIMENTI

  • Potenziamento rete territoriale: € 567.000.000 (PNRR)
  • Centro per la prevenzione delle malattie infettive: € 85.000.000 (fondi regionali)
  • Potenziamento rete di offerta: € 1.350.000.000 (fondi edilizia sanitaria ex art.20 legge n.67/1988) 

TELEMEDICINA

  • € 166.000.000 (PNRR) 

POTENZIAMENTO ADI

  • € 451.000.000 (PNRR) 

L’articolo 34 detta le disposizioni finali e la disciplina transitoria definendo in particolare le tempistiche entro cui realizzare gli adempimenti previsti dalle modifiche normative.

La previsione di cui al comma 1 prevede che il potenziamento della rete territoriale debba essere realizzato e portato a compimento entro tre anni dalla data di entrata in vigore della legge, ferme restando le specifiche tempistiche declinate ai successivi commi quali: l’istituzione dei distretti e le nomine dei relativi direttori (comma 2); le centrali operative territoriali (comma 3); i dipartimenti di cure primarie e i dipartimenti funzionali di prevenzione (comma 5) con la riassegnazione del relativo personale (comma 6); il Centro per la prevenzione ed il controllo delle malattie infettive (comma 8), centro che viene inserito tra gli enti del sistema regionale di cui all’articolo 1 della l.r. n. 30/2006.