lunedì 5 ottobre 2026

Dal disagio professionale alle dimissioni volontarie: l'inarrestabile declino della sanità pubblica tra lealtà e defezione

La pubblicazione dell'indagine Anaao sulle dimissioni volontarie dal SSN, che hanno superato i pensionamenti, ha provocato sconcerto, preoccupazione e un vivace dibattito pubblico.

Queste scelte personali, dagli effetti collettivi rilevanti, possono essere interpretate con lo schema comportamentale elaborato dall'economista Albert Hirschman nel suo testo fondamentale del secolo scorso, Exit, Voice, and Loyalty. Quando vengono meno la qualità di un prodotto o di un servizio, la soddisfazione nel lavoro o il ruolo professionale, gli attori economici e sociali possono imboccare due strade alternative: in una prima fase la protesta (voice) e, se questa si rivela inefficace, la defezione (exit).

Il lavoratore o l'utente/consumatore insoddisfatto può alzare la voce per rivendicare condizioni migliori. È l'opzione tipica della dimensione pubblica e dell'azione collettiva mediata dal sindacato. Se la voce non produce cambiamenti, si attiva l'alternativa individuale, ovvero l'uscita, che sfocia nelle dimissioni di massa per cercare un impiego alternativo sul mercato o per rivolgersi a un altro fornitore di beni e servizi. 

Le aziende sono molto sensibili ai segnali di malcontento di utenti, consumatori e dipendenti, perché alla lunga, senza contromisure efficaci, questi possono sfociare in disaffezione o defezione collettiva, fino al fallimento. Tra le due opzioni si colloca la lealtà (loyalty), cioè l'attaccamento all'organizzazione o alla professione, che media tra defezione e voce, nel senso che «la lealtà argina l'uscita e attiva la voce».

Ma ormai, visto che la voce non è stata ascoltata per l'incapacità politica di comprenderne il senso e la portata, la fiducia in un cambiamento si è spenta, la lealtà si è esaurita e l'unica opzione rimasta è la defezione individuale, dagli effetti collettivi e sociali dirompenti, in un circuito perverso a livello organizzativo e lavorativo. Com'è possibile che sia il sindacato a denunciare all'opinione pubblica una deriva in atto da anni, come se politici e amministratori fossero sordi e ciechi?

Non si tratta di disattenzione o di un deficit di percezione della voce dei professionisti, ma di una manipolazione strategica della contrattazione, che ignora deliberatamente il disagio delle categorie per anteporre obiettivi di politica sindacale di lungo periodo. Mi riferisco al continuo rinvio dei rinnovi contrattuali, anche di oltre due anni rispetto alla scadenza naturale, come quello attualmente in discussione: una ventennale politica del rinvio, insensibile al malessere e anzi tale da aggravarlo, anche perché i sindacati non hanno saputo interpretarlo alzando la voce.

La strategia dilatoria, indifferente al «grido di dolore» della base, persegue tre obiettivi correlati:

  • risparmiare sulla spesa corrente con il reiterato ritardo nei rinnovi, soprattutto in caso di inflazione;
  • mettere i sindacati con l'acqua alla gola, in modo da fargli accettare condizioni contrattuali svantaggiose, ad esempio un recupero solo parziale dell'inflazione, che spiega la progressiva erosione del trattamento economico;
  • aggiungere al ritardo di un rinnovo svantaggioso sul piano economico compiti aggiuntivi, bilanciati da parziali concessioni normative, che peggiorano le condizioni di lavoro in concomitanza con decisioni di policy sanitaria come la riduzione dei posti letto, degli ospedali e dei posti di PS (con l'ultimo ACN si è perso il 10% del potere d'acquisto e con l'introduzione del ruolo unico si sono aggravati i carichi di lavoro).

Gli effetti perversi di queste politiche suicide sono la defezione di massa registrata nel 2025, con il passaggio al privato convenzionato, alla libera professione o all'emigrazione.

La defezione dei medici dipendenti dal SSN si intreccia con le dinamiche della domanda e dell'offerta sul mercato del lavoro, dove può agire la figura del monopsonista. Chi è costui? È il detentore del monopsonio, ovvero di un potere di mercato speculare al monopolio: se il monopolista è l'unico venditore, il monopsonista è l'unico datore di lavoro. Domina quindi il mercato, detiene una posizione dominante e decide le condizioni contrattuali, economiche e le modalità di erogazione del servizio nei confronti dei prestatori d'opera.

Insomma, il monopsonista, essendo l'unico acquirente presente sulla piazza, tiene il coltello dalla parte del manico, per usare una cruda metafora, e detta le condizioni economico-contrattuali ai dipendenti. È il caso del SSN, che agisce da monopsonista in un mercato del lavoro poco concorrenziale, cioè lo controlla grazie all'assenza di veri concorrenti alternativi.

O meglio, pensava di agire indisturbato, senza sostanziali concorrenti, finché non si è creato un importante squilibrio tra l'esodo pensionistico di massa e i nuovi assunti. A questo si sono aggiunti la crisi vocazionale per l'accesso ad alcune specializzazioni meno spendibili sul mercato e, soprattutto, la lenta privatizzazione di fatto, dovuta al deficit di offerta di prestazioni da parte del SSN, in atto da anni e apparentemente irreversibile. In pochi anni si è passati da un monopsonio imperfetto a un oligopsonio: oggi i professionisti sanitari non hanno più una sola opzione occupazionale, come nel secolo scorso, ma possono scegliere tra diverse offerte di lavoro in un mercato più diversificato.

Da questi squilibri nasce l'incentivo alla defezione come via di fuga dal SSN per professionisti insoddisfatti sul piano economico, frustrati dalle condizioni di lavoro fino al burn-out, oppressi dalla burocrazia, ignorati dai burocrati pubblici e in crisi di riconoscimento sociale, se non messi sul banco degli imputati dai media. È una deriva i cui primi segnali risalgono al post Covid-19, ignorati da decisori pubblici sordi al disagio montante: incapaci di percepirlo, o che fanno finta di ignorarlo, il che è ancora peggio.

Che fare? Occorre restituire credibilità alla voce: rinnovi contrattuali tempestivi, con una tutela reale del potere d'acquisto; carichi di lavoro sostenibili; un coinvolgimento effettivo dei professionisti nelle scelte organizzative. Sono le condizioni per riattivare la lealtà e rendere di nuovo attrattiva la permanenza nel servizio pubblico. Il PNRR ha invertito parzialmente una perversa tendenza ultra decennale a rinviare Contratti e Convenzioni pur non avendo evitato la crescita delle dimissioni volontarie: un segnale preoccupante che potrebbe essere interpretato nel post PNRR come un punto di svolta e di non ritorno.

Da una prospettiva storico-sociale verrebbe da commentare: ecco gli effetti di lungo periodo della nemesi medica (Illich) e della medicina impossibile (Callahan), che si coniugano con le lusinghe del mercato per compensare le aspettative alimentate (e deluse) dal SSN.

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