venerdì 31 luglio 2020

Come fronteggiare la seconda ondata di Covid-19 sul territorio?

Da settimane è in corso il dibattito su come affrontare in autunno sul territorio l’eventuale seconda ondata di coronavirus. Clinicamente la sintomatologia da Covid-19 è tanto poliedrica quanto indistinguibile dalle comuni virosi respiratorie ed intestinali, come ha dimostrato l'esperienza delle prime settimane di pandemia, allorchè la sovrapposizione tra epidemia influenzale declinante e inizio della pandemia è costata la vita a tanti colleghi che hanno visitato pazienti “influenzati” senza adeguate protezioni. 

L’incertezza diagnostica di marzo per l’aspecificità dei sintomi (euristica della rappresentatività) si trasformerà in autunno in sospetto generalizzato verso ogni virosi, febbrile o meno (euristica della disponibilità). Anzi, proprio per la difficoltà di riconoscimento in base a pattern tipici – anosmia a parte -l’ipotesi di trovarsi di fronte ad un Covid-19 diventerà la regola, anche per prevenire il rischio di miscocoscimento diagnostico. La gestione telefonica o in video consulenza con il paziente rappresenta un’efficace risorsa per evitare il contatto in studio o a domicilio e monitorare l’evoluzione del caso.

Tuttavia resta aperto il problema dell’individuazione precoce di una malattia da Sars-Cov2, con tutte le implicazioni per la salute pubblica che una mancata diagnosi può comportare. La strategia epidemiologica delle tre T insegna che il primo passo per mettere in atto interventi efficaci di tracciamento e terapia è il test molecolare. 

Come sarebbe evoluta la pandemia se all’inizio di marzo i MMG avessero potuto eseguire il tampone naso-faringeo o la radiografia del torace prima del contatto con i pazienti, evitando anche l’afflusso improprio in PS? In previsione della paventata seconda ondata la gestione territoriale, per essere efficace, dovrà prevedere la possibilità di intercettare in tempi rapidi i nuovi casi di malattia differenziandoli dalle altre virosi respiratorie, vale a dire eseguendo rapidamente il test nei sospetti per poi attivare il tracciamento dei contatti. In attesa della disponibilità di un test rapido di screening, si possono eseguire i test molecolari in tre sedi e con diverse procedure:

  • previo accesso in PS del cittadino sintomatico, spontaneamente o su invio del MMG
  • attivando un’USCA per l’esecuzione a domicilio (nelle regioni dove è possibile)
  • con la prescrizione del MMG che attiva modalità di esecuzione del tampone, diversificate a livello locale ma abbastanza farraginose, più adatte per il follow-up che per una diagnosi tempestiva in caso di sintomi sospetti
Naturalmente le tre modalità non sono intercambiabili a piacere ma dovranno essere attivate in funzione dell’incidenza e dell’appropriatezza organizzativa dopo il triage telefonico, dall’accesso in PS in caso di polipatologia cronica ad alto rischio fino al paziente paucisintomatico giovane, per il quale la mobilitazione dell’USCA potrebbe essere inappropriata.

La soluzioe più adatta e fruibile per una pronta diagnosi sul territorio è però quella del cosiddetto Car Covid (o drive Covid), in genere localizzato nelle adiacenze di una struttura sanitaria: il caso sospetto si potrebbe recare con la propria vettura al Car Covid più vicino, munito della semplice richiesta del MMG (anche dematerializzata), senza bisogno di coinvolgere le USCA per un semplice sospetto, di lunghe permanenze in PS affollati e di procedure burocratiche per eseguire la prestazione, spesso farraginose e a rischio di perdere tempo prezioso. In poche ore, come ormai è possibile, si potrà avere l'esito del tampone e in caso di positività procedere con la denuncia per attivare tutti i provvedimenti di isolamento del paziente e di tracciamento/isolamento dei contatti stretti. 

Da mesi si evoca il potenziamento organizzativo del territorio per evitare che i cittadini si rivolgano impropriamente al PS: ecco una soluzione semplice ed efficace per raggiungere concretamente questo obiettivo prioritario in caso di seconda ondata.

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