Nel precedente post ho indicato alcuni nodi problematici della gestione delle Case della Comunità, in relazione al debito orario di 6 ore dei Medici di AP negli Hub. Quello più concreto riguarda la mancanza di spazi fisici adeguati per i medici a ciclo di scelta, spesso assenti nella pianta della struttura al pari di un sistema informativo adatto, per non parlare dell'organizzazione delle medicine di gruppo nemmeno prese in considerazione. Al MMG è riservato al massimo un studio per le visite, come una sorta di raro esemplare zoologico in via di estinzione da preservare dall'estinzione.
Se nella gestione della cronicità la continuità assistenziale 8-20, come estensione diurna di quella notturna, ha poco significato potrebbe avere un senso per intercettare i cosiddetti bisogni non differibili, vale a dire le urgenze soggettive che spingono una fetta di pazienti in PS affollandolo in modo improprio di codici bianchi e verdi.
Resta il problema della modalità di accesso: se fossero in autopresentazione senza filtro potrebbero crearsi le stesse condizioni che provocano l'"intasamento" del PS, perchè gli accessi impropri in PS sono una massa non indifferente, che arriva ad 1/4 del totale mentre la somma dei bianchi e verdi arriva ai 2/3. Bisogna inoltre tener conto che la valutazione cromatica avviene con la visita medica al termine dell'iter in PS, dopo che i 2/3 dei codici bianchi e 3/4 dei verdi vengono sottoposti ad accertamenti e visite specialistiche, procedure improponibili nella CdC Hub e ancor meno negli Spoke.
Se invece dovesse prevalere l'accesso tramite il filtro del n. 116117, come avviene con la Continuità Assistenziale notturna e festiva, allora la CdC verrebbe percepita come una struttura protetta da barriere "burocratiche", vanificando l'obiettivo della facile accessibilità, alternativa a quella del PS, per intercettare i codici "minori". E' probabile che si recheranno nelle CdC prevalentemente i cittadini rimasti senza medico, nelle aree interne e lontane dai grandi centri abitati, o pazienti per bisogni burocratici occasionali che hanno difficoltà a trovare il proprio Mmg, ammesso che la CdC sia a poca distanza dal comune di residenza e non comporti impegnativi trasferimenti.
Le mega CdC Hub sono state collocate nei comuni medi e grandi dove saranno quindi abbastanza accessibili, ma assai meno per i cittadini più bisognosi che abitano in quelli piccoli e nelle aree interne in via di spopolamento. E' questo il paradosso del DM77 che ha distribuito i 1038 Hub finanziati con un astratto calcolo "ragionieristico", senza tener conto delle condizioni geografiche, demografiche e orografiche dei territori.
Insomma le CdC Hub potrebbero rivelarsi un contesto deprofessionalizzate, dove prevalgono funzioni ripetitive, frammentate e di basso profilo clinico-assistenziale, ammesso che la gente frequenti le CdC, perlomeno nei territori in cui molti assistiti sono senza MMG, per zone cronicamente carenti. Peraltro già si segnalano CdC deserte o con medici che durante il loro turno leggono libri e portano avanti incombenze post office.
Le CdC così pensate saranno un ibrido tra i vecchi poliambulatori ex Inam e i consultori familiari, prive di una identità e riconoscibilità sociale, nelle quali la MG non ha cittadinanza e dignità professionale, se non nel ruolo di tappa buchi e "discarica" burocratica. Tra l'altro mancano garanzie sui fondi regionali per i compensi orari stabiliti dall'integrazione dell'ACN; quando i dirigenti regionali si accorgeranno che pochi utenti frequentano le CdC, ammesso che si riescano a coprire con i turni di 3-6 ore anche quelli scoperti per malattia, gravidanza, vacanze, permessi etc., si porrà il problema della loro sostenibilità economico-finanziaria.
CONCLUSIONE. Questi problemi sono l'esito avvelenato del continuo rinvio degli Acn per mancanza di un progetto organizzativo credibile, fino a partorire soluzioni contraddittorie in zona Cesarini per far funzionare mega strutture da 50-60 mila abitanti, avulse dai bisogni dei territori e dalla rete territoriale diversificata di prossimità.
La soluzione escogitata all'ultimo minuto si sovrappone agli AIR già attivi e a quelli da poco varati, con l'unico obiettivo di evitare la restituzione dei fondi del Pnnr, che ne avrebbero certificato i fallimento, peraltro prevedibile per l'incompetenza culturale dei decisori pubblici circa le dinamiche sociorelazionali ed organizzative dell AP.
Tuttavia gli esiti a breve potrebbero essere addirittura peggiori per un doppio effetto boomerang sul territorio: l'introduzione del debito orario potrebbe incentivare il pensionamento anticipato degli ultra 65enni e disincentivare la partecipazione al Corso di Formazione regionale, con ulteriore blocco del ricambio generazionale e altri milioni di cittadini privati di assistenza primaria.

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