mercoledì 26 agosto 2026

Considerazioni metodologiche sul caso di difterite registrato a Palermo (I parte)

Dopo il caso di difterite registrato a Palermo, costato la vita della povera bambina di 4 anni, si sono accese le polemiche tra le due fazioni, quella di chi fa risalire la responsabilità dell'evento luttuoso alla famiglia per la mancata vaccinazione e chi invece accusa i medici di malapratica per il fatale ritardo diagnostico.  
 
E' interessante l'accenno, fatto in un post su faceBook dal Professore Zambianchi, alle difficoltà nella diagnosi di malattie rare, che sono spesso condizioni non trasmissibili croniche a differenza della malattia acuta infettiva di questo triste caso.


L'analogia spontanea è al primo case di Covid-19 diagnosticato all'ospedale di Codogno alla fine di marzo del 2020, che ho analizzato in vari articoli. La differenza con le malattie croniche rare è importante e riguarda il fattore tempo, considerando che il processo diagnostico procede per tentativi e confutazioni, ovvero con la smentita dell'ipotesi di lavoro da parte dei dati clinici riscontrati dal diagnosta. 

Nelle forme croniche questo processo di eliminazione di ipotesi meno probabili è lungo e laborioso - a volte può richiedere anni - prima che nella mente di qualcuno si accenda la lampadina dell'ipotesi alternativa corretta, dopo aver scartato via via in serie quelle più probabili ma inadatte al caso particolare. 

Invece nelle affezioni acute infettive contagiose il tempo manca, perchè il decorso delle condizioni impone di fare in fretta, pena il rischio dell'aggravamento fino alla prognosi infausta. E' quello che è successo a Palermo e di cui sono accusati esplicitamente dai genitori i medici che si sono alternati alla cura della povera bambina. Potevano fare una diagnosi più tempestiva ed efficace o era inevitabile il ritardo dall'esito fatale? 

E' il dilemma cognitivo ed etico/giuridico a che i magistrati inquirenti e giudicanti dovranno affrontare. Qui il discorso imbocca la strada del ragionamento clinico, che giunge ad un bivio metodologico, ovvero da un lato l'itinerario Bayesiano e dall'altro quello delle euristiche/bias

Il percorso imboccato nella realtà è stato quello euristico, in particolare per la sinergia tra quella della rappresentatività e quella della disponibilità, che spesso si accoppiano "naturalmente". E' stata la rappresentatività a suggerire la diagnosi di tonsillite acuta batterica, una volta constatata la somiglianza tra il prototipo clinico e i sintomi/segni clinici riscontrati nella bimba al primo accesso in PS, difficilmente distinguibile dalla iniziale localizzazione tonsillare del batterio della difterite. 

D'altra parte la stessa ipotesi veniva naturalmente alla mente per il frequentissimo riscontro clinico-epidemiologico di questa affezione acuta nel periodo estivo da parte dei pediatri e dei medici di PS (qui è entrata in campo l'euristica della disponibilità o evocabilità mnemonica di una ipotesi esplicativa comune). 

Solo al secondo accesso in PS, constato il peggioramento delle condizioni cliniche che smentiva la prima spiegazione, emergeva l'ipotesi alternativa alla classica tonsillite batterica, che poteva andare dalla frquente mononucleosi infettiva alla rarissima difterite. E' accaduto lo stesso equivoco diagnostico con il paziente 1 di Covid-19 nel 2020, dopo una settimana circa dall'esordio dei sintomi apparentemente influenzali, come era ragionevole ipotizzare nel pieno dell'epidemia stagionale.

Così in entrambi i casi le due scorciatoie euristiche, tante volte dimostratesi efficaci come riflessi condizionati in presenza di sintomi comuni, hanno rivelato il loro lato oscuro, convertendosi in una ingannevole coppia di bias/pregiudizi cognitivi subliminali, come ammoniva Cartesio: l'errore consiste nel fatto che non sembra essere tale.

Potevano "arrivarci" prima e risolvere subito il caso, così presuppone la denuncia di malapratica rivolta ai diversi medici che sono intervenuti nella vicenda. Qualcuno ha osservato che i medici se avassero accertato che la bimba non era vaccinata "dovevano" arrivare per tempo alla diagnosi corretta salvandole la vita.

Per affrontare la delicatissima questione bisogna imboccare l'itinerario metodologico alternativo a quello euristico, ovvero l'approccio bayesiano soggettivo alla diagnosi di un caso unico. 

Ma il discorso è troppo lungo e complicato e serve un altro post..

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