La tormentata vicenda del passaggio alla dipendenza è arrivata all'ennesima puntata. Da 2 anni il ministro rilascia dichiarazioni favorevoli ma non s'è ancora visto un progetto di massima su come, in che tempi e con quali modalità e risorse verra implementata la transizione da un uno status giuridico all'altro.
Inoltre da mesi, vista l'inazione ministeriale, si vocifeta di una proposta delle Regioni anch'essa imprecisata, che indica il livello di indecisione in cui si sviluppa questa annosa vicenda.
Nel frattempo i mesi passano, ne mancano solo 15 per il completa-mento delle CdC in grande ritardo, quelle attive restano praticamente sguarnite di personale, nelle regioni meridonali il piano è fermo al palo, il ruolo unico si è rivelato un flop, l'Acn è in alto mare, per la dipendenza serviranno anni prima dell'entrata in servizio dei primi Mmg dipendenti.
Insomma si stanno avverano in pieno le più pessimistiche previsioni del Pnrr sui possibili ostacoli per l'iter attuativo della Missione6. Ecco, in proposito, i rischi paventati nelle schede di programma del Pnrr del 2022, per quanto riguarda il solo personale delle CdC e degli OdC (il resto al PS):
• normativa nazionale ambigua in materia di assistenza primaria, con conseguente attuazione ineguale a livello regionale;
• scarsa capacità di coordinare i professionisti, soprattutto attraverso accordi contrattuali;
• scarsa capacità di coinvolgere i vari stakeholder;
• insufficiente numero e competenza dei professionisti dedicati all'assistenza.
Sempre nelle schede di programma si mettevano in evidenza i "problemi di adattamento alle esigenze locali: le diverse realtà territoriali italiane (aree urbane, rurali, montane) richiedono adattamenti specifici nelle Case della Comunità. La non personalizzazione dei modelli strutturali e operativi rischia di ridurre l'efficacia del progetto in alcune aree".
Sebbene non compaia nell’elenco dei rischi, tra le righe si legge la principale preoccupazione per la buona riuscita
dell’operazione: come convincere i professionisti ad entrare a far parte del team della CdC?
Per evitare il fallimento delle CdC hub si dovevano finanziare almeno il doppio di CdC spoke per una distribuzione omogenea delle strutture nelle zone a bassa densità demografica e per favorire la partecipazione dei MMG, a partire dal rinnovo dell’ACN triennale 2022-2024.
Il flop della riforma lombarda della cronicità dovrebbe aver insegnato che si devono tenere in debito conto i processi decisionali, le valutazioni e la resistenza al cambiamento degli attuatori della riforma, che sono influenzati da bias come quello dello status e della familiarità.
Purtroppo non sempre i policy maker impegnati nell’elaborazione e nella realizzazione di una riforma
considerano l’importanza delle variabili cognitivo-comportamentali tra gli attori delle policy, come sottolinea Viale: «Si decidono azioni sulla base di previsioni errate. Si scrivono leggi e regolamenti sulla base di un’assenza di conoscenza di quelle che possono essere le reazioni della popolazione» in quanto i decisori non sono «consapevoli dei limiti del giudizio nell’analizzare i dati, nel fare previsioni e valutazioni» e
conseguentemente «le decisioni che vengono prese sono spesso già viziate dagli errori di giudizio e producono risultati catastrofici» come nel caso delle CdC.
Per ovviare a questi rischi e problemi di funzionalità delle CdC è stato proposto il passaggio alla dipendenza degli attuali medici convenzionati che ha problemi di implementazione e di efficacia sul breve periodo non inferiori a quelli delle CdC. Inoltre la distribuzione geo-demografica della popolazione, le caratteristiche orografiche e delle comunicazioni renderebbero problematico concentrare in una struttura tutti i medici dipendenti distribuiti in un vasto territorio, lontani chilometri dalla CdC. La struttura sarebbe poco fruibile per gli abitanti in zone disagiate, alpine ed appenniniche spopolate, specie se affetti da patologie croniche, con buona pace per la capillarità e prossimità dell'assistenza.
P.S. I rischi per il completamento delle CdC sono relativi a diversi fattori che potrebbero compromettere l'efficacia, la tempistica e la riuscita del Piano.
Nella documento di programmazione e monitoraggio delle Missioni del PNRR, tra i rischi associati al completamento delle CdC, troviamo:
1. Ritardi nella progettazione e costruzione
- Rischio di rallentamenti burocratici legati all'approvazione dei progetti e alla definizione delle procedure per la costruzione delle strutture. La pianificazione locale potrebbe subire ritardi a causa di difficoltà nell'approvazione dei progetti, nell'acquisizione di terreni o nella gestione di appalti pubblici.
- La complessità amministrativa nell'ambito della pianificazione territoriale e delle normative edilizie potrebbe portare a ritardi nei lavori di costruzione.
2. Problemi legati al reclutamento del personale
Difficoltà nel reclutare il personale sanitario necessario per gestire le Case della Comunità, come medici di medicina generale, infermieri e altri professionisti, potrebbe limitare l'efficacia delle strutture. La carenza di personale sanitario è un problema cronico in alcune aree del paese e potrebbe essere un ostacolo significativo.
- Sottoservizio in alcune regioni: alcune regioni potrebbero trovarsi in difficoltà a garantire il corretto livello di risorse umane, soprattutto nelle aree rurali o in quelle con maggiori difficoltà di accesso.
3. Mancata integrazione con il sistema sanitario esistente
- Il rischio di disconnessione tra le Case della Comunità e gli altri servizi sanitari esistenti, come gli ospedali e le strutture territoriali, potrebbe rendere difficile un'efficace integrazione dei servizi e l'approccio multidisciplinare che dovrebbe caratterizzare il funzionamento delle CdC.
- La difficoltà di coordinamento tra le Case della Comunità e altre strutture locali potrebbe limitare i benefici attesi in termini di accesso, qualità e continuità dell'assistenza sanitaria.
4. Problematiche legate al finanziamento e alla gestione dei fondi.
- La gestione dei fondi PNRR potrebbe essere ostacolata da difficoltà amministrative, rallentamenti burocratici o incompleti processi di rendicontazione. La necessità di rendicontare rapidamente le spese e i progressi delle opere potrebbe creare problematiche nei tempi di esecuzione, soprattutto per progetti complessi come quelli di edilizia sanitaria.
- Il rischio di inadeguata allocazione delle risorse e la disparità regionale nella distribuzione dei fondi potrebbero limitare il completamento delle CdC in alcune aree.
5. Difficoltà nella sostenibilità a lungo termine
- Sostenibilità economica e gestione a lungo termine delle Case della Comunità potrebbero essere problematiche. Se non supportate da un adeguato finanziamento pubblico o da modelli di gestione efficaci, le strutture rischiano di non riuscire a mantenere il livello di qualità e accessibilità dei servizi nel lungo periodo.
- Il mantenimento delle strutture e dei servizi associati potrebbe risultare difficile senza un adeguato piano di gestione post-realizzazione, soprattutto se i fondi PNRR non sono sufficienti per coprire anche le spese operative.
6. Rischio di resistenza locale o sociale.
- La resistenza delle comunità locali all'installazione delle Case della Comunità, in particolare in contesti dove la popolazione è abituata a un certo tipo di assistenza sanitaria, potrebbe rappresentare un ostacolo per l'efficacia del progetto.
- Anche la partecipazione attiva dei cittadini nelle nuove strutture potrebbe essere limitata, se non ben promossa.