venerdì 26 giugno 2026

Il MMG libero professionista corporativo ha lucrato sui bisogni della gente per i tempi di attesa?

Sul supplemento Salute de La Repubbica del 25 giugno la direttrice Minerva nel suo editoriale si lancia in insistenti guidizi/accuse sulla natura libero professionale e corporativa della MG, oltre ad espressioni poco eleganti, ad esempio tacciando i MMG di "operatori che se ne possono fregare" delle priorità del SSN. L'argomento è quello preferito da un certo giornalismo e stupisce che pure Repubblica si accodi passivamente alle colleghe del Data Room del Corriere, che lo cavalcano da un lustro come premessa denigratoria e pregiudiziale verso l'intera categoria.

La presunta corporazione è così potente che i nuovi ingressi al corso regionale da anni sono inferiori del 30% circa rispetto ai posti disponibili. Possibile che i medici italiani siano così ingenui, per non dire di peggio, da non approfittare dei consistenti privilegi corporativi?  Perchè i giovani medici non accettano centinaia di incarichi in zone carenti, come quelle milnesi documntate negli stessi giorni da Repubblica, laddove in poche settimane potrebbero arrivare al massimale, a cui si possono aggiungere sostanziosi incentivi economici come in Sardegna?  Evidentemente si tratta di una corporazione composta da masochisti e autolesionisti, a tal punto che per i rifiuti vasti teritori sono abbandonati e in via di desertificazione sanitaria.

Quello convenzionale è in realtà un rapporto di parasubordinazione, per un profilo giuridico che da decenni ha poco a che fare con la libera professione pura, essendo regolato da accordi collettivi nazionali a quota capitaria, rinnovati dopo anni dalla loro scadenza naturale.

Dove sarebbe la natura libero-professionale, caratterizzata dalla prestazione a tariffa autodeterminata dal lavoratore autonomo, come indica il codice civile?  Il medico convenzionato opera per conto del SSN e non per sè stesso, tant'è che non ha alcuna autonomia nella definizione del proprio compenso in relazione alla singola prestazione, stabilito invece in modo forfettario da un Accordo collettivo triennale. 

Chi sta approfittato dei bisogni della gente per fare cassa? Le assicurazioni a colpi di polizze da migliaia di € o i centri polispecialistici a colpi di prestazioni di centinaia di €? Oppure la presunta corporazione generalista, così efficace nel difendere i propri privilegi economici da accettare un rinnovo dell'Acn con un aumento del 5% dei compensi a fronte di una inflazione del 15% nel trienno 2022-2024?

Il medico convenzionato deve osservare le regole dell'Acn, sconosciute al libero professionista, come trovare un sostituto senza la possibilita' di assentarsi anche quando malato o con problemi familiari. Inoltre si deve attenere alle norme prescrittive del SSN per farmaci e accertamenti, che l'autentico libero professionista ignora legittimamente quando prescrive; infatti la "trascrizione" viene scaricata sul ricettario del collega convenzionato - perchè sono "operatori che se ne possono fregare" - con le note conseguenze pratiche, come aumento degli atti "burocratici" decisi da altri, rischi medico-legali e tensioni con gli assistiti. Che libera professione corporativa sarebbe, visto che il MMG ha tutti i vincoli contrattuali dell'Acn, sconosciuti allo specialista libero-professionista "puro", che fornisce una prestazione retribuita dal cliente, come l'odontoiatra o lo spcialista in ALPI?

Quando il medico convenzionato prescrive un farmaco o un accertamento, rimborsabile dal SSN, utilizza denaro pubblico che deve giustificare e di cui rende conto, in relazione ai vincoli di note AIFA o dei LEA. Tra il prescrittore medico e il beneficiario c'è di mezzo il terzo pagante, che fa da mediatore tra le esigenze individuali e quelle collettive, sconoscite alla corporazione degli autentici libero-professionisti.

Gli stessi che in questi anni stanno lucrando miliardi di compensi sulle carenze del SSN e sul portafoglio della gente, a causa dei lunghissimi tempi d'attesa, incassando laute parcelle dagli assistiti che devono rivolgersi al marketing della libera professione, che spesso induce la propria domanda in modo opportunistico o per medicina difensiva. Infatti sono proliferati come funghi i centri polispecialistici privati in ogni città e paese, segno della privatizzazione di fatto in atto da anni per il trionfo del mercato sanitario selvaggio, che approfitta delle disgrazie altrui per fare businnes. 

La convenzione configura un rapporto ibrido tra la dipendenza e la vera corporazione libero-professionale, come confermano diverse sentenze, che non ricorderò perchè mi interessa più la sostanza della forma giuridica di una professione trascurata per decenni, che ora si vorrebbe riformare con una decretazione d'urgenza tanto confusa quanto velleitaria, per tentare di occultare il fallimento delle Case della Comunità.

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